Jeep, ville e guai giudiziari. La vita spericolata di Beppe

Il fustigatore dei pregiudicati fu condannato per aver provocato un incidente nel quale persero la vita due suoi amici e un bimbo. E si salvò da un abuso edilizio con i condoni che adesso critica

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Alla fine degli anni Settanta Giuseppe Piero Grillo prende moglie: a Rimini conobbe la proprietaria di una pensioncina, Sonia Toni, e in breve si sposarono. Avranno una figlia, Valentina, e Davide, nato purtroppo con dei problemi motori. Il girovagare di Grillo tra i residence di Roma e Milano, tuttavia, renderà le cose difficili molto presto. Su un importante quotidiano nazionale, pochi anni dopo, la moglie rilascerà un’intervista in cui accuserà il marito di non andarla a trovare praticamente mai e soprattutto di lasciarle sempre pochissimi soldi. Ma oggi i rapporti sono ottimi: anche se si è vista negare, da ex candidata per i verdi a Rimini, il famoso bollino grillesco che suo marito rilascia alle liste civiche. Si è arrabbiata molto.
Il giorno più nero. Il tardo 1981 e non il 1980, come erroneamente riferito nel suo blog, è l’anno in cui il comico diviene protagonista di un episodio destinato a segnalarlo per sempre. Il 7 dicembre, da Limone Piemonte, decide di partirsene con alcuni amici alla volta di Col di Tenda, un’antica via romana tra la Francia e la Costa ligure: in pratica sono delle strade sterrate militari in alta quota che portano a delle antiche fortificazioni belliche. Con lui ci sono i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle, 45 e 33 anni, col figlio Francesco di 8, oltre a un altro amico che si chiama Alberto Mambretti. Per farla breve: quel viaggio, d’inverno, è una follia. È una strada d’alta quota non asfaltata, e un altro gruppo di amici, nonché un’opportuna segnaletica, sconsigliano vivamente: a esser precisi, la strada è tecnicamente chiusa. Fa niente: Grillo ha uno Chevrolet Blazer, un costoso ed enorme fuoristrada rivestito esternamente di legno e peraltro inquinantissimo. Un quinto amico, Carlo Stanisci, forse si avvede del pericolo e decide di scendere assieme alla fidanzata e al cane. Finisce malissimo: all’altezza di Bec Rouge, alpi francesi, l’auto sbanda su un ruscelletto ghiacciato e scivola verso una scarpata; Grillo riesce a scaraventarsi fuori dall’abitacolo, ma gli altri no, e l’auto rotola nella scarpata per un’ottantina di metri. Mambretti sopravvive non si sa come. I due coniugi muoiono, e ciò che resta del figlio viene trovato sotto la fiancata dell’auto.
Sconvolto, Grillo si rifugia nella casa di Savignone che divide col fratello. Aspettando il processo, non si ferma: ha appena ultimato «Te la do io l’America», nel 1982 è protagonista di «Cercasi Gesù» diretto da Luigi Comencini e nel 1984 l’attende «Te lo do io il Brasile». E qui c’è un episodio, pure raggelante, raccontato in parte dall’Unità del 21 settembre scorso. Grillo accetta di partecipare alla Festa dell’Unità di Dicomano (nel fiorentino) per un cachet di 35 milioni. La sera dello spettacolo però diluvia, gente pochina e di milioni se ne incassano 15. Flop. I compagni di provincia cercano di ricontrattare il compenso, niente da fare: neppure una lira di sconto. Della segreteria comunista, tutta giovanile, l’unico che ha una busta paga si chiama Franco Innocenti, un 26enne: deve stipulare un mutuo ventennale nonostante abbia la madre invalida al cento per cento.
