Islam, il terrorismo delle querele

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Siamo un gruppetto di tutto rispetto, giornalisti, politici, studiosi che provano a raccontare, denunciare, attività e scopi veri dell’Ucoii in Italia, ovvero dell’Unione delle comunità islamiche in Italia. Quando ho ricevuto la prima e la seconda querela, l’ho ritenuta motivo di orgoglio. Sapevo di non essere né la prima né la più esposta. Ma negli ultimi tempi il passaparola dei querelati e minacciati ha rivelato che è una strategia, ora attuata in Italia, ma già sperimentata dagli integralisti in molti altri Paesi. La formula della querela è sempre la stessa e recita: «Nell’articolo, il cui contenuto è integralmente diffamatorio, vengono propalate notizie false e giudizi denigratori nei confronti della mia assistita (Ucoii). È evidente la lesione ingiustificata e gratuita all’onore, all’immagine e alla reputazione dell’Ucoii arrecata dalla pubblicazione del citato articolo, il cui contenuto si contesta integralmente». Segue l’invito a risarcire immediatamente tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali. Cito qualcuno dei nomi, ma la lista andrà certamente aggiornata: Magdi Cristiano Allam, il primo e il più perseguitato, Valentina Colombo, Souad Sbai, Andrea Ronchi, Andrea Nardi, Antonello Palazzi, Giancarlo Loquenzi, Carlo Panella, Dimitri Buffa, Massimo Introvigne, Alberto Giannoni, Massimiliano Lussana, Andrea Morigi, Ahmad Giampiero Vincenzo, Daniela Santanchè, Yassim Belkazei. Cito qualche giornale: il Giornale, Libero, La Stampa, il Corriere della Sera, Tempi, l’Opinione, l’Occidentale, la Padania. L’elenco, ripeto, è approssimativo e minimo. Ogni articolo, questo è sicuro, nel quale sia citata l’Ucoii, è oggetto di richiesta di risarcimento.
Ai metodi terroristici tradizionali ora l’islam vicino al movimento dei Fratelli musulmani, ha progettato di aggiungere un altro tipo di jihad, quello che si svolge nei tribunali e che ottiene lo scopo di spaventare personalmente ed anche economicamente. Chiunque, giornalista, politico o studioso che sia, si occupi di islam, rischia di venire citato in tribunale per «oltraggio nei confronti di un gruppo di persone in ragione della loro religione». Gruppi minoritari e perfino isolati nella popolazione musulmana si spacciano per suoi rappresentanti unici.
Uno degli ultimi esempi è stato il processo intentato in Francia dall’Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia e dalla Grande moschea di Parigi contro la rivista Charlie Hebdo per avere ripubblicato le vignette satiriche di un giornale danese su Maometto. Nel marzo 2008 la corte d’appello di Parigi ha per fortuna respinto ogni capo d’accusa perché le caricature «si riferiscono chiaramente a una frazione e non all’insieme della comunità islamica, non costituiscono un oltraggio, né un attacco personale e diretto contro un gruppo di persone in virtù della loro appartenenza religiosa e non valicano il limite ammesso della libertà di espressione». Ma altre querele sono arrivate. Negli Stati Uniti il Cair (Consiglio per le relazioni americano-islamiche) ha portato in tribunale il responsabile del sito Anti-Cair per avere diffuso false notizie a danno della reputazione dell’Associazione, ma ha dovuto ritirare l’accusa; la Islamic Society di Boston ha accusato di diffamazione diciassette persone nel maggio 2005 anche in questo caso per ritirare l’accusa due anni dopo.
La risposta è stata possibile anche grazie all’azione del Middle East Legal Project Forum, che spiega: «Queste cause sono spesso capziose, avviate senza una seria aspettativa di successo, ma intraprese per causare la bancarotta, per distrarre, intimidire e demoralizzare gli accusati. Non si cerca tanto di vincere in tribunale, quanto di portare allo sfinimento giornalisti e analisti». Pensate che il solo Cair americano ha annunciato nell’ottobre 2005 di avere raccolto in un mese un milione di dollari, per «difendere gli attacchi diffamatori ai musulmani e all’islam». Possiamo provare a fare un Legal Project anche in Italia, per rispondere ai metodi dell’Ucoii?
Due parole per ricordare che cos’è. L’Ucoii è l’estensione in Italia dei Fratelli Musulmani egiziani. I rapporti di polizia e dei servizi, le documentazioni dei tribunali italiani, provano i suoi chiari propositi eversivi per instaurare in Occidente una società dominata dal diritto coranico. Una recente sentenza avvisa come «sia opportuno compiere attente indagini prima di individuare l’Ucoii quale principale interlocutore per quanto riguarda i rapporti con i musulmani evidenziando inoltre che le moschee in Italia possano essere un serbatoio di kamikaze e terroristi». In Italia controllate dall’Ucoii ci sono settecentocinquanta moschee illegali. L’Ucoii non ha firmato la Carta dei Valori preparata dalla Consulta istituita dal ministero degli Interni perché rifiuta qualsiasi forma di concordato con il nostro Paese e le sue Istituzioni. Nel 2006 l’Ucoii ha fatto pubblicare a pagamento sui quotidiani italiani un manifesto con il titolo «Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane» che si chiudeva con «Marzabotto = Gaza = Fosse Ardeatine = Libano».
Purtroppo la preghiera islamica per i nostri morti nel sisma che ha colpito l’Abruzzo è stata guidata proprio dal presidente dell’Ucoii, Nour Dachan. Noi querelati e minacciati siamo certi che si sia trattato di un clamoroso equivoco, che rischia però di dare legittimità a un’organizzazione fondamentalista. Aspettiamo chiarimenti e ci organizziamo per resistere.

