La sinistra sconfitta festeggia il trionfo tv di Vladimir Luxuria

Ovazione per l'ex deputata del Prc. Liberazione esulta. Sansonetti: "E' un po' come la vittoria di Obama". L'operaio deluso: "E' uno schifo, una tragedia politica". ASCOLTA L'INTERVISTA AUDIO

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Roma - Ma cosa mai gli sarà venuto in mente, ai compagni di Liberazione  di intonare una prima pagina di entusiastico peana a Vladimr Luxuria e alla sua vittoria a  L’Isola dei famosi? Sapevamo che il compagno Piero Sansonetti mette in pagina il giornale dei lavoratori e dei no global, avevamo ancora negli occhi la prima pagina dedicata alla memoria di Sandro Curzi, non riusciamo davvero a capire da cosa derivi l’entusiasmo per la presa di un reality.

Dev’essere il bisogno di cavalcare una moda, dev’essere il desiderio di sentirsi intonati nel coro. E così l’Isola diventa magicamente il nuovo «Palazzo d’Inverno», la Magnolia il nuovo strumento della classe operaia, e Simona Ventura un’altra Angelica Balabanoff, compagna di lotte del rivoluzionario eroico. E così la pur ottima Angela Azzaro, si deve essere sentita un po’ come una novella John Reed, e presa dall’impeto ha scritto con prosa estasiata: «Si diceva che non doveva andare in una trasmissione borghese, senza valori, che non doveva legittimare un brutto programma.

Invece lei è andata e ha trionfato». Ma per piacere. E dire che proprio il quotidiano di Rifondazione aveva ospitato lo sconcerto dei lettori, che alla notizia dell’arruolamento di Vladimir, mesi fa, le avevano scritto delle popolazioni indigene maltrattate per esigenze di spettacolo, e le chiedevano di rifiutare di prestarsi a una rappresentazione della natura e dello spettacolo, falsa come una moneta fuori conio. Lei, l’ex parlamentare di Rifondazione, all’epoca, aveva risposto con toni epici. sarebbe andata all’Isola dei famosi, certo, ma come Lenin sul treno dei tedeschi: per denunciare le ingiustizie, per difendere l’ambiente, per fare lotta di classe e propaganda mediatica.

Sarebbe forse il caso di dire, ora che l’avventura è finita, che il reality della Ventura non è non potrà mai diventare l’Isola che non c’è delle utopie radicali, non le assomiglia nemmeno per sbaglio. Precisare che la presunta interpretazione «militante» dell’isola è ancora peggio di quella «mestierante», che almeno ha una sua dignità. Se Vladimir ci avesse raccontato che correva per la fama, e per accaparrare i duecentomila euro di premio ci avrebbe fatto sicuramente simpatia. Invece ci ha raccontato delle panzane astrali, e c’è già pronta la velina patetica sul fatto che metà della borsa sarà devoluta in beneficenza. Persino Liberazione ci vuole vendere una merce contraffatta. «Luxuria, partecipando e trionfando all’Isola ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la realtà è diversa e che anche questa realtà deve godere dei diritti della presunta maggioranza». Ma va là.

Se una cosa è stata chiara fin da subito, invece, è che la drammaturgia un po’ logora dell’isola, per rinnovarsi, aveva bisogno di una foglia di vico para-moderna, para-progressista, pseudo-egualitaria. Lo show più citrullo e disimpegnato della tv italiana (e non ci sarebbe nulla di male) aveva bisogno come il pane di un alibi per rifarsi un pedigree finto-obamiano. E chi meglio dell’onorevole Luxuria? Vladimir è entrato nel reality della Ventura con l’abito del «raccomandato» fin dal primo minuto. Acclamata in ogni puntata dalla conduttrice come una novella paladina dei diritti civili anche se solo si metteva in testa un bigodino, invocata come maître-à-penser per ogni stitica opinione che avesse la lontana parvenza dell’impegno: «Sentiamo Vladimir», «Che brava Vladimir», «Grazie per questa lezione Vladimir», e sospiri pensosi di Luca Giurato per ogni frescaccia che diceva. Facevano quasi simpatia - malgrado le rampogne - quei concorrenti che erano stati tentati di apostrofarla in malo modo, di rompere il suo cursus honorum di designata alla vittoria per motivi di immagine, di invocare la bestemmia del politicamente scorretto.

