Io speriamo che la scuola se la cava

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Ho insegnato per vent’anni in scuole a rischio. A rischio tutto. A rischio sparatorie (fra bidelli appartenenti a diversi clan camorristi), a rischio incolumità degli insegnanti (un collega che osò sgridare un alunno fu schiaffeggiato dal padre), a rischio allagamento (quando pioveva forte, l’acqua invadeva le classi, e i professori si trasformavano in marinai che liberano il ponte della nave) e soprattutto a rischio crollo. L’edificio, dopo il terremoto dell’80 presentava pericolose crepe, per quanto ne sappia mai verificate.
Ad ogni inizio anno scolastico circolava tra noi docenti una battuta: «Speriamo che l’apertura della scuola non avvenga in senso letterale», cioè speriamo che l’edificio non si divida in due parti. Quando assegnai ai miei alunni le tracce: «Descrivi la tua scuola» e «Descrivi la tua aula», ecco quel che ne venne: «La mia scuola è vecchia, scassata, piena di buchi nei muri. Le aule sono sporche, senza lavagna, coi banchetti tutti rotti. Se si aprono i tiretti delle cattedre escono i ragni. I gabinetti sono tutti rotti, la cannola non botta (il rubinetto non versa acqua) (...) Io a me mi sembrano mille anni che me ne vado da questa scuola (...) La mia scuola è un Inferno. Essa si chiama Scuola elementare Niccolò Tommaseo»; «Ogni anno cambiamo aula e ogni anno la nostra è sempre più brutta (...) In prima io ero troppo piccolo, e non mi ricordo che ci mancava; in seconda i termosifoni non scaldavano e noi ci puzzavamo dal freddo (morivamo dal freddo); (...) in quarta l’armadietto era fràcito (marcio) e uscivano gli scarrafoni per dentro; in quinta, che è quest’anno, abbiamo le sedioline dei piccoli». Furono componimenti come questi a scatenare l’ira del sindaco, che minacciò querele e azioni legali. Non certo nei confronti dei piccoli autori, ma del sottoscritto, naturalmente. Al primo cittadino si unì parte della popolazione locale, che - si badi bene - non negava la realtà descritta dai bambini, ma chiamava traditore della patria chi l’aveva fatta conoscere in Italia e nel mondo. Fino a qualche anno fa credevo che le scuole «sgarrupate» si concentrassero tutte o quasi nel Sud. Qualcosa evidentemente è cambiato nella geografia della fatiscenza scolastica italiana. A leggere le tabelle di agibilità scolastica nelle varie regioni, si nota che la Campania non avrebbe (più) problemi di sicurezza, mentre parecchio inguaiate starebbero il Piemonte, la Lombardia, le Marche...
Naturalmente c'è chi specula sulla tragedia di Rivoli; ho ascoltato per televisione qualcuno dichiarare che «invece di dare fondi alla scuola per risolvere il problema delle infrastrutture, la Gelmini stanzierà 20 milioni di euro per le lavagne multimediali». Gente in malafede e disinformata: lo stanziamento è "vecchio" di qualche mese, e nulla ha a che vedere con il crollo della scuola Darwin. Al contrario, quanti hanno ricordato che Bertolaso ha avuto mandato di controllare circa 100 edifici scolastici, come previsto proprio dal decreto Gelmini? E quanti hanno ricordato che la Finanziaria prevede l'erogazione di 70 milioni di euro per scuole ritenute a rischio?
All’indomani della tragedia di San Giuliano, dove persero la vita 27 bambini e una maestra, si tirò in ballo la fatalità. Al processo che ne venne, i giudici assolsero tutti. Si prepari, la famiglia del giovane Vito a prendersela col Fato o con Dio.
Quando vien giù un soffitto di una scuola, o una scuola stessa, le tabelle dicono che il 100% della colpa è di uno dei due.

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COMMENTI

#5 gi.lit (1354) - lettore
il 25.11.08 alle ore 17:57 scrive:
Dice bene professor Dell'Orta: quanti hanno ricordato ciò che sta facendo il governo in carica per la sicurezza delle scuole, anche per confutare le ignobili speculazioni delle sinistre sulla tragedia di Rivoli? La domanda dovrebbe essere posta fra l'altro ai giornalisti delle reti Mediset che - come ho detto in precedenti commenti - a me pare si siano un po' troppo adeguati all'aria che tira. Un'aria sinistra, come sempre. Figuriamoci quelli della Rai. E questo perché il despota che ci governa controlla tutta l'emttenza tv.
#4 gigigi (1245) - lettore
il 25.11.08 alle ore 12:18 scrive:
Prima di tutto, un bentornato al signor Maestro Marcello D'Orta di cui abbiamo tutti sempre apprezzato i racconti e gli aneddoti della sua carriera e....speriamo che il Direttore del Giornale, ce lo conservi per queste pagine. Per quanto riguarda l'atavica situazione disastrata degli edifici scolastici in Italia, purtroppo, non la risolveremo mai con i nostri commenti o i vostri articoli (vostri di voi giornalisti), in quanto essi , da sempre, nascono "scarrupati" in quanto i lavori attribuiti a questa o quell'impresa edile, prevedono soltanto "lavori in economia" (cioe', la ditta che fa' poche richieste, avra' l'appalto) e quindi.....al primo acquazzone, ti saluto ...scuola appena costruita. Non parliamo, poi, degli edifici scolastici da ristrutturare! Le lamentele di tutte le mamme ed i papa' di questo Paese si sono sempre sprecate, ma, quanto a risultati ottenuti, altrettanto sempre, nisba: occorrerebbe cambiare...la testa agli italiani e con quella nuova, forse....... Gratulera.
#3 fulvia70 (102) - lettore
il 25.11.08 alle ore 11:59 scrive:
Purtroppo in questo tiro a segno politico si strumentalizza tutto, anche il dolore. E i Maestri, quelli veri, come Lei, non esistono più, adesso sono impiegati statali che usano i bambini per le loro personali rivendicazioni. Che tristezza.
#2 bolinatore (1929) - lettore
il 25.11.08 alle ore 11:34 scrive:
Anche Berlusconi ha tirato in ballo la fatalità e comunque checcè ne dica la Gelimini i fondi per la sicurezza degli edifici sono diminuiti dal momento che viene destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso. 'Prima dell'approvazione del decreto Gelmini, il Piano prevedeva un importo non inferiore al 10%'.
#1 steacanessa (2384) - lettore
il 25.11.08 alle ore 10:13 scrive:
Caro Maestro, peccato che i Maestri sono rimasti pochi. Adesso abbiamo le invasate che incitano i bambini e li mostrano indegnamente addobbati con cartelli e fsichietti. Che vergogna per la scuola (minuscolo), per genitori indegni del nome e che sopruso sui bambini!
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