martedì 09 febbraio 2010
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 INTERNI
domenica 18 marzo 2007, 07:00

Il tour del «camel» dell’assessore

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La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti, essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: «Possono rimanere in Italia solo coloro che condividono i nostri valori e osservano le nostre leggi. Te se minga d’accord? Camel e barcheta e te turnet a ca’». A volte declinata al plurale: «Ciapum el camel, ciapum la barca, ciapum quel che voerun e turnen indrè». A volte allargata ad altri mezzi di locomozione: «Ciapen el trenin, ciapen el piroscafo, ciapen la careta, ciapen el camel e via, a ca’!». A volte tradotta, nella foga, persino in italiano: «Prendete il cammello e tornate a casa». Fino all’apoteosi: «Via, foeùra di ball!». Anzi, complice il sito You Tube, collettore planetario di filmati messi su Internet dagli utenti, essa già trasvola dalle Alpi al Pacifico e all’Atlantico: «Uè, l’alter dì m’ha scritt un de l’Australia», gongola l’assessore ai giovani, allo sport e al turismo della Regione Lombardia. «Le mie segretarie hanno ricevuto e-mail da Dallas, dall’Inghilterra e persino dal Dubai».
Altro che Santoro. È lui, Pier Gianni Prosperini di San Pietro, «Baluardo della Cristianità, Difensore della Fede, Flagello dei centri sociali, Eradicatore di no-global, Condottiero e Protettore del Nord», come attestano i santini che lo ritraggono vestito da crociato con la spada sguainata, il tribuno televisivo del momento. Ogni lunedì, alle 23.30 su Telereporter, e poi in replica il mercoledì su Telelombardia e il sabato su Telecity 7 Gold, predica il suo verbo in un talk show dal titolo vagamente autoreferenziale, Prosperini: la Destra del Nord, giustificato peraltro dal costo dello spazio autogestito (sui 400 euro a puntata), dove ogni salmo finisce in gloria: «Non ti va bene? Camel, barcheta e su de dos!», cioè togliti di torno. Che se ha il pregio di attagliarsi agli stranieri – fondamentalisti islamici, fancazzisti albanesi, zingari slavi, prostitute nigeriane – risulta già di più difficile applicazione con le altre bestie nere dell’assessore lombardo: brigatisti, leoncavallini, partigiani titini, gay, pedofili, artisti degenerati, giù giù per li rami fino ai pitbull («ho avuto 14 cani, ma questa razza cattiva non esiste in natura, ergo va soppressa per decreto»).
Vicentino, 60 anni, milanese dall’età di due, già seguace di Benito Mussolini, poi di Umberto Bossi e ora di Gianfranco Fini, recordman di preferenze («quasi 20.000, più di tutti gli altri candidati di An messi insieme»), uno e 90 di altezza, 140 di torace, 46 di piede, a dispetto delle ascendenze patrizie (il nonno avvocato, insigne latinista e grecista, era nato a San Pietro di Legnago, donde il toponimo trasformato in cognome) e delle due lauree (medicina e lingue straniere), Prosperini parla come mangia. E siccome fino ad agosto pesava 140 chili, ora ridotti a 120 con la rinuncia ai 250 grammi di spaghetti e al mezzo etto di burro che li condiva, gli viene naturale, incrociando un parlamentare nel cortile dell’assessorato di via Rosellini, riverire la segretaria che cammina al fianco del deputato con un «saluti anche alla fighetta a latere».
Saliti all’ultimo piano, ho la conferma che il suo modello verbale è Primo Carnera. Una foto lo ritrae con Maria Giovanna, la figlia del gigante di Sequals che di scarpe portava il 52. Accanto sono appesi i guantoni da boxe. Nel pugilato è stato nazionale dilettanti pesi massimi, nello judo cintura nera IV dan. L’ufficio è arredato di conseguenza: una palestra. «Ciò, son o no’ son l’asesore alo sport?», rinverdisce il dialetto dei padri. Poliercolina per mantenere in esercizio i tricipiti, macchina per allenarsi al braccio di ferro e minicampo da golf, «l’unico che i me gà regalà, ma non me piase un casso».
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