Per evitare disordini si sarebbe deciso di non far parlare Maroni dal palco, e nemmeno Calderoli (ma è probabile che poi Bossi li chiami su con sé), ma solo i governatori leghisti (Cota e Zaia), i segretari nazionali, forse qualche sindaco, con chiusura del capo. Il nuovo capogruppo alla Camera, Dozzo, non dovrebbe parlare, perché a quel punto dovrebbe farlo anche il capogruppo al Senato Bricolo (anche lui «cerchista»), con conseguente rischio di fischi. Idem per Rosy Mauro, poco amata dalla base, che intervistata da L’Ultima parola di Paragone ha detto: «Quelli a Varese non erano veri leghisti», una frase che molti si sono segnati sul taccuino. «Io non vado mai a denigrare i miei colleghi di partito anche se qualche matto lo abbiamo anche noi» dice la Mauro in una riunione a Monza, accusando «manovratori esterni» che puntano a dividere il movimento.
Per tutta la vigilia, però, sono circolati sms che col clima di pace c’entrano poco. Due su tutti, pare provenienti da deputati vicini all’ex capogruppo: «I congressi glieli facciamo fare al Niguarda», e poi «Maroni lo tiriamo giù dal palco, stiamo organizzando delle squadre», e non di ex Miss Padania. Voci incontrollate su tifosi del Varese chiamati da un consigliere regionale lombardo fedele a Reguzzoni e di body guard per Renzo Bossi. Questo si messaggiavano i colonnelli della Lega alla vigilia, per capire quanto sia elettrica l’atmosfera. Mentre «Velina verde», sito anti Maroni registrato in Islanda, lo attacca per i contratti della sua portavoce alla Camera e al Milan.
Moltissimi i conti da saldare. In Lombardia non si contano, e convergeranno nella guerra per la segreteria nazionale, dove il papabile è Giacomo Stucchi. In Veneto, una fatwa potrebbe colpire il sindaco di Verona, Flavio Tosi, deciso a presentarsi alle comunali di primavera con una sua lista civica. Il segretario veneto Gobbo, vicino a Bossi, dice al giornale on line L’Indipendenza che «alle comunali non ci devono essere liste personali, e chi non gradisce è fuori», capito Tosi? Tante grane da risolvere. Oggi però il nemico è Monti e il suo governo. Tutti i fischi saranno per lui. Quasi tutti.
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