martedì 09 febbraio 2010
 
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mercoledì 28 ottobre 2009, 07:00

Il vero choc è la bruttezza di quei trans

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Giornale a Ponza, ho stentato a riconoscere Roberto in Eva, che insieme a un corpulento accompagnatore dai tratti assai virili (amico? fidanzato? marito?) aveva preso posto davanti a me sull’aliscafo salpato da Anzio e poi era stata ospitata dal tassista, data la penuria di auto pubbliche sull’isola, a bordo della 600 Multipla dove già mi ero seduto io. Nel breve percorso dal porto all’hotel Santa Domitilla, ogni tanto Eva Robin’s fischiettava come un capomastro, quasi tradisse un certo imbarazzo, e questo è stato l’unico indizio di mascolinità che ho potuto osservare in lei. Per il resto, ho compreso perché un mio amico sciupafemmine, che s’era ritirato a vivere a Lampedusa, nel periodo del rampantismo dilagante avesse perso la testa per questo trans che ospitò un’estate nel suo dammuso: anche oggi, a quasi 51 anni, rimane una donna affascinante. Insomma, comprensibile un abbaglio.
Ma nel caso Marrazzo siamo al trionfo dello sconcio, a un qualcosa che, avvenendo sui colli fatali, assomiglia maledettamente alla decadenza, alla corruzione e all’immoralità che decretarono il crollo dell’Impero romano d’Occidente. I tempi presenti volgono inesorabili verso il brutto in tutte le sue forme, c’è poco da fare. È un declino inarrestabile fatto di brutte case, brutti monumenti, brutte chiese, brutta arte, brutta musica, brutti film, brutti programmi tv, brutta gente, brutte carriere, brutti amori. Brutti tempi, appunto. Anzi bruttissimi, se persino accanto al Papa continua ad apparire, in veste di cerimoniere pontificio, un monsignore perfidamente soprannominato Jessica, che il fotografo Umberto Pizzi immortalò insieme con Amanda Lear e variopinte drag queen a un ricevimento dello stilista Gai Mattiolo, un nome un destino, poi arrestato per bancarotta fraudolenta. E il reverendo non si limitava a benedire l’eterodosso salotto bensì, come documenta il libro Cafonal (Mondadori), si divertiva a riprendere la festa trash con la fotocamera del suo cellulare.
Intendiamoci, non mi scandalizzo più di tanto. De gustibus non est disputandum. Da che mondo è mondo, i costumi tralignano sempre verso il peggio. Ero un cronista alle prime armi quando un maresciallo dei carabinieri mi spiegò con una rozza ma efficace perifrasi che anche lì in provincia, dov’ero andato ad aprire una redazione del quotidiano locale, i maschietti cominciavano a rivolgersi a meretrici d’importazione «attrezzate per la ricezione su primo, secondo e terzo canale». Ora è stata aggiunta l’antenna e Raitre riscuote l’audience più alta. Resta il fatto che 10 milioni d’italiani in cerca di rapporti mercenari ogni notte (e anche di giorno, come si sospetta facesse Marrazzo con l’autoblù di servizio) costituiscono un sicuro presagio dell’imminente dissoluzione dell’impero. Mi torna in mente ciò che mi disse nel 2003 un profeta inascoltato, don Oreste Benzi: «Ci sono deputati, calciatori e industriali che pagano 1.000 euro a notte per avere una donna italiana di alto livello». (Marrazzo fino a 5.000, si ipotizza, o comunque cifre che non trovavano giustificazione alcuna, né di sesso, né di nazionalità, né di livello). «E dov’è che vanno a prendere i soldi? I parlamentari non sono forse pagati con le tasse degli artigiani e degli operai? Ma lo sa che quando uno prende quel vizietto lì, ci deve andare almeno due volte a settimana?». (E puntualmente
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