"No a massimalismi semplificatori" Il numero due della Cei ha sottolineato: "La formula questione morale non mi piace perché è riassuntiva di una realtà più complessa. Sappiamo, in passato, come formule semplificatorie hanno lasciato poi riemergere questioni drammatiche, quindi non entriamo in questioni individuali". Monsignor Crociata ha poi ribadito che "il richiamo del presidente della Cei Bagnasco alla responsabilità degli adulti di fronte all’emergenza educativa ha un valore generale, che non può essere sottovalutato né evaso, né strumentalizzato o legato ad aspetti di cronaca quotidiana. La sottolineatura del ruolo degli adulti - ha spiegato - non autorizza a massimalismi semplificatori per cui le responsabilità stanno solo da una parte. L’educazione non si svolge solo a parole, il modello è quello che viene seguito e vale nella famiglia, nella scuola, nella Chiesa. Questo vale per tutti in rapporto alla diversa visibilità di ciascuno".
Crisi: "Fare sempre di più" I vescovi italiani non vogliono dare un giudizio su quanto fatto finora dal governo per combattere la crisi economica; si limitano a indicare le difficoltà e i problemi ancora presenti e ad incoraggiare "a fare sempre di più e meglio". È quanto ha precisato oggi il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in una conferenza stampa a conclusione dei lavori mattutini della 59/a assemblea generale dell’episcopato italiano.
"Interculturalismo non è multiculturalismo" "Il presidente della Cei Bagnasco ha parlato di malinteso multiculturalismo in quanto il multiculturalismo porta a culture isolate, enclavi chiuse, isole separate e questo non è il modello da perseguire, in quanto ha già dimostrato in altre nazioni gli effetti di non riuscita". Lo ha precisato oggi il segretario dell’Episcopato italiano, mons. Mariano Crociata, che in una conferenza stampa sui lavori dell’Assemblea Cei ha chiarito che la preferenza della Chiesa è per il modello dell’interculturalismo. "L’interculturalismo - ha spiegato - è scambio, arricchimento, condivisione di un territorio e dei valori e istituzioni che fanno l’unità di quel territorio che non è un’unità geografica ma storica e culturale, la quale - ha scandito Crociata - deve essere contesto e orizzonte in cui le varie culture possono integrarsi attorno a quella che è la cultura non dominante ma che plasma il tessuto artistico e sociale di comune appartenenza". Secondo i vescovi, cioè, "chi arriva non è invitato a negare la propria identità ma a viverla nel rapporto con gli altri".
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