Addio alla penna rossa, l'omaggio è bipartisan

Oggi a Milano i funerali in forma privata: sarà cremato

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«Grande giornalista, grande combattente, grande amico». La notizia è stata data dalla casa editrice Feltrinelli, l’epitaffio per ricordare Giorgio Bocca, l’antitaliano morto nella sua casa milanese il giorno di Natale. Aveva 91 anni. Tra i protagonisti del giornalismo italiano, Bocca ha raccontato 50 anni di vita con rigore e passione civile, sempre in compagnia dei suoi amati gatti. Proverbiale la lucidità nella cronaca, la micidiale precisione delle domande in interviste che hanno fatto epoca.
Questa mattina a Milano i funerali in forma privata, ma ai quali potranno partecipare tutti. Il corteo partirà alle 10 da casa Bocca in via Giovanni de Grassi per dirigersi verso la basilica di San Vittore al Corpo a Milano in via San Vittore, dove alle 11 inizierà la funzione. Il corpo sarà cremato, le ceneri saranno tumulate a La Salle, in Valle d’Aosta, dove Bocca aveva una casa, «vicino - ha detto commossa la figlia Nicoletta - alle montagne che tanto amava e dove aveva trascorso ore felici».
L’ultimo articolo di Bocca è sull’alluvione in Liguria e risale al 28 novembre. È del novembre 2008, invece, la sua ultima apparizione in tv a Le invasioni barbariche su La7. «I giornalisti della mia generazione - disse alla Bignardi - erano mossi da un motivo etico: ci eravamo messi tragedie alle spalle, perciò il nostro era un giornalismo serio. Oggi la verità non interessa più a nessuno».
Nato a Cuneo il 18 agosto 1920, Bocca iniziò a scrivere a metà degli anni 30 sul settimanale cuneese La Provincia Grande. Nel 1976 fu tra i fondatori de la Repubblica. L’11 gennaio uscirà postumo, per Feltrinelli Grazie no: pamphlet contro chi si è assuefatto all’Italia di oggi, volume «contro le scorciatoie del pensiero unico».
Tanti i messaggi di cordoglio. «Per sessant’anni Giorgio Bocca - ha detto il presidente del Senato Renato Schifani - non ha smesso un solo giorno di indagare la realtà dei nostri tempi, firmando analisi severe della politica, della società e dei costumi del nostro Paese». Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato Bocca come «figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia». «Dedicatosi subito al giornalismo di inchiesta - ha aggiunto - e di battaglia civile. Bocca ha scandagliato nel tempo la realtà del nostro Paese e le sue trasformazioni sociali con straordinaria intransigenza e combattività». Ma ieri mattina molti milanesi sono stati accolti affettuosamente in casa dalla moglie Silvia e dalla figlia Nicoletta. Tra questi anche il direttore del Corriere, de Bortoli. Poi, verso le 16, tutti a bere un caffè caldo. Compresi gli infreddoliti cronisti, da ore sotto casa. Un bel finale.
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COMMENTI

#2 02121940 (7430) - lettore
il 27.12.11 alle ore 9:27 scrive:
Non mi accodo al cordoglio e non lo rimpiango. Ho sempre trovato i suoi articoli faziosi, in misura crescente con l'avanzare dell'età. E' stato partigiano, è vero, ma dopo l'armistizio: prima era fascista. Il 4 agosto 1942 firmò un famoso articolo su "La Provincia Grande" nel quale imputava il disastro della guerra alla "congiura ebraica"; ne riporto un brano illuminante: «A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei? Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù». Inoltre ha firmato il Manifesto della Razza "Documenti dell'odio giudaico. I 'Protocolli' dei Savi di Sion". Errori di gioventù, certo, ma c'é chi fascista non li ha commessi e dopo la guerra si è ritirato in vergognoso silenzio senza pontificare. Pace all'anima sua. E basta ...
#1 venividi (1474) - lettore
il 27.12.11 alle ore 9:19 scrive:
Io non capisco proprio questo omaggio bipartisan. Da quello che leggo non mi pare sia stato una bella figura. Basta un aggettivo, "antitaliano", per qualificarlo.
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