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martedì 27 dicembre 2005, 00:00

La Messa neocatecumenale e le stravaganze liturgiche

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 Il blog di Andrea Tornielli
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Ho letto con molta sorpresa e dolore l’articolo di Andrea Tornielli del 22 dicembre 2005 sulla lettera della Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti consegnata agli iniziatori e responsabili del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi e mantenuta «riservata» per espresso desiderio della Congregazione.
L’articolo riporta notizie assolutamente prive di fondamento: voglio ricordare che nessun laico delle Comunità Neocatecumenali ha mai fatto l’omelia al posto del sacerdote, che in nessuna comunità si è mai mangiato l’agnello arrostito nel corso della celebrazione della Pasqua e che mai si sono usate per la celebrazione dell’Eucarestia «focacce e boccali di vino». Tutti possono partecipare alle liturgie delle comunità e possono testimoniarne la dignità e il rispetto con cui vengono condotte. La descrizione poi dell’architettura di chiese ristrutturate secondo sedicenti principi del Cammino non corrisponde affatto alla realtà e sfocia in toni di pesante cattivo gusto.
Inoltre l’articolo svisa completamente il contenuto della lettera che non è «un richiamo» alle comunità per delle presunte «stravaganze liturgiche» ma costituisce invece il punto d’arrivo di un processo durato diversi anni e che si è concluso molto positivamente per la prassi liturgica del Cammino Neocatecumenale proprio grazie a Benedetto XVI e alla sua stima per le Comunità Neocatecumenali (fin da quando era ancora professore a Tubinga e si adoperò per introdurre il Cammino Neocatecumenale in Germania) e testimoniata in molti dei suoi libri. Anche da un punto di vista meramente giornalistico, la lettera è significativa perché si tratta del primo documento di grande importanza che accetta ufficialmente alcune varianti presenti nella prassi liturgica del Cammino Neocatecumenale come un adattamento corretto e lecito per aiutare l’uomo contemporaneo a ricevere la grazia comunicata dai sacramenti.
La grande novità della lettera è che essa riconosce il principio fondamentale - fino a oggi da molti contestato - della piena legittimità di celebrazioni speciali nel Dies Domini per le comunità neocatecumenali, le quali per il 70 per cento sono formate di battezzati che si erano allontanati dalla pratica religiosa e che quindi hanno bisogno di una mistagogia (iniziazione, ndr) sacramentale. La richiesta di partecipare una volta al mese alle celebrazioni generali della parrocchia è già pratica diffusa nelle Comunità Neocatecumenali, dato che in occasione del Natale, dell’Epifania, della Missa in Coena Domini, della festa Patronale, dell’Immacolata e di molte altre solennità le comunità celebrano con tutta la parrocchia. La lettera concede che il segno della pace venga scambiato prima dell’offertorio: per capire l’importanza di questa concessione basta pensare che pochi giorni prima della lettera il Prefetto della Congregazione aveva spiegato a centinaia di vescovi partecipanti al Sinodo sull’eucaristia (si possono controllare gli atti) che a nessuno mai sarebbe stato concesso di cambiare il luogo del segno della pace. Sono state permesse le monizioni prima delle letture e la «risonanza» prima dell’omelia, anch’esse da molti contestate.
Infine, il modo di distribuzione della comunione viene permesso per un tempo lungo che, se pur ad experimentum
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