L’acqua privata? Disseterà tutti

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C'è una regoletta magica nella demagogia economica italiana: quando Codacons, Vendola e un pizzico di Di Pietro si mettono insieme a contestare un provvedimento, state certi che la parte giusta è un'altra. Non ne azzeccano una. O forse è il contrario: cercano di azzeccarle tutte e a qualsiasi costo. Avete presente Tom Wolfe e quei deficienti di radical chic che lo scrittore magnificamente descriveva invitati ai cocktail di Leonard Bernstein negli anni 70. Ecco oggi abbiamo i Consumer chic: i loro salotti non sono più le penthouse di New York, ma la mail, i blog e il Parlamento con appendici televisive. Non ci sono più le pantere nere da idolatrare, ma i rappresentanti del Codacons e Nichi Vendola. Il pugno lo agita invece Di Pietro. L'ultima battaglia è quella contro il decreto Ronchi (in buona parte scritto anche dal ministro Fitto). Il decreto prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e tra questi un parziale ingresso dei privati anche nella distribuzione delle acque. Niente di meglio per i nostri paladini della giustizia. «L'acqua è un diritto», e Vendola «La privatizzazione dell'acqua è una bestemmia contro Dio» e ancora il Codacons ha il sospetto che la manovra serva a «creare nuovi consigli di amministrazione nei quali papparsi qualche lauto stipendio». Papparsi? Bestemmie? Ma dove vivono questi signori? Vendola e il suo acquedotto pugliese, controllato dalla regione al 95 per cento, come pensa che funzioni? Lo sanno i nostri Consumer chic che in Italia grazie alla demenziale gestione pubblica dell'acqua disperdiamo 34 litri ogni cento distribuiti. Lo sanno questi signori che le tariffe dell'acqua sono diverse da paese a paese in virtù di ubbie localistiche. A proposito la Puglia è tra i leader in questo spreco. E sono proprio bravi questi signori che tutelano questo nostro sacrosanto diritto. Evviva il pubblico. Quello che non paghiamo con le tariffe dell'acqua, lo pagano tutti i contribuenti con i quattrini con cui vengono finanziati questi carrozzoni pieni di consigli di amministrazione. Se lo ricorda Vendola, solo per citare un caso, dei derivati piazzati nel sinking fund (una sorta di fondo di ammortamento) piazzati da Merrill Lynch nel suo amato acquedotto pugliese. A proposito destra e sinistra, poco cambia. Se c'è una cosa positiva del decreto Ronchi-Fitto è propria questa. È un primo passo, è il primo mattoncino per slegare la politica dalla gestione dei nostri servizi pubblici. E il coro degli anti-Casta invece di plaudire che fa? Alza il sopracciglio. Si potrebbe fare meglio? Sì certo. Ma almeno questo governo fa. Valga anche per i riformisti del passato esecutivo Prodi. La signora Lanzillotta all'epoca alle prese con la medesima materia si trovò davanti all'opposizione della sua estrema sinistra e di una parte del centro destra, ma ora perch´ non si alza e parla? Certo il decreto è migliorabile, ma non è forse un passo avanti, signora ex ministro? Non val la pena gridare ad alta voce ai Vendola, ai Di Pietro, ai Codacons che hanno buon gioco ad agitare spettri, che la direzione semmai è quella di avere più privato e meno pubblico nelle cose dell'economia?
La distinzione tra destra e sinistra oggi si misura solo e banalmente in ciò: la sinistra è alla disperata e continua ricerca della conservazione dell'esistente. La difesa è ovviamente più sofisticata. Si dice: le cose non funzionano perch´ ci sono le persone sbagliate. No, cari consumer chic, non sono le persone che gestiscono il pubblico ad essere sbagliate, ma il vostro cappello politico incapace di fare scelte anche impopolari. Lo stesso caro Vendola che le fece demagogicamente recuperare qualche voto in Puglia proprio contro il presidente uscente Fitto contestandogli le razionalizzazioni che stava facendo nella sanità e negli ospedali pugliesi. E ora caro Vendola è vittima di se stesso e si trova con un buco della sanità che fa paura. E le persone? Beh quelle che ha scelto lei sono tutte in ampie discussioni, diciamo così, con i magistrati. Il solito riflesso condizionato: niente privatizzazioni e scelta di personale seria, all'altezza. Con il risultato finale che la regionalizzazione porta a buchi che pagheremo e le persone serie sono ad un passo dalla galera.
Altro che criticare il Decreto Ronchi per la privatizzazione dell'acqua: semmai si sta facendo ancora troppo poco per sganciare i beni pubblici dalla gestione pubblica.

