Non male per una sinistra arrivata a guidare Milano dopo vent’anni. Perché Boeri non è un assessore qualunque. E lo strappo non è certo derubricabile, come si vorrebbe a sinistra, a un semplice contrasto tra caratteri forti. Tra due galletti che provengono dalla stessa altolocata borghesia milanese dei salotti e da una militanza (quasi scontata in quegli ambienti di ricchi) nell’estrema sinistra che a Milano maneggiava molotov e spranghe. Perché Boeri, figlio del famoso architetto Cini e dell’altrettanto celebre neurologo Renato, è stato il candidato del Pd alle primarie, poi vinte da Pisapia. Che a sua volta è figlio di Giandomenico che riformò il codice di procedura penale. E Boeri è stato l’uomo su cui lo stesso Pd, in decennale astinenza di vittorie, ha puntato alle ultime elezioni. Una prova di forza che ha lo portato a incassare 12.861 preferenze, secondo solo a Silvio Berlusconi. Cifre che gli hanno fatto sperare in un posto da vicesindaco. Che, invece, Pisapia gli ha subito negato, spingendo il Pd a offrirgli un ruolo da capodelegazione in giunta. Come a dire l’anello di congiunzione tra il sindaco e il partito. E allora si ha un bel dire che non c’è crisi politica. E, a voler fare un passo avanti, verrebbe voglia di chiedere a Bersani e compagni, cosa sarebbe successo se Boeri avesse vinto le primarie, diventando magari sindaco di Milano. I suoi colpi di testa? Perché è lo stesso Pisapia a dire che nei colloqui con i membri della giunta «è stato ribadito che il bene più prezioso è la collegialità del lavoro della squadra, collegialità che è stata infranta più volte da un solo assessore». Tutti gli interpellati «hanno, infatti, riaffermato come sia assolutamente necessario lavorare, come è stato finora nel loro rapporto con il sindaco, con unità di intenti e spirito di coesione, elementi fondamentali per realizzare gli obiettivi». Come dire che Boeri non sa lavorare in squadra. Ma Bersani non si dà per vinto. E tra un leopardo da smacchiare e l’altro, trova tempo anche per Milano. «Il Pd sta lavorando per creare un clima tale da riuscire ad aggiustare le cose», assicura. Ma non aspettatevi molto, perché l’assessore Franco D’Alfonso, non a caso un navigato socialista, assicura che «tanto tuonò che non piove». E tra Roma e Milano, per rimuovere Boeri, si è pensato addirittura a un posto da sottosegretario. Pisapia e un vento nuovo che odora terribilmente d’antico.
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