martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
giovedì 12 novembre 2009, 18:13

La Cassazione conferma: 30 anni al padre di Hina

Confermata la condanna per omicidio a Mohammed Saleem, padre di Hina, la ragazza uccisa nel 2006 perchè voleva condurre uno stile di vita occidentale, diverso dalle tradizioni familiari

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Roma - La Prima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di carcere per il padre di Hina, Mohammed Saleem accusato di aver ucciso la figlia a Sarezzo, in provincia di Brescia, l’11 agosto 2006 nella propria abitazione perchè la ragazza voleva condurre uno stile di vita occidentale diverso dalle tradizioni della famiglia pachistana. Confermate anche le condanne a 17 anni nei confronti dei cognati di Hina, Khalid Mahmood e Zahid Mahmood, che al momento dell’omicidio si trovavano in casa e avrebbero aiutato il padre a compiere il delitto.

La condanna La Corte d’assise d’appello di Brescia il 5 dicembre 2008 con una riforma parziale del processo di primo grado, aveva condannato a 30 anni di carcere il padre della ragazza pachistana, Mohammed Saleem che nell’agosto del 2006 aveva inseguito la figlia in casa e accoltellata dopo una serie di contrasti emersi in famiglia perchè Hina era andata a convivere con un ragazzo e conduceva uno stile di vita contrario alle tradizioni della famiglia.

L'omicidio Il corpo di Hina venne ritrovato nel giardino dell’abitazione di Sarezzo (Brescia) sembra con la testa rivolta alla Mecca. Nel delitto vennero coinvolti anche i cognati della vittima, Kahlid Mahmood e Zahid Mahmood che erano poi stati condannati con rito abbreviato a 17 anni di carcere perchè al momento dell’omicidio erano presenti, e avevano ostacolato la fuga della ragazza e aiutato il padre ad occultare il cadavere. Nell’udienza di oggi la prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Giovanni Silvestri, ha rigettato tutti i ricorsi presentati dalle difese. Anche il pg della Cassazione, Francesco Lo Voi, questa mattina nella pubblica udienza aveva chiesto la conferma delle condanne ritenendo l’omicidio di Hina un delitto premeditato compiuto "con la volontà di sopraffazione della vittima come se la figlia appartenesse al padre". Presenti in aula anche il legale del fidanzato di Hina, Giuseppe Tentini, che ha chiesto il risarcimento danni per la perdita della propria fidanzata. I supremi giudici nel rigettare tutti i ricorsi e confermare le condanne hanno riconosciuto alla parte civile un risarcimento delle spese per 3 mila euro.
15 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#15 precisa (217) - lettore
il 12.11.09 alle ore 21:47 scrive:
A me sembra una pena equa.Ma quanto dolore!Questa vicenda è figlia della globalizzazione.Le famiglie si spostano dalla loro comunità per i più svariati motivi ma le radici si strappano.I padri non comprendono i figli e i figli non comprendono i padri.C'è poco da essere soddisfatti che sia stata fatta giustizia.E c'è ancora chi si vanta di voler essere cittadino del mondo e di ricercare la pace dalla abolizione delle frontiere fisiche e culturali!
#14 pierfabro (643) - lettore
il 12.11.09 alle ore 21:23 scrive:
visto che la pena è di solo 30 anni, speriamo che non gli facciano sconti nè per buona condotta, nè per altro. perchè per lui anche l'ergastolo sarebbe stata una pena troppo piccola.
#13 b.bruno (2197) - lettore
il 12.11.09 alle ore 21:24 scrive:
e a nostro carica la retta trentennale nelle nostre patrie galere e guai non fornirgli i dovuti comfort, che anche le condanne, noi, e le multe dall' eù, ci dobbiamo sorbire! Alfano, ma di che giustizia state trattando??? A calci nel c. nel suo paese, lui e la sua razza, dovete cacciarlo!
#12 gladiatore (20) - lettore
il 12.11.09 alle ore 20:44 scrive:
nella comunità Islamiche è frequente che il padre-padrone sopprima chi non segue i dettami del corano, ma resta sempre il richiamo del proprio sangue, sarebbe curioso sapere se questa ragazza era veramente sua figlia attraverso il DNA come qualcuno sospetta che fosse la sua ultima moglie, fatta entrare clandestinamente in Italia con il sistema del ricongiungimento, questo spiegherebbe anche perché la madre nelle interviste ha preso le difese del padricida
#11 mentelibera (328) - lettore
il 12.11.09 alle ore 20:48 scrive:
Ma l'ergastolo... no? Se non è da carcere a vita questo crimine...
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