domenica 19 luglio 2009, 09:55
Il vero programma di Grillo: la "dittatura democratica"
L’aspirante leader del Pd ha elogiato il totalitarismo "dal basso" ai
microfoni di un’emittente locale: "La democrazia sta fallendo"
Un programma ce l’ha, aveva fiutato bene il suo sodale Di Pietro che giustamente se l’è scelto come ideologo di riferimento, ma ci ha visto giusto anche la Serracchiani che all’Unità dice «dobbiamo fare in modo che il Pd sia davvero il contenitore anche per Grillo», come ha capito tutto pure il comico Crozza, il quale lo voterebbe alla segreteria Pd perché «almeno un’idea lui ce l’ha». Ce l’ha, ce l’ha, altroché se ce l’ha. Eccolo il programma del neo iscritto piddino e candidato autoimposto alla leadership del Partito democratico, Beppe Grillo: «Ci vuole una dittatura, una dittatura dal basso. La democrazia sta fallendo, dobbiamo trovare un nuovo modello, la dittatura democratica sarebbe meravigliosa».
Meravigliosa una «dittatura democratica», dice lui, la democrazia ormai è da buttare, dice lui, l’unica strada è un regime autoritario gestito dalle masse connesse a internet, dice lui. Altro che democrazia, è la dittatura del proletariato computerizzato la via maestra per liberare la società dal giogo delle Caste. Non male per uno che si candida segretario del partito Democratico. Non male, l’elogio del totalitarismo, per uno che si identifica con gli appelli dell’Idv contro la «dittatura alle porte» del governo di centrodestra. La bestialità concettuale, l’ossimoro da giullare aizzatore di piazze, l’ultima buffonata di un Saint-Just da osteria è quella che Beppe Grillo in persona ha spiegato poco più di un mese fa ai microfoni di una tv locale di Pavia, TelePaviaweb, pensando forse di non essere sentito fuori dalle mura pavesi. Prima di un comizio/show nella piazza cittadina, siamo al 28 maggio scorso (prima di buttarsi nella mischia del Pd), il leader in pectore del Partito democratico spiega il suo grande progetto riformatore (riportiamo testualmente il passaggio, per seguire l’intero sproloquio potete vedere sul sito www.telepaviaweb.tv). «Sarei favorevole a una dittatura se chiunque avesse accesso alla dittatura. La democrazia sta fallendo, stiamo cercando qualche altro sistema e non c’è. La dittatura dal basso, democratica, potrebbe essere meravigliosa. Se tutti avessero la possibilità di accedere per fare i dittatori io sarei d’accordo. Qui siamo davanti a una grande rivoluzione che i media non hanno capito».
Ammettiamo subito di non capire nemmeno cosa sia una «dittatura democratica», nozione finora sfuggita ai teorici delle dottrine politiche, probabilmente sforniti di connessione internet e perciò ottusi dai poteri forti. Meno male che c’è Grillo a riformare la politologia con concetti nuovi, come questa idea di un totalitarismo degli smanettoni web, un regime autoritario organizzato attraverso circoli di cittadini-dittatori - lo dice lui -, qualcosa di simile (di preoccupantemente simile) alla rete dei meet up, i comitati di grillini sparsi per tutta l’Italia. Il problema è che questa non è l’ultima battuta di un comico in età da pensione, non è lo scherzo spiacevole di uno showman che da almeno 20 anni campa e guadagna (milioni) sulla dietrologia d’accatto e sull’immagine da Savonarola anti-sistema. Questo fa sul serio, organizza liste civiche, fa eleggere consiglieri comunali (anche in grossi comuni come Bologna), in combutta con Di Pietro e con il loro comune stratega delle web community, Gianroberto Casaleggio e la sua Casaleggio Associati. Qui c’è un comico che sta mettendo in crisi il primo partito d’opposizione per spianare la strada all’Idv, o a chissà che altro, una «dittatura dal basso» per esempio.