"Si tratta di menti delicate e facilmente plasmabili - sostiene Adriano Fontani, padre di un bambino di una scuola della provincia di Siena, che sull’argomento ha scritto una lettera al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, al governatore toscano Enrico Rossi e all’Ufficio scolastico regionale - che riconoscendosi nell’autorità dell’insegnante imparano presto dove andare a fare la spesa".
In effetti, i corsi di "Educazione ambientale" prevedono sempre che i bambini vengano accompagnati un giorno nel locale negozio Coop a fare la spesa con le maestre e un’animatrice della catena di grande distribuzione.
A far storcere il naso ai genitori, poi, c’è il peculiare ruolo della Coop nel contesto toscano: nel senese, ad esempio, la cooperativa è infatti abbondantemente la catena più diffusa (quasi "monopolista" con il 78% del mercato) nel settore alimentare e grande distribuzione. Certo, ai bambini delle scuole non vengono affatto raccontate tutte le "vicinanze" politiche della Coop - da sempre legata al colore politico che in Toscana governa ininterrottamente dal 1945 - ma tanto basta per sollevate perplessità quando il supermercato, unico tra le maggiori catene italiane della grande distribuzione, fa proseliti nelle scuole.
"Un’educazione alimentare davvero disinteressata, semmai - continua il genitore che ha sollevato il caso - dovrebbe essere fatta dentro le scuole dalle aziende sanitarie, che peraltro sono organizzate a tal fine. Invece tanti istituti del senese privilegiano i corsi della Coop". Da qui l’idea, a metà strada tra la provocazione e la proposta: "Dato che di pubblicità si tratta, al limite, perché non regolamentarla con una sponsorizzazione? Nell’ambito dell’autonomia scolastica e nell’ottica della filosofia di una scuola sempre più simile a un’azienda - aggiunge Fontani - se si vuole che la Coop continui a tenere i corsi nelle scuole si chieda al supermercato di pagare le scuole per questa sua "propaganda commerciale" con cui guadagna nuovi clienti e condiziona fin da piccoli i futuri consumatori. Vista la carenza cronica di finanziamenti, ciò potrebbe avvenire senza versamenti in denaro ma direttamente con materiali utili, ad esempio, per uso didattico o per le pulizie".
E se finora nessuna scuola toscana ha mai avanzato questa proposta alla Coop, dal supermercato rispondono sottolineando come nel corso degli incontri con gli studenti venga insegnato solo a fare la spesa in maniera più economica, ecologica e rispettosa di una sana alimentazione.
La vicenda, intanto, raggiunge le stanze della politica: "L’iniziativa in sé va anche bene - sottolinea il consigliere regionale Tommaso Villa (Pdl) - ma è discutibile la scelta esclusiva del "partner" commerciale. Invito i vertici delle altre catene, in primis il presidente di Esselunga Bernardo Caprotti, che già più volte si è reso disponibile a far sentire la propria voce, a chiedere di fare altrettanto".
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