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mercoledì 23 aprile 2008, 07:00

La festa dei trombati

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Altro che festa nazionale. La sinistra tutta, ma in particolare quella sinistra estrema che il voto popolare ha cacciato dal Parlamento, vede nell’imminente celebrazione del 25 aprile una rivincita dopo la débâcle, una prova di vitalità, addirittura - ci crediate o no è proprio così - un’occasione per dimostrare che il popolo è con loro, con i signori del tre per cento, e che il berlusconismo raccoglie i rifiuti della società. Questo atteggiamento meriterebbe uno studio psichiatrico, più che politico. Ma è un atteggiamento stagionato. Anche quando la Democrazia cristiana teneva morbidamente le redini d’Italia, il Pci utilizzava il 25 aprile per dare alle sue obbedienze sovietiche una parvenza patriottica.
Fu tuttavia con l’avvento del Cavaliere che la manovra divenne ben più sfrontata. Ricordate il 1994? Anche allora Berlusconi aveva vinto, anche allora il quarantanovesimo anniversario della Liberazione - non una cifra tonda - fu trasformato in un pronunciamento contro il neonato governo. E Bossi, che di Berlusconi era alleato, venne cacciato con le cattive dal corteo di Milano (lo osannarono invece nel corteo del 1995, in segno di gratitudine per il «ribaltone»).
La cosiddetta festa nazionale - uso il termine cosiddetta per l’umiliante ruolo che alla festa stessa è attribuito da girotondini e scalmanati vari - diventa la festa degli sconfitti arroganti, dei trombati altezzosi, dei senza seggio e senza vergogna. Costoro pretendono di essere tra i protagonisti di una celebrazione solenne, e purtroppo si affiancano, con i loro furori isterici, alle Alte Autorità della Repubblica. Tipi come il pensatore Francesco Caruso saranno di sicuro accettati con rispetto nelle liturgie dell’evento, Letizia Moratti vi avrebbe invece raccolto - e con lei il padre invalido - fischi e insulti.
Non so quanto siano autentici i motivi invocati per l’assenza della signora sindaco. So invece che l’assenza è logica. Non vogliono che questa sia una festa «de noantri», vogliono che sia una festa loro. Così come l’hanno ridotta, è meglio che se la tengano. Lo scrivo - è un’ovvietà, ma conviene ribadirla - con pieno rispetto per gli eroismi e i sacrifici di chi in quel periodo - per alcuni aspetti fulgido, per altri orribile - diede il suo apporto coraggioso, e la vita. Ma c’è di che disperare se anche l’Anpi, ossia l’Associazione Nazionale Partigiani, coinvolge il 25 aprile nei suoi iracondi sfoghi antiberlusconiani, e annuncia pericoli per la democrazia. Li conosciamo coloro che parlano continuamente di Apocalisse dietro l’angolo, già tuonavano contro Von Gasper, ossia il grande De Gasperi. Mezzo secolo dopo hanno gridato al fascismo per i successi del Cavaliere. Ma l’Italia rimane saldamente democratica, a loro dispetto e con nostra grande consolazione.
Vogliamo davvero riflettere su quel 25 aprile di speranze e di tragedie? Facciamolo pure. Facciamolo con l’animo di chi sente per l’Italia tormentata del 1945 commozione e anche - può capitare - rimpianto, non con l’acredine biliosa di chi quell’Italia remota vuol asservirla alle sue faziosità di oggi. È lecito vedere il 25 aprile sotto angolazioni diverse. Io l’ho sempre ritenuto un avvenimento di alto significato simbolico e morale, consacrato dalla morte di tanti. Ma l’Italia fu liberata dalle truppe angloamericane. Buona parte dei generosi ragazzi che si batterono nella Resistenza sognava una Patria liberata dalla dittatura e da occupazioni straniere, ma una parte importante dei militanti nel Pci voleva per l’Italia una dittatura di segno diverso ma probabilmente ancor più dura della fascista, una dittatura comunista. Nello stesso periodo in cui Milano e Torino venivano liberate, Trieste era occupata dalle truppe titine tra costernazione d’una stragrande maggioranza d’italiani. Ma non del Pci e di Togliatti. Il quale considerava «un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che dobbiamo in tutti i modi favorire, l’occupazione della regione giuliana da parte delle truppe del maresciallo Tito». Anche questo è 25 aprile, e poi ci fu il sanguinario post-Liberazione. È blasfemo rievocare le luci e le ombre? È infame revisionismo, al quale vanno opposte verità conformistiche e rituali? Lo crede l’Anpi. Io la penso diversamente.
