martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
domenica 03 giugno 2007, 08:00

"Io, licenziato dall’Ansa per la notizia su Visco"

L’ex direttore Magnaschi: «Destituito a causa della rivelazione del piano per azzerare i vertici lombardi della Finanza». Nel luglio 2006 l’organo di stampa smascherò le manovre del viceministro. Risultato: «Improvvisamente l’azienda scoprì che ero in età da pensione». «Raggiunti limiti di età? Fesserie. Diversi leader dell’Unione mi hanno confermato che è andata così»

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Direttore Pierluigi Magnaschi, l’estate scorsa l’Ansa per prima diffuse in rete la notizia dell’imminente trasferimento dell’intera gerarchia della Guardia di finanza di Milano. Erano passate da poco le 22 del 16 luglio 2006: lo scoop aprì un durissimo scontro politico.
«E determinò anche il mio licenziamento».
Scusi?
«Il mio licenziamento da direttore dell’Ansa, avvenuto, non senza difficoltà (perché molti soci erano contrari) alla fine di novembre 2006, è dovuto alla pubblicazione, da parte dell’Ansa, della notizia che il viceministro Vincenzo Visco aveva chiesto la decapitazione del vertice della Guardia di finanza di Milano».
Direttore sta avanzando delle accuse gravi di ingerenza dell’attuale governo sulla prima agenzia di stampa italiana.
«Io mi limito ai fatti. E che il mio licenziamento sia proprio connesso al caso Visco-Gdf lo dimostrano i fatti».
Queste sono valutazioni personali.
«No, perché oltre ai fatti ebbi la conferma anche da diversi leader politici della maggioranza. A suo tempo mi hanno riferito che il mio licenziamento era dovuto a quella pubblicazione».
Ma scusi l’Ansa mica è di proprietà di Palazzo Chigi o del governo. Mica possono chiedere la testa del direttore dell’agenzia per uno scoop non gradito. E poi lei lasciò l’agenzia per raggiunti limiti d’età.
«Guardi non diciamo fesserie e torniamo ai fatti».
Ovvero?
«Subito dopo la pubblicazione degli avvicendamenti della Guardia di finanza di Milano, notizia che era vera e verificata, il presidente dell’Ansa, Boris Bianchieri, 77 anni, scoprì improvvisamente che, cinque mesi prima, avevo compiuto 65 anni e quindi dovevo andare in pensione».
Non è previsto nel contratto come il Corriere?
«Il contratto non lo prevede tassativamente ma lo consente solo come opzione. Ma non è finita. Biancheri, in pubblico, aveva precedentemente e ripetutamente lodato la mia direzione e aveva detto che i bravi professionisti sono una risorsa e con essi l’età non conta. E in privato, sia pure alla presenza di altre persone, alla vigilia della sua ultima conferma triennale come presidente dell’Ansa, avvenuta alla fine del 2005, Biancheri aveva chiesto il mio sostegno perché la nostra, disse lui “era una squadra vincente”».
Insomma, era dalla sua parte...
«Subito dopo la pubblicazione della notizia sulla Gdf ha cambiato radicalmente parere».
Certo che può apparire curioso che lei rivolga questa denuncia di ingerenza proprio oggi, no?
«Infatti, per me la situazione era chiara già dal luglio scorso quando iniziò l’operazione che si concluse a novembre con il mio licenziamento. Ma mi mancava la cosiddetta prova del nove, prova che ho avuto proprio in questi giorni leggendo i verbali dei generali della Guardia di Finanza, riannodando fatti che mi erano sfuggiti».

Altro Magnaschi non vuole aggiungere. Ma la ricostruzione dell’ex direttore dell’Ansa è una sequenza destinata a sollevare nuove polemiche. Riepiloghiamo i fatti: il 16 luglio 2006 l’Ansa, con Magnaschi saldo alla direzione, trova la notizia dei trasferimenti e azzeramento della gerarchia di Milano della Guardia di Finanza. L’indiscrezione viene raccolta, come spesso accade, in contemporanea sia dalla redazione di Milano sia da quella di Roma.

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