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martedì 05 agosto 2008, 07:00

La fretta di Tremonti

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Può sembrare una polemica surreale quella sorta tra il ministro dell’Economia Tremonti e il Quirinale. La questione era l’idea di Tremonti di anticipare ai primi giorni di agosto l’approvazione della Finanziaria, dimenticando che essa, per la legge 468 del 1978, va presentata insieme al bilancio dello Stato. Può sembrare una querelle tra burocrati delle istituzioni, e invece il dissenso è politico, come dimostrano, peraltro, i commenti di autorevoli opinionisti che, per amore di Tremonti, hanno polemizzato con il Quirinale, accusandolo di aver frenato «la modernità». Parola magica, quella della modernità, che molto spesso anticipa disastri senza fine.
Ma veniamo al dunque, partendo da una domanda semplice semplice. Che bisogno c’era di approvare un disegno di legge (la Finanziaria per il 2009) ai primi di agosto, dal momento che il Parlamento riprende i propri lavori alla metà di settembre? E che senso avrebbe una Finanziaria che, stando alle dichiarazioni di Tremonti, dovrebbe contenere solo tabelle correttive del bilancio dello Stato se non si conosce ancora lo stesso bilancio dopo i tagli operati dalla manovra economica approvata qualche giorno fa? Domande senza risposta perché anche la scusa di respingere il paventato assalto alla diligenza non sta né in cielo né in terra, dal momento che per l’appunto il Parlamento non avrebbe lavorato ad agosto. Ma può un uomo di spessore come Giulio Tremonti fare una polemica con il Quirinale, come si dice in gergo, a cambio di niente? È possibile che quell’idea di anticipare subito la Finanziaria avesse il solo scopo di far dire a tutti che lui è bravo, anzi, rapido e bravissimo? Che Tremonti sia intelligente e bravo nessuno lo mette in dubbio, ma tutti sanno che l’intelligenza e la bravura spesso possono essere anche un’aggravante, come ha sempre dimostrato la storia dell’Uomo. Tutt’è, infatti, il disegno al quale l’intelligenza si piega.
Tremonti, dunque, sapeva l’inutilità pratica di quella sua idea di anticipare la Finanziaria. E se lo sapeva è segno che aveva nella testa qualcosa d’altro. Una manovra economica forte di oltre 700 commi approvata in Consiglio dei ministri in nove minuti e mezzo, l’assoluta mancanza di conoscenza dei contenuti da parte di tutti i ministri, nessuno escluso, l’approvazione parlamentare con il voto di fiducia alla Camera e al Senato talmente in fretta e furia che neppure lo stesso governo conosceva nel profondo il maxiemendamento (la riprova è la presa di distanza dei ministri Sacconi e Brunetta dalla norma sui precari), il tentativo, puntualmente bacchettato dal Quirinale, di modificare il nostro ordinamento costituzionale dando al ministro dell’Economia la facoltà di modificare con un proprio decreto amministrativo la legislazione di spesa sono tutti tasselli di una precisa visione politica dirigistica del governo del Paese. Una visione «semplificatoria» della politica e delle istituzioni che non troviamo né in altre democrazie parlamentari, né in quelle presidenziali del tipo americano e francese. E la stessa carta per i poveri al posto di un aumento delle pensioni più basse, come pure fece il governo Berlusconi nel 2001, dà quel tocco di paternalismo che accompagna sempre i governi di un illuminato. È qui, dunque, che risiede il sotterraneo scontro con il Quirinale, mentre l’opposizione o si diverte nelle piazze a insultare, o resta pericolosamente in silenzio. Ed è qui che rischia di naufragare il magico disegno del Partito della libertà voluto proprio da Silvio Berlusconi. Può darsi che il caldo, invece, faccia a noi dei brutti scherzi, facendo riemergere la nostra antica diffidenza verso le mutazioni genetiche di alcuni socialisti nostrani. Se così fosse, facciamo sin da ora ammenda con animo contrito, ma con il cuore felice per aver visto un pericolo che non c’è.
