martedì 09 febbraio 2010
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mercoledì 08 luglio 2009, 07:00

«La crisi economica si supera con il lavoro e con la solidarietà»

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 Il blog di Andrea Tornielli
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Roma«La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative». È uno sguardo lucido, realista, che non dimentica nessuno dei problemi che attanagliano il mondo contemporaneo, ma li affronta chiedendo un cambiamento di mentalità. Caritas in veritate, l’enciclica sociale di Papa Ratzinger, la terza del pontificato, ha visto finalmente la luce ieri, con due anni di ritardo rispetto al previsto. Un documento complesso e articolato che presenta «la carità nella verità» come «la principale forza propulsiva per il vero sviluppo».
Più vicini ma meno fratelli
Il Papa nel primo capitolo commemora l’enciclica Populorum progressio di Paolo VI e ricorda che «le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale», ma vanno cercate innanzitutto nella volontà, nel pensiero e ancor più «nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli». «La società sempre più globalizzata», spiega, «ci rende vicini, ma non ci rende fratelli» e bisogna mobilitarsi, perché l’economia evolva «verso esiti pienamente umani».
I rischi della finanza
Nel secondo capitolo, Ratzinger affronta il tema dello sviluppo, mettendo in guardia dall’esclusivo obiettivo del profitto, il quale, «senza il bene come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà». E accenna ad alcune distorsioni, come ad esempio una finanza «per lo più speculativa», flussi migratori «spesso solo provocati» e poi mal gestiti», lo «sfruttamento spericolato delle risorse della terra». Anche se «cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti», aumentano le disparità. Il Papa denuncia la piaga della corruzione, sia nei Paesi ricchi come in quelli poveri, il fatto che le grandi imprese non rispettino i diritti dei lavoratori e lo sperpero degli «aiuti internazionali», spesso «distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità» dei donatori e dei destinatari. Così come denuncia «le forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei Paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale, specialmente nel campo sanitario».
I doveri dei paesi ricchi
Giovanni Paolo II, dopo la caduta del Muro di Berlino, aveva proposto «una riprogettazione globale dello sviluppo», ma questo è accaduto «solo in parte». Oggi però si rivaluta «il ruolo dei pubblici poteri dello Stato» ed è auspicabile una maggiore partecipazione della società civile alla politica. Benedetto XVI accenna alla delocalizzazione delle produzioni di basso costo da parte dei Paesi ricchi, che «hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale», con «grave pericolo» per i diritti dei lavoratori, deplorando anche i tagli alla spesa sociale «spesso promossi dalle istituzioni finanziarie internazionali», che possono lasciare i cittadini impotenti di fronte a rischi vecchi e nuovi».
Un no assoluto all’aborto
Dopo aver citato lo scandalo della fame e la mancanza di «un assetto di istituzioni economiche in grado» di fronteggiare l’emergenza, il Papa spiega che il rispetto per la vita «non può in alcun modo essere disgiunto» dallo sviluppo dei popoli, denunciando le pratiche di controllo demografico che «giungono a imporre anche l’aborto» e la «mentalità antinatalista» che i Paesi sviluppati cercano di trasmettere ad altri Stati «come se fosse un progresso culturale». E c’è il «fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati» a politiche sanitarie che implicano l’imposizione del controllo delle nascite.
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