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#48 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 24.04.08 alle ore 2:29 scrive:
Sarcastico Morettini,lasciamo perdere i battibecchi infantili e cerchiamo di capirci:nessuna mia prosopopea, intendevo solo comunicare che sapevo di cosa parlavo, e non per "sentito dire".Il mio intervento si rifaceva esclusivamente ad una sua affermazione,che'per il resto ero evidentemente d'accordo.Non ho alcun dubbio(per quel che ne so,e ne so)che i comunisti dell'epoca della Resistenza volessero un'Italia gestita come l'Urss,ovvero una feroce dittatura di stile staliniano.E continuarono a volerla per un bel pezzo, se e' per questo. Fu addirittura Stalin a metterli a cuccia ricordando loro la spartizione di Yalta.Il Pci sottoscrisse tutte le porcherie sovietiche a cominciare (per dire solo del dopoguerra,sorvolando sul prima)dall'Ungheria nel '56.Accettarono obtorto collo la destalinizzazione di Krushov (che "l'Unita'"ignoro' il piu' possibile).Forse qualche rimasuglio comunista odierno se lo augura ancora, di trasformare l'italia in un Paese comunista.Detto questo pero',e' indubitabile che i comunisti contribuirono a liberare l'Italia dal fascismo.Come ho detto, non da soli, grazie innanzitutto agli Alleati ed anche a tutte le altre forze partigiane combattenti appartenenti ad altre formazioni politiche.Ma ci furono anche i comunisti.Che sarebbero stati felici di consegnare l'Italia a Stalin, ma che comunque fecero la loro parte contro il fascismo.
#47 hellstrike (455) - lettore
il 24.04.08 alle ore 0:46 scrive:
@gianmariax lei dice: " Quasi quasi mi verrebbe da dire che meritereste di avere ancora sotto casa i signori con le Totenkopf." Le ricordo ancora una volta che i Partigiani non erano tutti angeli. Mia nonna dovette a suo tempo scappare dal suo paesino perchè la madre era di lingua tedesca (Svizzera). Mio nonno si è fatto 7 Anni di guerra, in Africa, Albania e poi alla fine è stato a Roma con gli Americani. E lui, pur detestando i fascisti con tutte le sue forze lo diceva spesso: Se non ci fossero stati gli americani, dopo i fascisti, sarebbero arrivati i comunisti e la guerra non sarebbe mai finita .
#46 Luigi Morettini (3245) - lettore
il 23.04.08 alle ore 22:02 scrive:
Gentile Sylvia Mayer, Primo, innanzitutto Cesare la ringrazierà di cuore per aver ribadito che quello che è suo è suo e basta. Secondo, anch’io, per tutto quello che ne so ( il dilemma di stabilire chi di noi due ne sa di più lo possiamo rinviare, ma non mi appassiona minimamente ) ho detto, molto sinteticamente (tenuto conto dei caratteri che la redazione ci mette a disposizione), che il PCI , se con i suoi uomini in armi ha contribuito a combattere il fascismo, lo ha fatto principalmente per sostituire quella dittatura (non per la democrazia, per la libertà,come afferma e continua ad affermare, mentendo, attraverso alcuni vecchi testimoni diretti ed altri succeduti più giovani mentitori), con quella del proletariato per la quale alcuni comunisti contemporanei ancora sbavano. E’ vero che non ho fatto riferimento alle piccole formazioni alle quali Lei fa riferimento e nemmeno, se è per questo, ai tantissimi liberali, cattolici e non comunisti che hanno dato la vita, questi si, per la Libertà, e non per una dittatura alternativa. Il senso è e resta: i Comunisti hanno combattuto per sostituire il Fascismo con il Comunismo, anche se Lei ne dovesse sapere più di me. Cordialmente. L.M.
#45 Maria Rosa (337) - lettore
il 23.04.08 alle ore 21:58 scrive:
Ancora nel 1948, alle elezioni del 16 aprile, questi liberatori avevano fatto la lista dei non comunisti da sopprimere in caso di vittoria perché colpevoli di non essere comunisti. Mio padre era in quella lista e io non dimentico.
#44 porthos (1737) - lettore
il 23.04.08 alle ore 20:59 scrive:
Complimenti a Mario Cervi per l'ottimo articolo ! per quanto riguarda i vari ululanti membri della solita sinistra estrema, che more solito utilizzeranno il 25 aprile per ululare alla luna le "loro " verità, ed i loro stupidi allarmismi per la salute della nostra democrazia e liberta', un unico commento, preso pari pari dalla letteratura italiana : e s'udian le cicale al primo albore e gli Asini cantar versi d'amore..... (Tassoni- la secchia rapita 1600 ) e chi ha orecchie intenda !!!!!!!!!!!!!!
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