sabato 14 novembre 2009, 10:00
"Io nel tritacarne per una frase travisata"
È stato travolto da oltre centomila minacce di morte via internet e telefono in pochi giorni per aver detto che Cucchi è stato ucciso anche dalla droga. Ma adesso reagisce: «Le mie parole sono state falsificate»
Sottosegretario Carlo Giovanardi, quante volte le hanno detto che somiglia al don Camillo dei film?
«Un'infinità».
Così ha finito per assumerne i toni bruschi... Ma come le è saltato in mente di dire alla radio quelle cose terribili sul giovane Cucchi?
«Mai dette. Falsificazione pura».
Attento, in questo modo finisce nel tritacarne.
«Ci sono abituato, ma non demordo. Ogni battaglia ci provano... Mica mi tiro indietro, sa?».
Non sarebbe da don Camillo... E neppure da lei, gran testone recidivo.
«Già. Sa che mi sono arrivate minacce di morte? Legga».
Leggo: insulti, minacce, auguri di finire sotto un auto.
«... "è inutile che cerchi di proteggere te e la tua famiglia di merda"... ».
Tutto questo sul suo telefonino. Come hanno fatto?
«Questo è niente: su Facebook impazza il tiro al Giovanardi. (Rivolto al carabiniere che gli fa da assistente) Quanti sono i messaggi insultanti e minacciosi? Lo sente? Siamo a quota centomila».
Però, mica male.
«È il tam tam che passa attraverso centri sociali, gruppi organizzati a vario titolo... ».
Pure lei, però... Mai che si tiri indietro: per esempio, sul caso Cucchi a Radio24: era proprio indispensabile dire che è morto perché drogato, una larva, eccetera? Non ha pensato alla famiglia?
«Ci ho pensato: difatti ho chiamato per chiarire che se le mie parole potevano essere state fraintese, mi scusavo. Non era anoressico, dice la sorella: ne prendo atto e mi scuso. Ma io ho detto ben altro».
Vale a dire?
«Guardi, qui il killer è uno: la droga».
Che fa, ripete l'errore? Qui c'è un ragazzo massacrato di botte mentre era in attesa di giudizio, come in un Paese civile non dovrebbe mai accadere.
«Nessuno sa che cosa sia successo, difatti c'è un'inchiesta per accertarlo. Ma il nodo vero è un altro: ha perfettamente ragione la famiglia, il ragazzo è morto disidratato perché nessuno gli ha dato da mangiare e bere. È entrato sulle sue gambe di 42 chili, è morto che pesava 35... Anche il legale della famiglia concorda con me».
Non crede che se qualcuno non lo avesse preso a botte, non sarebbe neppure entrato, in ospedale?
«Guardi qua: ho già dichiarato che se verrà trovato un responsabile, il governo si costituirà parte civile. Aspetteremo le indagini, il comportamento cui è stato sottoposto Cucchi è indegno. Ma è indegno anche che l'abbiano lasciato morire così, basandosi sul presupposto che lui ha rifiutato le cure. Invece non poteva decidere, non era normale... ».
Che significa non «era normale»? Attento, ricade nel possibile fraintendimento.
«Significa che il ragazzo, essendo tossicodipendente, era in una condizione psicologica fragile, patologica. In questi casi il medico deve essere obbligato a curarlo e salvarlo. L'ho detto in tutte le salse, fino alla noia. "L'hanno ridotto a una larva e l'hanno fatto morire": per questo vengo linciato».
Addirittura.
«Non le consento ironie: guardi qua. L'Unità intervista un signore che sostiene di essere il legale di Cucchi, e di aver parlato con il Pm, e chiede le mie dimissioni. Solo che... ».
Solo che?
«Solo che, e guardi ancora qua (durante l’intervista il sottosegretario compulsa una marea di documenti), il Pm mi dichiara di non averlo mai conosciuto prima e che non è il legale di Cucchi per questa vicenda. Infatti quello vero si chiama Anselmo e quello dell'Unità Marini. Capito la falsificazione?».