9 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#9 forbot (1206) - lettore
il 05.08.08 alle ore 17:54 scrive:
Forse Pinolino vorrebbe che chi governa interpellasse, per ogni cosa che deve promuovere,ogni volta, tutti gli elettori che lo hanno votato? Non basta che ogni cinque anni gli elettori danno la fiducia ad una forza politica per far governare il paese? Solo se questo non succede, si ritorna alle urne, sennò si aspetta al varco. O prima di prendere qualsiasi decisione dovrebbero sempre interpellare, magari con discussioni infinite, tutti i bastian contrari e chi non c'entra con la responsabilità di governo? Allora non c'è la caviamo più. Ricadiamo nella solita minestra. Se il governo lavora e l'opposizione è costruttiva, non veste una immaggine pretestuosa, la gente lo sà riconoscere e la premia al momento opportuno. Diversamente perdiamo solo tempo, dignità, decoro e tutto il resto. Cerchiamo di rendercene conto e non pretendere neanche però la luna nel pozzo.
#8 fabio.bonari (1128) - lettore
il 05.08.08 alle ore 17:52 scrive:
Secondo il dizionario "politicamente corretto",dire di no con manifestazioni di piazza ed espressioni alla Beppe Grillo,si chiama "opposizione senza sconti",mentre intralciare ilgoverno con l'ostruzionismo si chiama "dialogo".
#7 paoladigenova (1463) - lettore
il 05.08.08 alle ore 17:40 scrive:
In genere sono quasi sempre d'accordo con l'ottimo Geronimo, ma questa volta sono d'accordo con Tremonti un Ministro preparato che sa quel che fa e appartiene al gruppo degli "uomini del fare", come Berlusconi e i suoi preparati ed efficienti Ministri. Senza le lungaggini democristiane d'antan, dopo aver studiato, discusso, discettato si parte e velocemente, e Dio sa se l'Italia ne ha bisogno dopo due anni di vuoto pneumatico. Se poi occorreranno modifiche si potrà sempre intervenire, ma intanto si parta e anche veloci.
#6 miradoc (960) - lettore
il 05.08.08 alle ore 17:32 scrive:
Caro Geronimo, credo che il suo timore di derive dirigistiche da parte di Tremonti sia del tutto infondato. E' vero che in genere chi arriva prima di altri a vedere soluzioni ai problemi, in genere non ama il lento processo di spiegazione necessario ad ottenere un accordo ecumenico, soprattutto su materie tecniche complesse. Per Tremonti deve certamente essere frustrante spiegare ad un collega di governo con nessuna competenza economica il perchè di una manovra tanto complessa. Avrà pensato di chiedere lui la fiducia, risparmiando tempo e sottraendosi al rischio che i colleghi battano cassa, un volta resisi conto dell'entità dei tagli ai rispettivi dicasteri. Come sempre, anche qui ognuno tira l'acqua al proprio mulino. Il tempo comunque stringe, perchè le amare esperienze del passato gli hanno insegnato che un governo in carica riesce a fare ben poco, se non realizza subito nei primi mesi le condizioni essenziali per lo sviluppo del programma: questa è una delle più importanti.
#5 paoladigenova (1463) - lettore
il 05.08.08 alle ore 17:28 scrive:
In genere condivido spesso le opinioni di Geronimo ma abituata alle lungaggini burocratiche e snervanti dei governi democristiani, propendo per le decisioni prese ponderando bene ma senza perdite di tempo. Tremonti mi ispira molta fiducia ed anche lui, come Berlusconi in primis e molti dei suoi Ministri sono uomini del "fare" e Dio sa se l'Italia ne ha bisogno. Per discutere, discettare, opinare etc. c'è sempre tempo. Ora occorre agire, se occorrerà si correggerà il tiro.
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