domenica 03 giugno 2007, 09:16
Il veterano della marcia su Roma a 103 anni ha battuto i comunisti
Stamattina l’ospite della camera Orione, la numero 116, ha sonnecchiato fino alle 8 e adesso non si dà pace: «Proprio non capisco che cosa mi sia successo. Da una vita mi sveglio alle 5 in punto. Sa, voglio essere il primo ad andare in bagno, così sono sicuro di non trovarci nessuno». La casa di riposo Molina di Varese non è certo una caserma, ma sono 103 anni, quasi 104, che il comandante Bruttomesso, da buon fascista della prima ora, ci tiene a farsi trovare pronto, non meno del suo idolo: «Sorge il sole, canta il gallo, Mussolini monta a cavallo».
Alle 9.30 s’è già sbarbato e vestito da solo. Scatta in piedi dalla poltrona senza bisogno che nessuno gli porga il braccio. Per precauzione lo obbligano a camminare con due stampelle, ma si vede benissimo che potrebbe trasformarle da un momento all’altro in armi bianche. Camerata Vasco, presente! Sempre. Primo ad arrivare al comizio del Duce a Udine, «fra andata e ritorno 120 chilometri in bici sui sassi». Primo a fondare, a 18 anni, una sezione del fascio nel suo paese natale, Annone Veneto, «insieme col conte Nico Frattina, che era figlio del medico condotto». Primo universitario a partire da Firenze, dove studiava ingegneria, per la marcia su Roma, «28 ottobre 1922, ecco qua l’attestato di partecipazione firmato da Mussolini e dai quadrumviri Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi», e dunque ultimo fra i viventi («se ce n’è un altro si faccia avanti, avrò piacere di conoscerlo») a poter vantare d’aver partecipato in diretta all’inizio dell’era fascista. Primo ad arrivare ogni 28 aprile a Giulino di Mezzegra per la messa di suffragio e il saluto romano davanti al cancello di Villa Belmonte, dove nel 1945 il Duce fu giustiziato con l’amante Claretta Petacci (o meglio, secondo gli storiografi di destra, venne inscenata dai partigiani la fucilazione dei loro cadaveri), «fino a dieci anni fa ci arrivavo da solo con la mia Golf 1600, purtroppo dopo una marcia a piedi di 18 chilometri non ho più visto la strada, un buco nella retina, mi hanno ritirato la patente».
Ma soprattutto primo, a memoria d’uomo, ad aver accettato alla sua veneranda età di candidarsi alle elezioni. Domenica scorsa s’è presentato con la Fiamma tricolore al Comune di Tradate e ha ottenuto 5 preferenze, 7 in meno del capolista Fernando Corrias, «ma con la soddisfazione d’essere arrivato all’1,93% dei voti, contro l’1,60 dei Comunisti italiani».
Vasco Bruttomesso, sergente degli alpini passato dalla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale alla Repubblica sociale italiana, non ha marciato solo su Roma. Ha scalato il monte Bianco col suo amico Evaristo Croux, la guida valdostana che nel 1897 portò il Duca degli Abruzzi sulla vetta del Sant’Elia, in Alaska, e nel 1931 espugnò l’Upsala, il più esteso ghiacciaio della Patagonia. Fino a 97 anni ha corso la Prenimega, maratona di 43 chilometri fra le province di Varese e Como, «29 ne ho fatte, ma dopo che Beniamino Andreatta, allora ministro della Difesa, vietò la presenza dei militari, che venivano con le bande e le bandiere, quella gara non mi ha più scaldato il cuore». In compenso nel 2003 avrebbe voluto festeggiare il secolo di vita partecipando come sempre alla Stramilano, «purtroppo tre giorni prima del 6 aprile sono caduto e mi sono rotto il femore, peccato, avevo già pagato l’iscrizione».