E allora ecco che i professionisti della piazza hanno visto bene di cambiare ancora: per il referendum del 12 e 13 giugno, basta arancione, basta viola, basta rosso. Ora la rivoluzione si tinge di giallo. Nemmeno il tempo di buttare nella cesta dei panni sporchi le magliette arancio usate per festeggiare in piazza l’accoppiata Giuliano&Luigi che è già arrivato il momento di rinnovare il guardaroba. Gli stilisti almeno sono più chiari: «Il colore dell’estate sarà il verde». E tutti a vestirsi di verde. «L’uomo che fa tendenza si veste a righe». E via con uno stuolo di «simil-carcerati». Qui invece si rischia di finire al manicomio: addio al bipolarismo cromatico, qui ci serve tutta la tavolozza dei colori.
Comunque. Per vincere il referendum bisogna abbracciare anche i moderati più moderati dei già moderati arancioni. Non è un gioco di parole: si spera che affievolendo i propri colori si riesca a piacere un po’ a tutti, magari buttandola anche un po’ sul subliminale. Non a caso il giallo è il colore dello sfondo dei cartelli che indicano il pericolo della radioattività. Secondo i dettami della cromoterapia, chi indossa giallo si sente bene con se stesso. È infatti il colore associato al senso di identità, all’Io, all’estroversione e denota sempre una forte personalità. Utilizzarlo stimola la razionalità e il cervello sinistro: la scelta del giallo quindi è ricerca del nuovo, del cambiamento, della liberazione dagli schemi.
Due controindicazioni: nell’antica Grecia era il colore dei pazzi che si dovevano vestire di giallo per essere riconosciuti. E non è certo un bel segnale. Eppoi, a furia di continuare ad affievolire i propri colori di riferimento, il rischio è di ritrovarsi improvvisamente ingialliti.
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