Illustre Direttore,
le allego la lettera che, come iscritto al Partito della Rifondazione Comunista, ho inviato al direttore di Liberazione, venerdì scorso, con la speranza che questa fosse pubblicata. Un testo forse un po’ lungo per un quotidiano.
Ma la mia speranza era quella di portare la voce di 3.000 persone che lavorano all’interno del cantiere della centrale Enel di Civitavecchia e rischiano il posto di lavoro per la presa di posizione, del tutto ingiustificata, del ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio. Purtroppo, sono costretto a constatare che il Dr. Sansonetti ha completamente ignorato la mia missiva. Alla faccia della libera stampa.
Le chiedo pertanto la disponibilità a pubblicare questa mia, sul suo giornale, nella modalità che riterrà più consona .
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Sono un compagno che ha la tessera di Rifondazione fin dal primo giorno. Non so se Liberazione pubblicherà questa mia lunga lettera. Ma non posso fare a meno di manifestare tutta la mia rabbia quando apro il mio giornale e leggo gli entusiastici resoconti delle gesta dei cosiddetti no coke che cercano di impedire il completamento della centrale Enel di Civitavecchia.
Sono un lavoratore dell'Enel da 29 anni. Ho girato tante centrali in tutta Italia e anche fuori. Conosco bene la difficoltà di coniugare la produzione di energia elettrica con l'abbattimento delle emissioni nell'ambiente ma posso testimoniare con assoluta certezza che quella che stiamo costruendo a Torrevaldaliga Nord è la migliore che abbia mai visto proprio per le tecnologie nuove che adopera per pulire i fumi.
Invece devo leggere proprio su Liberazione una criminalizzazione della nostra centrale che non sta né in cielo né in terra. Come se la responsabilità dell'aumento dei tumori nella Regione Lazio fosse tutta colpa della centrale che ancora non c'è. Lo capite o no che in questo modo tutti noi che lavoriamo in questo settore ci sentiamo trattati come gli untori che diffondevano la peste? Ma come quella degli untori anche questa è solo una leggenda. Una leggenda cattiva che fa male a chi ha sempre lavorato con coscienza professionale e se permettete di classe. Lo so che non si usa più parlare di fabbriche, di operai, di coscienza di classe. Al posto della bandiera rossa oggi si usa l'arcobaleno o quella verde. Ma davvero pensate che il mondo possa fare a meno della falce e del martello, dell'agricoltura e dell'industria?
Cosa vogliono i nostri amici verdi? Che diventiamo tutti lavapiatti, camerieri, bagnini? Ma come si fa a parlare di turismo se dietro non c'è l'elettricità, le fabbriche, il lavoro? Quello che però mi ferisce di più è vedere con quale superficialità e incoscienza si lanciano accuse terribili senza pensare alle conseguenze che producono. Qui si vuole buttare a mare un investimento di un miliardo e mezzo di euro ormai arrivato ben oltre la metà. E quello poi che mi fa ancor più rabbia è che per trovare una parola di buon senso devo ascoltare quel «liberista» di Bersani che ha la colpa di aver smembrato l'Enel, ma almeno ha il merito di ricordare a tutti che qualche nuova centrale a carbone in Italia ci vuole, se non vogliamo rimanere impiccati ai tubi che ci portano il gas dall'Algeria e dalla Russia. O stare a sentire quel cislino di Bonanni mentre il mio sindacato sembra disinteressarsi completamente della questione.