Il successo è comunque immediato: Funari buca il video con una personalità schiacciante, incarna al meglio la sostanza della televisione che è prima di tutto impatto fisico, comunicazione istintiva, capacità istrionica. Con il successivo Mezzogiorno è (su Raidue dal 1987 al 1990) e Mezzogiorno italiano (su Italia 1 nel 1991) fa diventare importante, sotto il profilo degli ascolti e dell'interesse, la cosiddetta fascia meridiana. Comincia anche a trasformarsi, con notevole intraprendenza e fiuto imprenditoriale, in procacciatore di contratti pubblicitari televisivi che lo rendono presto ricco (una sua mai celata soddisfazione, vissuta come riscatto orgoglioso da lunghi anni di difficoltà) e perfettamente sinergico alle esigenze della tivù commerciale.
La particolare sensibilità alle leggi del marketing e ai diritti della «reclame» (come chiamerà sempre gli intermezzi pubblicitari) lo aiuterà nei momenti di difficoltà seguiti al suo ostracismo televisivo deciso da Bettino Craxi, quando il conduttore aveva già iniziato una evoluzione che lo portò a svecchiare il linguaggio della politica sul piccolo schermo, e a cavalcare poi con molto entusiasmo le inchieste giudiziarie di Antonio Di Pietro. Funari è costretto a trovarsi personalmente gli sponsor e ad andare in onda sulle frequenze di 75 emittenti locali collegate al suo programma Zona franca.
Non facile nemmeno il rapporto con l'informazione «ufficiale», specie nel corso di Funari News e Punto di svolta che nella stagione ’93-94 lo vedono precedere e seguire il Tg4 di Emilio Fede, per non parlare dell'infelice esperienza come direttore dell'Indipendente. C'è anche un tentativo di candidarsi a sindaco di Milano, presto abortito, ma anche quello non sarebbe stato il suo mestiere. Il mestiere di Funari è la tivù, che conosce e domina come pochi. Si inventa L'edicola, la lettura comparata dei quotidiani che gli sarà poi copiata da tanti, e fa di necessità virtù nel periodo dell'esilio televisivo «rubando» e dibattendo i titoli dei tiggì di Rai e Mediaset quando trova ospitalità a Odeon Tv. Il penultimo tentativo sui grandi palcoscenici lo compie con Napoli capitale (Raidue, 1996), talk show di brevissima durata in cui vuole ancora una volta rendere comprensibile a tutti il linguaggio della politica e fare «le domande che i giornalisti non fanno». L'ultimo tira e molla sulle reti generaliste avviene con una particina all'interno di Verissimo e come conduttore, nel 2000, di A tu per tu assieme a Maria Teresa Ruta, in quella fascia di mezzogiorno che cerca invano di rivitalizzare dopo averla fatta diventare a suo tempo strategica nell'economia dei palinsesti generalisti.
Il resto è storia recente: la riconciliazione con Craxi, che va a trovare ad Hammamet con un gesto di grande generosità; l'impegno quotidiano serale su Odeon accanto alla compagna Morena e al giornalista Alberto Tagliati; l'ultimo infelice rientro sulla grande tivù generalista nel 2007 con Apocalypse Show; poi i problemi di salute, l'operazione al cuore, la rabbia da leone ferito per essere stato tagliato fuori dal grande giro quando si sentiva ancora in grado di calamitare attenzioni, polemiche, audience. La morte lo ha colto vivo, e crediamo che gli piacerebbe essere ricordato così.
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