I principali problemi emersi riguardano infatti la scarsità di documenti (va ricordato che si tratta di un pontificato straordinario per lunghezza e per la mole ineguagliata di discorsi e testi magisteriali), la debolezza dell’impianto della stessa «Positio» in qualche passaggio, e le contraddizioni emerse tra alcuni dei testimoni chiamati a deporre. Il 13 maggio, a porte chiuse, ne hanno discusso, insieme ai teologi, il relatore della causa di beatificazione, il domenicano Daniel Ols, e il promotore della fede della Congregazione dei santi – l’antico «avvocato del diavolo» - monsignor Sandro Corradini. Dell’esistenza di qualche parere contrastante sulla causa si era già avuta notizia, dato che sia il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Giovanni Paolo II per quindici anni, sia il cardinale Leonardo Sandri, Sostituto della Segreteria di Stato negli ultimi cinque anni del pontificato wojtyliano, si erano a suo tempo rifiutati di testimoniare. Le motivazioni addotte da Sodano riguardavano l’opportunità di aprire così in fretta il processo di beatificazione di un Papa mentre sono ancora in corso i processi di altri tre Pontefici, Pacelli, Montini e Luciani. Ma è abbastanza noto che dietro la decisione ci sia il contrasto tra lo stesso Sodano e il segretario particolare di Papa Wojtyla, monsignor Dziwisz, che ha caratterizzato l’ultimo scorcio del pontificato, quando don Stanislao aveva molto accresciuto la sua influenza.
Uno dei volumi della «Positio» è intitolato «sub secreto», e affronta alcuni temi considerati meritevoli di attenzione e approfondimento, come ad esempio il caso Marcinkus e i finanziamenti a Solidarnosc o le nomine di qualche vescovo di dubbia moralità. In ogni caso, i testimoni chiamati a deporre sono tutti, o quasi, decisamente favorevoli alla beatificazione. Un’eccezione di rilievo è rappresentata dal cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, il quale si è espresso criticamente lamentando l’eccessiva esposizione mediatica di Papa Wojtyla con i suoi viaggi internazionali, che avrebbe finito – a detta del prelato – per mortificare le Chiese locali.
Da quanto apprende il Giornale, non esistono comunque intoppi insormontabili. È stata invece espressa dai partecipanti alla riunione la necessità di approfondire meglio alcuni punti del processo. Un caso di contraddizione nelle testimonianze riguarda ad esempio il famoso bacio che Papa Wojtyla diede al Corano, il libro sacro dell’islam, il 14 maggio 1999, quando ricevette una delegazione di capi religiosi cristiani e musulmani dall’Irak. Dalla fotografia sembra piuttosto evidente ciò che il Pontefice stava facendo, ma il segretario Dziwisz, la cui lunga testimonianza costituisce uno degli assi portanti della causa, afferma invece che quel bacio non ci sarebbe mai stato.
Com’è noto, Benedetto XVI ha derogato alle norme concedendo la possibilità di aprire il processo a poche settimane dalla morte del predecessore, senza attendere i cinque anni canonici. Al momento è difficile fare previsioni di date, anche se resta possibile che la beatificazione possa avvenire nel 2010.
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