mercoledì 04 novembre 2009, 09:00
La "Generazione F", dal Muro di Berlino ai paninari
Esce oggi in libreria Il futuro della libertà.
Consigli non richiesti ai nati
nel 1989 (ed. Rizzoli, pagine 170, euro
16), di Gianfranco Fini. Nel saggio
di cui pubblichiamo ampi stralci, il
presidente della Camerasi rivolge ai
ventennidi oggi, la prima generazione ad avervissuto davvero in un'epoca
di libertà e democrazia. Secondo
Fini sono loro che, alleati in un nuovo
patto generazionale, hanno il
compito di raccogliere e vincere le
nuove sfide, che vanno dall’immigrazione
alla cittadinanza, dalla bioetica
all’identità nazionale.
La "Generazione F"
Care ragazze e cari ragazzi dell’89, meritate una lunga lettera perché in questo 2009 avete vissuto o state per vivere un compleanno speciale. Direi specialissimo, visto che compite vent’anni. Il motivo di questa lettera aperta è semplice. Il vostro compleanno coincide con un anniversario molto, molto importante: vent’anni fa, mentre voi emettevate i primi vagiti, cadeva il Muro di Berlino. (...) Se ho scritto questo libro, è per contribuire a rendere strategica per tutti la vostra ansia verso il futuro, in modo particolare per le istituzioni e per la politica che devono farlo per se stesse.
Ecco, il punto è proprio questo: deve affermarsi l’idea che la vostra è la Generazione strategica, o, se preferite, la Generazione Futuro, Generazione F. Vi piace l’idea? Su di voi devono investire l’Italia e l’Europa. (...) Il domani infatti non appartiene soltanto ai giovani come voi, ma a tutta la società, a tutte le generazioni. Quella nel futuro deve essere una fede comune. Se così non fosse, perderemmo tutti il gusto e la voglia di progredire e di inseguire una vita migliore. C’è una bella frase di Pierre Teilhard de Chardin che la vostra famiglia, come tutte le famiglie europee, dovrebbe fare propria, per ripeterla magari nei momenti difficili: «Il futuro appartiene a coloro che trasmettono alla prossima generazione motivi per sperare».
Dai Pink Floyd ai paninari
Il segno di un mutamento possibile nella mentalità dei giovani venne nel 1979, quando uscì un album dei Pink Floyd, «The Wall», il Muro. Il gruppo britannico non parlava di politica, né tantomeno parlava di Berlino. Parlava dell’incomunicabilità tra gli esseri umani. Però quell’album ricordò che nella vita di tutti esisteva un «Muro». «Soli, o a coppie / Quelli che davvero ti amano / Camminano su e giù fuori dal muro.» Quel disco fu un successo in tutta Europa e ottenne consensi straordinari soprattutto in Germania. E saranno proprio i giovani berlinesi a chiedere alla band di esibirsi nel 1990 nella città riunificata, a suggello della libertà da poco conquistata.
È in quegli anni, gli anni Ottanta, che fa la sua comparsa una nuova leva di giovani, diversa dalla precedente. I sociologi la chiamano «Generazione X», composta dai fratellini più piccoli della mia generazione, o, se preferite, gli zii più giovani della vostra. «X» stava per «senza identità», «invisibili», un po’ come se fossero gli «X-files» della storia.
Sono stati definiti in questo modo – potenza dello stereotipo mediatico – perché, come ragazzi, sarebbero stati apatici, un po’ cinici, poco inclini a seguire i sogni rivoluzionari e palingenetici dei «baby boomers». In Italia vennero chiamati «paninari», perché avevano l’abitudine di riunirsi in branchi, con il «vespone» e il piumino della Moncler, davanti ai McDonald’s.