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COMMENTI

19 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#19 fedele50 (1636) - lettore
il 18.11.09 alle ore 18:42 scrive:
Quando tutto sara' pronto inizieranno le spartizioni ,inizia cosi,c.d.a,consiglieri, ingegneri, tirapiedi,statisticche,studi di potenziamento,poi.......... gli stipendi, al direttore generale diciamo..........tre' milioni di euro, e a scalare a tutti come sopra,signori ci trveremo a pagare l'acqua piu' del petrolio,oppure come scusante ,...stagione secca, e giu' aumenti, credo di aver detto poco,auguri e alla prossima mazzata.
#18 tatiana josipovic (1346) - lettore
il 18.11.09 alle ore 18:32 scrive:
speriamo solo che quello che spiega Porro sia chiaro a tutti e che questa legge abbia il bene di passare senza rimandi ulteriori non è il momento di tentennare nelle solite diatribe tre destra con destra devono votare subito e tutti insieme appassionamente
#17 pizzaemandolino (67) - lettore
il 18.11.09 alle ore 18:19 scrive:
non diciamo eresie, le 'privatizzazioni' altro non fanno che lasciare i costi alla collettivita' e spostare i profitti a pochi privati ( da qui privatizzazioni). L'H2O e' un bene primario, e se dato il controllo in mano a privati, il suo prezzo salira' di conseguenza. Quando in 'quantum of solace' J.Bond si imbatte in un organizzazione supra-nazionale che vuole avere il controllo dell'acqua per alzarne il prezzo, il narratore altro non racconta che quello che accadde in Bolivia, privatizzazione delle risorse idriche e conseguente aumento dei prezzi. e il popolo pecora si perde dietro alle escort di berlusconi, gli specchi funzionano sempre per gli allocchi, oops scusate, per le allodole
#16 tucidite1 (610) - lettore
il 18.11.09 alle ore 18:05 scrive:
Non viene perivatizzata l'acqua, che è un bene demaniale, la gestione degli acquedotti. La gestione vuole dire captazione, distribuzione e depurazione per la potabilità (inquinamenti oltre ogni immaginazione), consegna all'utenza e infine la depurazione dell'acqua scaricata. Ho conosciuto la situazione di diversi acquedotti comunali gestiti con criteri e competenze degne di chi preleva l'acqua con un secchio dal pozzo. Ho visto impianti distribuzione del gas, sempre gestiti dai comuni, pari a dei campi minati (per fortuna è finita) e poi normalizzati dai privati. Gli enti locali hanno sempre dimostrato incapacità e leggerezza nella gestione di impianti che richiedono doti professionali che non hanno. L'acqua mi costa 0,90 euri ogni 1000 litri, meno di un caffè e la gestione è impeccabile. Un po' di buon senso apolitico non sempre guasta
#15 MAURI (454) - lettore
il 18.11.09 alle ore 17:55 scrive:
Inchiesta Altroconsumo di ottobre 2009 fresca fresca, visto che si parla di acqua, tutti possono andare a controllare: www.altronsumo.it per consumo annuo di circa 200 metri cubi di acqua: in basso troviamo Milano con 110 € Venezia 154€ Media Nazionale 261€ Bari e Lecce del bravo Vendola 330€ in testa si fa per dire troviamo, udite udite Arezzo con 440€ e al top Firenze con 448€. Andate a controllare sul sito Altroconsumo e non ditemi che è di parte, fatevi un'idea di chi ci marcia sopra, magari smettendola col tifo da stadio "viva dx o sx" e offese di circostanza.
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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