Poi i citati film. Nell’84 c’è il processo per l’omicidio colposo. Emblematico l’interrogatorio in aula: «Quando si è accorto di essere finito su un lastrone di ghiaccio con la macchina?»; «Ho avuto la sensazione di esserci finito sopra prima ancora di vederlo»; «Allora non guardava la strada». Il 21 marzo, dopo una lunga camera di consiglio, Grillo venne assolto dal tribunale di Cuneo con formula dubitativa, la vecchia insufficienza di prove: questo dopo aver pagato 600 milioni alla piccola Cristina di 9 anni, unica superstite della famiglia Giberti. La metà dei soldi furono pagati dall’assicurazione: «La stampa locale, favorevolissima al comico, gestì con particolare attenzione la fase del risarcimento» racconta il collega Vittorio Sirianni. Il Secolo XIX, quotidiano di Genova, s’infiammò con un lungo editoriale a favore dei giudici e dell’avvocato Pasquale Tonolo, ma l’entusiasmo fu di breve durata: l’accusa propose Appello e venne fuori la verità, ossia le prove: il pericolo era stato prospettato, oltretutto, da una segnaletica che nessun giornalista frattanto era andato a verificare. La strada era chiusa al traffico, fine.
La Corte d’appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a un anno e quattro mesi col beneficio della condizionale, ma col ritiro della patente: «Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (...). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra», sicché l’imputato «disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà», ma non lo fece, anzi decise «consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione».
Non andrà meglio in Cassazione, l’8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell’avvocato Alfredo Biondi, che nel settembre scorso è stato peraltro inserito da Grillo nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: il reato fiscale di Biondi in realtà è stato depenalizzato e sostituito da un’ammenda, tanto che non figura nemmeno del casellario giudiziario, diversamente dal reato di Grillo che perciò, secondo la sua proposta di non candidatura dei condannati, non potrebbe candidare se medesimo.
La villa di Sant’Ilario. Ma la vita continua. Nel 1986, poco in linea con certe sue intransigenze future, fu protagonista di alcuni spot per gli yogurt Yomo: «Ci hanno messo 40 anni per farlo così buono», diceva indossando una felpa con scritto «University of Catanzaro». «Lo yogurt è un prodotto buono», si difese lui. Per quella pubblicità vinse un Telegatto. È il periodo in cui andò a vivere a Sant’Ilario, la Hollywood di Genova: una bellissima villa rosa salmone, affacciata sul Monte di Portofino, con ulivi e palme e i citati frutti e ortaggi di plastica. Non fece scavare una piscina, ma due: cosa che piacque poco ai vicini e soprattutto al dirimpettaio Adriano Sansa, già poco entusiasta del terrazzo di 100 metri quadri che Grillo fece interamente ricoprire inciampando in un clamoroso abuso edilizio cui pose rimedio con uno di quei condoni contro cui è solito scagliarsi. Qualche modesto provincialismo anche all’interno, tipo la foto di lui avvinghiato a Bill Clinton appoggiata sopra il pianoforte.
Poi c’è la telenovela dei pannelli solari, pardon fotovoltaici. L’ex amministratore delegato dell’Enel, Chicco Testa, si è espresso più volte: «Grillo diceva che a casa sua, con il solare, produceva tanta energia da vendere poi quella in eccesso. Ma feci fare una verifica e venne fuori che da solo consumava come un paesino». In effetti si fece mettere 20 kilowatt complessivi contro i 3 kilowatt medi delle case italiane, sicché consumava e consuma come 7 famiglie. L’Enel, dopo varie lagnanze di Grillo, nel 2001 decise di permettere l’allacciamento alla rete degli impianti fotovoltaici (come il suo) e addirittura di rivendere l’elettricità in eccesso all’Enel stessa: quello che lui voleva. Il suo contratto di fornitura, con apposito contatore, fu il primo d’Italia. E da lì parte la leggenda dell’indipendenza energetica di Grillo: in realtà il suo impianto di Grillo è composto da 25 metri quadrati di pannelli e produce al massimo 2 kilowatt, buoni per alimentare il frullatore e poco altro.
A ogni modo le polemiche ambientaliste di Grillo ebbero a salire proprio in quel periodo: «Anche Chicco Testa dovrebbe essere ecologista, e tutto quello che sa dire è che ci vuole più energia quando il 90 per cento di energia di una lampadina va sprecata. Non si tratta di produrre più energia, ma di risparmiarla». Giusto. Lui però intanto consumava, e consuma, come una discoteca di Riccione.
