La sconfitta rosa, tanta pubblicità ma pochi voti

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Riflettere sui risultati delle elezioni inglesi dal punto di vista degli scarsi successi ottenuti dai candidati di sesso femminile, può naturalmente essere utile per comprendere oltre che l’atteggiamento particolare dell’opinione pubblica britannica in questo campo, anche quello di altri Paesi d’Europa dove per le donne continua a essere difficile giungere a ruoli direttivi e di responsabilità pubblica.
È vero che le differenze storiche, psicologiche e culturali fra una nazione e l’altra sono molto forti, ma dopo il lungo itinerario che la questione femminile ha percorso in Europa dal secondo dopoguerra in poi, prima con la pressione del femminismo, poi con l’adeguamento legislativo, almeno in linea di principio nessuno (o quasi nessuno) mette più in dubbio il diritto delle donne all’uguaglianza. C’è però «un detto», di risentimento, di frustrazione, che si è accumulato negli ultimi anni nella coscienza maschile, in maniera diversa da Paese a Paese, perché erano diversi in partenza i costumi sociali e i rapporti fra i sessi, ma simile nei risultati, e che andrebbe analizzato in modo oggettivo, permettendogli di esprimersi ad alta voce in modo da poterne conoscere e discutere le ragioni. Alcune sono evidenti e comprensibili. L’eccessiva rapidità con la quale sono cambiati i ruoli è senza dubbio una delle prime cause. I ruoli vivono l’uno in funzione dell’altro, cosa che non è stata affrontata con chiarezza da nessuno, né uomini né donne. Con il risultato che le donne sono andate a occupare i ruoli maschili, che ovviamente da quel momento non erano più «maschili», mentre i maschi, pur in apparenza facendo le stesse cose, in realtà sono rimasti senza ruolo. Quindi svuotati, scontenti, frustrati, messi all’angolo persino dalla giustizia quando si tratta degli affidamenti familiari per i quali vige ancora il predominio della madre.
Bisogna aggiungere, per quanto riguarda la scarsa presenza delle donne nelle cariche politiche, che anche le donne votano poco le donne (cosa che succede anche in Italia), e questo è un problema persino più difficile da risolvere di quello dei maschi perché i motivi di tale comportamento appaiono più connaturati alla lunghissima storia di competizione e gelosia che ha accompagnato ovunque la vita delle donne, che non dettati dai cambiamenti recenti del loro ruolo.
La cosa più evidente è che «le quote rosa», in qualsiasi modo siano intese, non aiutano l’inserimento femminile, ma al contrario suscitano una reazione negativa perché sono percepite come un’imposizione e un’ingiustizia. Sembrerebbe che si fosse verificata una reazione di questo genere nelle elezioni inglesi perché, anche senza una vera imposizione, tuttavia sono state esibite eccessivamente le candidature femminili come richiamo per ottenere voti, mentre i maggiori esponenti politici, copiando le abitudini americane, si facevano accompagnare dalle rispettive mogli nella campagna elettorale, cosa poco gradita al riserbo del carattere inglese e che non avrebbe dovuto essere difficile prevedere. Rimane il fatto che in certe nazioni, come per esempio la Svezia, la Danimarca, la Finlandia, l’Islanda, ma anche in Olanda, in Svizzera e in certe zone della Spagna, prevalgono ormai le donne in tutti i campi tanto che viene spontaneo domandarsi dove siano andati a finire e che cosa facciano i maschi; mentre in Francia, in Germania, in Austria così come da noi, la vita politica è ancora guidata da mani maschili.
L’Inghilterra rappresenta, in un certo senso, un caso a parte. La rapidità con la quale ha perso (il che significa che i maschi hanno perso) all’esterno la supremazia imperiale con le colonie, la leadership in Europa, il prestigio della sterline e dei commerci, mentre all’interno i «bianchi» stanno divenendo rapidamente minoranza, sopraffatti dalle numerose etnie di colore, ha spinto i maschi a una radicalizzazione del vissuto maschile che, forse, si esprime anche con il forte aumento dell’omosessualità. Il rapporto sociale, politico fra le donne e gli omosessuali, è oggi molto importante e aldilà dell’estrema gentilezza e disponibilità che gli omosessuali mostrano nei confronti delle donne, è un fattore da tenere in grande considerazione.

