Manovra, meno tagli su casa e pensioni: adesso Monti apre alle modifiche

Mario Monti non chiude la porta a poche, mirate modifiche parlamentari della manovra economica. Però il presidente del Consiglio avvisa: saldi e struttura devono rimanere invariati. Rivalutazione per gli assegni fino a 1.400 euro, esenzioni sull’Ici legate alla famiglia. Il premier da Bruxelles: "Manovra impopolare, ma noi non dobbiamo pensare alle elezioni"

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Roma Mario Monti non chiude la porta a poche, mirate modifiche parlamentari della manovra economica. Ma attenzione, avverte da Bxuxelles: non solo vanno mantenuti fermi i saldi contabili, ma bisogna tener presente che il decreto rappresenta un qualcosa di «più complesso e ambizioso» rispetto a una normale correzione dei conti pubblici. «I partiti stanno ancora discutendo, non posso dire che cosa sarà o meno accolto - dice il presidente del Consiglio -; mi riservo di valutare l’insieme delle proposte di modifica avanzate dai partiti che hanno votato la fiducia al governo».

Monti sa benissimo che le forze politiche sono a disagio di fronte a misure impopolari, «ma all’Italia serviva uno scatto e noi - aggiunge - non ci dobbiamo presentare alle elezioni».
La quadratura del cerchio è tutt’altro che facile. Primi sommari calcoli indicano che le principali modifiche alla manovra hanno un costo che varia fra 3 e 5 miliardi di euro. Ieri mattina sono scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti da parte dei partiti, e alla commissione Bilancio della Camera ne sono giunti circa 1.300, per lo più presentati da Lega Nord e Italia dei Valori. La proposte sono le più varie - da una sorta di patrimoniale presentata dai deputati bossiani (a sinistra, Umberto Bossi) alla lotta dei dipietristi (sotto, Antonio Di Pietro) contro l’esportazione di capitali - ma lasciano il tempo che trovano. L’emendamento «vero», quello che sarà accolto, è argomento di discussione tra i due relatori (Maurizio Leo, del Pdl e Pierpaolo Baretta, del Pd) e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Il professore della Cattolica milanese è un osso duro, e conferma che «gli spazi di intervento sono assai limitati». Alla fine accetterà un paio di modifiche che vengono dai due «azionisti di maggioranza», il Pdl e il Pd.

La decisione politica è stata già presa: il tetto per avere l’indicizzazione della pensione all’inflazione sarà fissato a 1.400 euro, circa il triplo del trattamento minimo. In alternativa, la rivalutazioni per le pensioni tra i 1.000 (in realtà 936 euro, il doppio del minimo) e i 1.400 potrebbe essere limitata al 70%. Dipenderà dalle risorse disponibili per la copertura finanziaria.
Potrebbe anche essere ammorbidito il rapido cammino verso l’età pensionabile a 66 anni per la vecchiaia e l’aumento a 42 anni dei versamenti per l’anzianità. Il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola, propone di tornare provvisoriamente al sistema delle quote (età più contributi), «più giusto e anche più rigoroso». Per il momento, il ministro Elsa Fornero non ha fatto aperture in tal senso.

Tra le eccezioni, i lavoratri ex Fiat di Termini Imerese potrebbero andare in pensione con le vecchie regole, com’era nelle previsioni dopo l’accordo firmato all’inizio di dicembre. Così come i dipendenti dell’Alenia. L’emendamento dei relatori prevederebbe un limite di 50mila unità da pensionare con il vecchio sistema, per ristrutturazioni successive al 31 ottobre 2011.
L’imposta sulla prima casa potrebbe essere attenuata seguando due strade: aumento per tutti della quota esente ora fissata a 200 euro; oppure un incremento dell’esenzione parametrata ai componenti del nucleo familiare o al reddito di tutti i componenti della famiglia. La soluzione legata ai componenti del nucleo appare favorita.

Nonostante le perplessità del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, e del servizio studi della Camera sulla tassa straordinaria sui capitali scudati, è probabile che l’aliquota di prelievo venga portata dall’1,5% al 2,5% o addirittura al 3%. Ed entro fine anno una commissione guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, dovrebbe presentare al governo uno studio sulle retribuzioni dei politici (parlamentari, consiglieri regionali e comunali, eccetera) in Europa. Il governo dovrebbe decidere un allineamento delle «buste paga» alla media europea.

Il premier Mario Monti
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COMMENTI

63 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#63 MARCO45 (583) - lettore
il 11.12.11 alle ore 0:17 scrive:
Ma quale modifiche sostanziose? E' tutta una burla. Ma che deve spendere i soldi chi non ce gli ha? Se dai un contentino ai poveri cosa risolvi? Vanno aiutati in altro modo e non penalizzare che sempre ha fatto il proprio dovere pagando tasse e tutto ciò che si respira. Penalizzando il ceto medio alto o basso che sia si penalizza il commercio, l'industria e il turismo. I ricchi ci ridono addosso ed ogni taglio per loro lo paghiamo noi. I poveri becchi e bastonati ed ogni sforzo per fargli avere due spiccioli sarà sempre un insulto perchè ogni cosa aumenta e rimarranno ancora più poveri. Ma questo signore continua a purificarsi l'anima ogni festa comandata poverino con due laute pensioni, vitalizio da parlamentare europeo e stipendio di senatore a vita però dobbiamo capirlo: ha rinunciato allo stipendio di Premier. Grazie Monti a Lei e tutti i suoi collaboratori che sono pressappoco come Lei.
#62 killkoms (7221) - lettore
il 10.12.11 alle ore 19:06 scrive:
#61delfino47,la marcegaglia impersonifica uno degli articoli con commi della famosa "legge di Murphy".per la precisione quello che parla"di gente che sta bene.che si lamentano perchè vorrebbero il meglio.finiranno col trovare il male,e si accontenteranno per paura del peggio"!
#61 delfino47 (211) - lettore
il 10.12.11 alle ore 18:47 scrive:
Non è una manovra IMPOPOLARE è INIQUA, infatti la presidente Marcegaglia NON si lamenta
#60 centocinque (3306) - lettore
il 10.12.11 alle ore 17:27 scrive:
il Gauleiter della Merkel Monti è stato costretto nella sua qualità di Commissario europeo per il Mercato interno e il Coordinamento delle Politiche fiscali sotto la presidenza di Jacques Santer a dare le dimissioni nel 1999 «per l'accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo». Serve altro?
#59 killkoms (7221) - lettore
il 10.12.11 alle ore 16:39 scrive:
#51luk,è sicuro di avere letto bene il decreto monti?
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