Ragioniere quasi a tempo perso, figlio di una famiglia più che benestante (tra i beni immobiliari di «casa» c’è anche l’edificio che ospita la caserma dei carabinieri a Cireglio), il killer xenofobo con la passione per l’alchimia, la fantascienza e miti della destra più oltranzista, sembra avesse un alloggio anche a Firenze.
Una città in lutto. E dove si teme possa esplodere ancora la violenza. Il sindaco Renzi prova a placare gli animi, rivolgendosi non solo ai senegalesi ma a tutte le comunità straniere: «Siete parte integrante e fondamentale della nostra città e del nostro Paese» ha detto di fronte a cinquecento senegalesi nel corso del consiglio comunale straordinario al quale ha partecipato anche il ministro per l’integrazione Andrea Riccardi. Dopo il rituale inno nazionale italiano, è stato intonato a cappella, senza che ci fosse niente di programmato, l’inno senegalese e l’orazione funebre islamica.
Sarà il Comune a farsi carico delle spese per i funerali e per il rimpatrio delle vittime.
Da Dakar, parole durissime del governo: «Siamo indignati per questi brutali omicidi». Aggiungendo che il Senegal intende «far piena luce sulla vicenda al fine di assumere «le misure appropriate». Ieri, nel capoluogo toscano, Bandiere a mezz’asta, banchi del mercato di San Lorenzo chiusi e saracinesche dei negozi abbassate. Mentre un corteo di immigrati senegalesi sfilava per tutta la città Hanno urlato, pianto e, davanti al Battistero, anche pregato seduti a terra e in silenzio. Hanno chiesto giustizia e voluto pure vedere il corpo dell’assassino morto suicida: non ci credevano. Erano partiti in 200 poco dopo le 13 da piazza Dalmazia. Oggi è la rabbia per il «seme diabolico» del razzismo, il pianto per un «attacco vile», sono le parole dell’imam, a riunire la «comunità più pacifica» che ci sia.
Una protesta che ha avuto momenti di tensione. Con due cameramen aggrediti.
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Protesta dei senegalesi a Firenze
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