mercoledì 28 ottobre 2009, 07:00
Il vero choc è la bruttezza di quei trans
di Stefano Lorenzetto
Un aspetto del penosissimo caso Marrazzo turba più dogni altro ed è quello estetico. Ma li avete visti i transessuali brasiliani con cui pare fosse solito accompagnarsi, a pagamento, il presidente della Regione Lazio? Cè Natalie, unibridazione fra un dittatore di qualche isola della Sonda e una Nina Moric con sei taglie in più. Cè Brenda, soprannominata dai colleghi la Brendona, con le orecchie a sventola, le mani da manovale e la barba che affiora dal fard, perché le prolungate cure ormonali possono fare tanto ma non tutto. Due grotteschi mascheroni che non sarebbero andati bene neppure per la Roma del Satyricon felliniano, anche se là era la malfamata Suburra, babelico serraglio di relitti umani fra il Celio e lEsquilino, mentre qui è lelegante Cassia, con le sue pretese di raffinatezza. Lunico elemento in comune fra una donna e i due prostituti brasiliani sono i seni, peraltro interamente costruiti col silicone. Poi guardi le foto di Roberta Serdoz, che di Piero Marrazzo è la legittima consorte, e lo sconcerto aumenta. Il contrasto fra la bellezza della moglie e la bruttezza dei trans è lancinante. Evidentemente alla carinissima telegiornalista della Rai manca qualcosa rispetto agli altri competitor che avevano ammaliato il marito.
Non andò diversamente nel precedente caso di un Vip scoperto in compagnia di un transessuale. Mi riferisco a Lapo Elkann, che uscì in coma dallappartamento torinese di Patrizia, allanagrafe Donato Brocco, un travestito pugliese di un quarto di secolo più anziano di lui e che ciò nonostante il nipote di Gianni Agnelli preferiva talvolta allavvenente attrice Martina Stella. Inspiegabile.
Personalità femminili imprigionate dentro corpi maschili, e viceversa, ce ne sono sempre state e sempre ce ne saranno: si chiama Dig, disturbo identità di genere, ed è riportato nei manuali diagnostici di psichiatria (anche se i legislatori dellUnione europea sono alacremente al lavoro per promuovere lideologia del «gender», che vorrebbe trasformare la genetica, e quindi i due sessi, in un fatto culturale, una condizione sociale, un dato modificabile, in modo che eterosessualità, omosessualità, lesbismo, bisessualità e transessualità diventino semplici variabili del comportamento umano). Così come ci sono sempre stati e sempre ci saranno uomini che a un certo punto della loro vita si sottopongono a una correzione, prima farmacologica e poi chirurgica, per far coincidere le loro inclinazioni psichiche col sesso biologico di cui la natura per errore li ha provvisti. Non è il caso dei viados frequentati da Marrazzo, che modificano malamente il loro aspetto con la prima terapia per rendersi desiderabili come femmine ma evitano accuratamente la seconda, che li priverebbe per sempre della dotazione più richiesta da questo tipo di prostituzione e quindi li lascerebbe senza lavoro.
Devessere un patologico istinto allabbruttimento e allautopunizione che induce uomini di potere, gratificati dalla notorietà e da ogni altro genere di soddisfazioni, a cercare lestasi in siffatte simildonne. Spiace rilevarlo, ma certi personaggi pubblici del passato avevano molto più gusto in materia. Le leggende di Palazzo narrano della spiccata predilezione bipartisan per la bellezza androgina di Eva Robins, al secolo Roberto Maurizio Coatti, attore e showman bolognese di aspetto e voce femminili ma dotato di genitali maschili, il quale ebbe per amante un famoso politico della prima Repubblica («non democristiano», ci tenne a precisare in unintervista). Nellagosto scorso, inviato dal