COMMENTI

32 commenti su 1  2  3  4   5  6  7   pagine dal più vecchio | dal più recente
#12 giusto (45) - lettore
il 14.04.09 alle ore 13:00 scrive:
Non hanno firmato la carta dei valori, non vogliono rapporti con le istituzioni, allora che tornino a casa loro, con la forza, a costo di dover fronteggiare quei pazzi furiosi. Chi non accetta le nostre leggi, fuori dall'Italia, anche se co costerà sangue
#11 Andrea B. (320) - lettore
il 14.04.09 alle ore 12:57 scrive:
Purtroppo niente di nuovo, il fenomeno è ampiamente conosciuto in altre nazioni occidentali già da anni e dimostra ancora di più come siamo sotto un attacco coordinato e sistematico da parte degli islamisti. Di sicuro rifiutano le nostre leggi, ma quando c'è da usarle a loro vantaggio, il nostro sistema giuridico lo invocano eccome ! Ci sono esempi eclatanti di terroristi, formalmente con passaporto di nazioni europee, catturati nelle zone tribali dell' Afganistan, che dopo poche ore avevano già ingaggiato stuoli di avvocati in patria ( i soldi dati dal petrolio non mancano) al prigioniero di guerra che aveva citato l' amministrazione americana perchè non gli avevano servito un piatto tradizionale con montone e cammello per una festa musulmana...
#10 guidode.zolt (3496) - lettore
il 14.04.09 alle ore 12:33 scrive:
resistere e controquerelare, quando ritirano la querela, rivoltando loro contro le loro stesse armi fino a quando chiederanno pieta`. Un legal Project in Italia puo` essere un ottimo mezzo di difesa.
#9 pezzodifesso75 (43) - lettore
il 14.04.09 alle ore 12:15 scrive:
Lo strumento della querela e del tribunale rimane sempre e comunque l' unico strumento civile per decidere chi ha ragione in un eventale disputa legale. Il fatto che i musulmani utilizzino questo strumento anzichè la violenza e l' attentato dovrebbe farci tirare un sospiro di sollievo .... invece come sempre ''dagli addosso sempre e comunque''. Riguardo invece l' utilizzo a mo di minaccia delle querele .... a destra come a sinistra lo si è sempre fatto verso le voci scomode ..... dove sta la differenza ???
#8 Dario40 (5824) - lettore
il 14.04.09 alle ore 12:09 scrive:
se non erro la prima a smascherare l'Ucoii è stata Oriana Fallaci,ma non è servito, perchè i soliti buonisti del "volemose bene,siamo tutti fratelli" ancora una volta hanno dimostrato di riuscire ad infiltrarli e a cercare di legittimarli. A Lei, Signora Maglie ed ai suoi amici querelati pervenga il mio sostegno morale. RESISTERE ! RESISTERE! RESISTERE !
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