Fra l’altro - in questo fedele al suo autoproclamato profilo «transgender» fino in fondo - chiusa dentro il meccanismo spettacolare del reality, Luxuria ha dimenticato presto per strada tutte le sue motivazioni pseudo-umanitarie. Si è infilata come un topo nel formaggio del rituale auto-etero-flagellatorio in favore delle interrogazioncine in mondovisione della Ventura, si è tolta la soddisfazione dell’alta sportineria, denunciando il presunto tradimento di Rossano Rubicondi. Gli onesti pensierini di Belen sulla fame nel mondo, di cui ora l’argentina dice di capire meglio la tragedia grazie alle privazioni patite sull’isola, acquisiscono la grandezza della riflessione filosofica, rispetto agli epigrammi di ossessione mediatica messi in mostra dall’ex deputato di Rifondazione.

Verrebbe voglia di dire a Liberazione: la vittoria di Vladimir, l’epifania delle sue treccine da finta-naufraga, l’esibizione della rino-plastica e del seno nuovo (generosa eredità della legislatura passata a Montecitorio), non sono il primo passo fuori dalla crisi, ma l’ennesima dimostrazione della crisi della sinistra. Dice Liberazione: «Vladimir ha tirato su gli ascolti e il nostro morale». Il che non esclude la depressione degli elettori e dei militanti comunisti: che speravano, almeno loro, di non arrendersi alla dittatura unica dell’Auditel.

Che glielo si debba ricordare noi, dalle colonne del Giornale, è quasi il colmo. Ma se l’Isola è un programma progressista, la Ventura una opinionista democratica, e Vladimir è una testimonial di sinistra - non c’è dubbio - noi siamo perlomeno bolscevichi.

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COMMENTI

72 commenti su 1  2  3  4  5  6  7  8  9   10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#27 porthos (2332) - lettore
il 26.11.08 alle ore 11:01 scrive:
Se non erro, l'ex ministro ferrero l'ha addirittura proposta/o per una candidatura al Parlamento Europeo. Sarà forse perchè è l'unica/o a sinistra a vincere ormai qualcosa ? A sto punto mandiamo pure uolther e tonino alla nuova edizione della "fattoria", reality a loro consono vuoi perchè capaci al massimo di spalare il letame, vuoi, perchè, mal che vada, possono sempre uscir di scena , pur restandovi, mimetizzandosi fra i vari animali (veri) che vi stazionano. In caso contrario, proporrei per loro, ed i loro accoliti, un nuovo reality, L'ISOLA DEI DANNOSI,ovvero, "tutti assieme appassionatamente", avrebber un successone di ascolto, e nessuno chiederebbe il ritorno in patria, per espulsione dall'Isola, purchè sia il più remota possibile e fuori da qualsiasi rotta navale. IL REALITY : ULTIMA SPIAGGIA DELLA SINISTRA !!!
#26 Tadoric39 (202) - lettore
il 26.11.08 alle ore 10:58 scrive:
Sono dell'idea che la vittoria finale di costui era già scritta.Ciarea
#25 Luigi48 (15) - lettore
il 26.11.08 alle ore 10:56 scrive:
Ma è anche il caso di consumare carta per scrivere di costoro? Li abbiamo cacciati dal parlamento a pedate , non facciamoli nemmno entrare nelle nostre case attraverso il ns. giornale. Dai Luca, lascia perdere. Invece una bella petizione al governo per non farci più pagare il canone TV. Questa crisi finanziaria potrebbe essere l'occasione e un motivo in più per lasciare ai cittadini italiani, quelli stupidi come me che pagano il canone, oltre 100 euro in tasca per favorire la ripresa economica.
#24 mopy (1645) - lettore
il 26.11.08 alle ore 10:51 scrive:
Se Obama sentisse di essere stato equiparato al Luxxuria diventerebbe nero di rabbia.Siamo al ridicolo,caro signor Sansonetti.Al peggio non c'è mai fine.
#23 St3fano89 (7) - lettore
il 26.11.08 alle ore 10:50 scrive:
trovo stupido l'esaltare luxuria per la sua vincita. ma trovo altrettanto stupido il modo di pensare di molte persone che guardano il mondo come se fossero robot: IN UNA SOLA DIREZIONE la normalità , di cui molti si fanno vanto non esiste. nessuno di noi è normale. quel che è vero , è che noi spesso ci sforziamo di esserlo. perchè cos'è la vostra normalità se non una convenzione? tutti meritano rispetto , a partire dalla pelle , dai desideri sessuali e dalle idee politiche. se poi però queste differenze vengono usate per politicizzare gli eventi allora no. è giusto che tutti siano posti allo stesso livello.
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