Il miracolo è che un frigorifero volante (le metafore si sprecano, oggi) di queste dimensioni -ma anche questo capolavoro di ingegneria aeronautica, va detto- abbia accusato, finora, solo delle microlesioni sulle sue ali. Ali che sono grandi come un paio di campi da tennis per lato (così, all'ingrosso). Ieri, un nuovo allarme. L'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha ordinato una serie di ispezioni con la lente d'ingrandimento su tutti gli Airbus attualmente in giro per il mondo per verificare la presenza di microfratture. Microfratture? Sì, ma non tantissime: solo 36. E sempre lì, sulle ali. Tante ne hanno trovate i tecnici dell'australiana Qantas su uno dei suoi elefanti che quando si alzano in volo sembra l'inizio del terremoto di Messina del 1908.
È la maledizione dell'Airbus, che è stato accompagnato da una serie di ritardi, false partenze, inghippi quando ancora doveva dare la prima sgasata nei cieli del vecchio continente, dove è stato pensato e messo insieme. Già nel novembre 2010, infatti, l'australiana Quantas aveva deciso il fermo di tutti i propri sei A380 dopo che uno dei quattro propulsori Rolls Royce di cui è dotato il velivolo era scoppiato in volo. Si evitò il disastro, quella volta, solo perch´ i frammenti furono sparati verso l'esterno. Però son sempre quelli della Qantas, bisogna dire, che accusano piccole e grandi avarie; come se gli avessero fatto il malocchio al momento della consegna.
Il controllo stavolta riguarderà tutti i 68 esemplari già consegnati, mentre a gennaio -la prima volta che erano state segnalate delle fessurette- l'Easa aveva ordinato ispezioni sui 20 esemplari del super-jumbo con oltre 1300 cicli di volo. Allora, verso la fine di gennaio, erano venute al pettine alcune crepe sulle staffe laterali.
Secondo Airbus si tratterebbe di fessurazioni causate da difetti di progettazione e di fabbricazione per i quali sarebbe già stata trovata una soluzione. Sicchè (visto che Airbus ha complessivamente 253 ordini da evadere, da 19 clienti diversi) alla fine si potrà dire, incrociando le dita, che sarà stato molto rumore (quello è garantito) per nulla.
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