(3.continua)

COMMENTI

37 commenti su 1  2   3  4  5  6  7  8   pagine dal più vecchio | dal più recente
#27 ginopani (24) - lettore
il 26.04.08 alle ore 17:15 scrive:
ma lasciatelo perdere non vale niente anche come guitto
#26 Lonemar (3) - lettore
il 26.04.08 alle ore 17:14 scrive:
Io penso che il sig.Facci dovrebbe farsi un esame di coscienza e rendersi conto di quanto articoli come questo offendano il giornalismo.Questo è un classico esempio di informazione strumentalizzante e strumentalizzata,il cui scopo è unicamente quello di screditare uno dei promotori di un movimento popolare serio e legittimo.Inoltre,il fatto che le notizie riportate si riferiscano a quasi trent'anni fa e che non riguardino crimini volontari se non una grande imprudenza riguardo l'incidente stradale,rende ancora più palese lo scopo di questo articolo,ben lontano da quello giornalistico. Ritengo che il suo modo di fare giornalismo sia deplorevole e irrispettoso delle idee altrui,indipendentemente dal mio prendere o meno le difese di Grillo. Se viene pagato per assumere certe posizioni e scrivere articoli come questo penso che,se conserva un briciolo di professionalità e orgoglio,dovrebbe provare almeno un filo di vergogna. Mi aspetto,inoltre,delle scuse per aver esplicitamente offeso più volte gente che,come me,è concorde con le questioni sollevate da Grillo.Se non condivide il loro pensiero,cerchi almeno di portare rispetto per gli altri.Penso che certi comportamenti non dovrebbero esistere nella professione di un giornalista serio. Se posso darle un suggerimento,la prossima volta che si guarda allo specchio si soffermi un minuto su se stesso e si chieda cosa è diventato.Sono certo che,se la risposta sarà obiettiva,questa le darà da pensare. Saluti.
#25 lucaberardi (145) - lettore
il 26.04.08 alle ore 14:53 scrive:
Nulla da dire se non che Facci si dimostra come sempre perfetto. Grillo predica bene e razzola male: perchè non dice quanto spende come bolletta elettrica? Perchè fa il profeta ambientalista e gira in barca a motore e in Ferrari? A tutte queste ed altre domande il vate Grillo, deocratico come sempre, si rifiuta di rispondere. Facile cavalcare il malcontento, delle persone lanciando solo slogan di volgari e di bassa lega. Gli articoli di Facci sono anche interessanti perchè mettono in luce come Grillo abbia speculato sugli altri anche nella vita privata: Grillo si crede qualcuno perchè i suoi fan osannanati vanno in deliquio a sentirlo dire "**********" a raffica, ma gli elettori, andando a votare, come dicono qui a Roma non se lo sono filati di pezza. Per finire parla lui di pregiudicati che non vanno rieletti quando è stato condannato per aver causato per sue colpe la morte delle persone che erano con lui in una tragica gita. Grillo è il caso classico Italiano: straparla senza mai avere la decenza di guardarsi prima allo specchio.
#24 motmot (27) - lettore
il 26.04.08 alle ore 14:39 scrive:
Egregio signor Facci, ad ascoltare il sig.Grillo mi viene alla mente chi scrisse che una sola tacida concordanza unisce gli italiani: la volgarita` Continui nella Sua inchiesta, forse fara' bene a pochi ma serve. Giovanni Toniato
#23 Ametrin (13) - lettore
il 26.04.08 alle ore 13:51 scrive:
X Duat: non hai capito il senso del mio post e a quanto pare neanche il senso dell'articolo di Facci. Che bisogno c'è di publicare ora queste notizie (tra l'altro decisamente datate)? Lo si poteva fare due mesi fa o tra un anno... no!! In coincidenza della manifestazione di Torino esce fuori (di nuovo) la storia di Grillo. Non è "per caso" che screditando l'autore della manifestazione si evita di parlare degli argomenti trattati in essa? Caro Duat, se Grillo non ti piace non gli dai una lira, è giusto. Immagino che neanche giornalisti come Travaglio ti piacciano... però Travaglio (Facci, ecc.ecc.) parte dei tuoi soldi se li prende lo stesso con i finanziamenti publici. Ora, volendo parlare di Grillo (visto che è quello che fa Facci) perchè non parlare dell'evento del 25 aprile? E' più importante la vita del comico o i giornali tipo il Campanile tenuti in vita con i miei e i tuoi soldi? Poi se la tua replica ha il carattere da "tifoseria" (Es.:Facci è meglio di Travaglio! Abbasso Grillo!!) è un altro discorso...
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