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COMMENTI

10 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#10 Espat (2) - lettore
il 18.05.10 alle ore 10:22 scrive:
Avendo letto qualche giorno fa il commento di un vostro “giornalista” sulle labbra di Sabrina Guzzanti, pensavo che Il Giornale avesse toccato il fondo. Ma invece adesso c’è Ida Magli a trascinarci più in fondo. Che gioia leggere la sua teoria retrograda, farisaica, freudiana (nel senso di Freud capito malissimo) e assolutamente priva di un briciolo di logica, buon senso, o traccia di comprensione della storia o della politica. Che l’integralismo regni supremo in Italia non dovrebbe soprenderci; che le banalità escano dalla penna di una come la Magli che si spaccia per scienziato, forse un po’ sì, ci dovrebbe soprendere. O almeno fare vergognare. A noi, resta inteso, perché mi rendo pienamente conto: la vergogna non è un’emozione che si può aspettare da Il Giornale e evidentemente nemmeno da Ida Magli. Tanto, per questo ci vuole la coscienza umana.
#9 Espat (2) - lettore
il 18.05.10 alle ore 10:15 scrive:
Avendo letto qualche giorno fa il commento di un vostro “giornalista” sulle labbra di Sabrina Guzzanti, pensavo che Il Giornale avesse toccato il fondo. Ma invece adesso c’è Ida Magli a trascinarci più in fondo. Che gioia leggere la sua teoria retrograda, farisaica, freudiana (nel senso di Freud capito malissimo) e assolutamente priva di un briciolo di logica, buon senso, o traccia di comprensione della storia o della politica. Che l’integralismo regni supremo in Italia non dovrebbe soprenderci; che le banalità escano dalla penna di una come la Magli che si spaccia per scienziato, forse un po’ sì, ci dovrebbe soprendere. O almeno fare vergognare. A noi, resta inteso, perché mi rendo pienamente conto: la vergogna non è un’emozione che si può aspettare da Il Giornale e evidentemente nemmeno da Ida Magli. Tanto, per questo ci vuole la coscienza umana.
#8 Patrick (668) - lettore
il 12.05.10 alle ore 8:15 scrive:
Mi sembra un discorso un po' campato in aria quello di questo articolo. Su certi punti potrei stare d'accordo pero che mi dica che il potere in Germania e' nelle mani dei maschi significa dare dell'uomo alla signora Merckel. Dire che l'Inghilterra e' meno bianca e omosessuale mi fa' un po' pena visto che la Thatcher gia' 30 anni fa' era una prima ministra forte. Parlare dell'Impero quando le donne inglesi erano trattate al di sopra ed alla pari dell'uomo paragonato a qualsiasi altra donna dei loro tempi, significa non aver letto Kippling ed altri famosi scrittori. Dimenticarsi che le donne Inglesi furono la forza lavoro della seconda guerra mondiale, etc, etc.. Forse Il fatto e' propio che una donna intelligente vota una persona (chi e che cosa sia) intelligente quindi se lei ci mette una quota con gente per riempire, a meno che non siano bravi, non la andranno a votare. Piuttosto faccia ricerca sull'immigrazione e vedra' il retrocesso, le consiglio"bend it like Beckam",anche comico
#7 mauriziogiuntoli (551) - lettore
il 11.05.10 alle ore 18:23 scrive:
Da noi, in estrema sintesi, c' è un teatro che riguarda l'argomento del femminismo, delle femmine, dei maschi e degli omosessuali. La scuola. In Italia è sempre stata pubblica, dismessa, derelitta e statale. Perciò lì, prima che altrove, si è consentito alle femmine, che premevano, di sfondaree primeggiare. Il risultato è che le femmine, che erano poche e comprimarie, sono diventate delle insegnanti e gli uomini, che erano numerosi ed autorevoli, sono diventati dei femminielli.
#6 serjoe (1102) - lettore
il 11.05.10 alle ore 18:01 scrive:
In politica sarebbe piu' utile introdurre le "quote intelligenza". Gli aspiranti politici dovrebbero sottoporsi a test di intelligenza per poter iniziare questa carriera.Avremmo tutti da guadagnare, maschi e femmine. Destinare quote in base a quello che sta sotto le mutande e' la solita scemenza buonista che ama chiamarsi progressista.
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