Fra l’altro - in questo fedele al suo autoproclamato profilo «transgender» fino in fondo - chiusa dentro il meccanismo spettacolare del reality, Luxuria ha dimenticato presto per strada tutte le sue motivazioni pseudo-umanitarie. Si è infilata come un topo nel formaggio del rituale auto-etero-flagellatorio in favore delle interrogazioncine in mondovisione della Ventura, si è tolta la soddisfazione dell’alta sportineria, denunciando il presunto tradimento di Rossano Rubicondi. Gli onesti pensierini di Belen sulla fame nel mondo, di cui ora l’argentina dice di capire meglio la tragedia grazie alle privazioni patite sull’isola, acquisiscono la grandezza della riflessione filosofica, rispetto agli epigrammi di ossessione mediatica messi in mostra dall’ex deputato di Rifondazione.
Verrebbe voglia di dire a Liberazione: la vittoria di Vladimir, l’epifania delle sue treccine da finta-naufraga, l’esibizione della rino-plastica e del seno nuovo (generosa eredità della legislatura passata a Montecitorio), non sono il primo passo fuori dalla crisi, ma l’ennesima dimostrazione della crisi della sinistra. Dice Liberazione: «Vladimir ha tirato su gli ascolti e il nostro morale». Il che non esclude la depressione degli elettori e dei militanti comunisti: che speravano, almeno loro, di non arrendersi alla dittatura unica dell’Auditel.
Che glielo si debba ricordare noi, dalle colonne del Giornale, è quasi il colmo. Ma se l’Isola è un programma progressista, la Ventura una opinionista democratica, e Vladimir è una testimonial di sinistra - non c’è dubbio - noi siamo perlomeno bolscevichi.
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