L’antipolitica di Beppe, business da 4 milioni

La vera storia di Grillo. Il suo sito è classificato come "commerciale". Le bugie del comico su macchine e barche. Ogni volta ha tentato di bloccare i libri che parlavano della sua vita

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Quest’ultima puntata è dedicata alla decodificazione di alcune balle su Beppe Grillo e di Beppe Grillo. Anzitutto delle precisazioni. Come visto, Giuseppe Piero Grillo non ha solo fruito due volte di un condono fiscale tombale, ma anche di un condono edilizio nella sua villa di Sant’Ilario. Come visto, poi, la pretesa di impedire la candidatura di chi abbia avuto delle condanne penali in giudicato (regola che non esiste in nessun Paese del mondo) precluderebbe ogni candidatura di Beppe Grillo medesimo, che è pregiudicato per omicidio colposo plurimo. A questa condanna, raccontata nella puntata di ieri, va aggiunto un patteggiamento per aver definito Rita Levi Montalcini «vecchia p...» in un suo spettacolo del 2001: dovette pagare 8400 euro e la causa civile è ancora in corso, anche perché Grillo sostenne che la scienziata ottenne il Nobel grazie a un’azienda farmaceutica. A proposito dei referendum promossi dalle piazze grillesche, invece, vediamo che anche il promotore Antonio Di Pietro invoca che un parlamentare non resti tale per più di due mandati: ma non ha detto che lui, di mandati, ne ha già collezionati cinque, per un totale di anni 11. Anche Marco Travaglio, venerdì, ha tuonato contro i finanziamenti pubblici all’editoria: ma non ha detto che il suo giornale, l’Unità, percepisce più contributi di tutti, e non «come tutti i giornali italiani» (parole sue, rivolte alla folla beona del V-day), bensì nella modalità assai più danarosa riservata alla stampa politica; dalla Rai all’Unità, insomma, Travaglio è pagato coi soldi dei contribuenti. Per chiudere con la manifestazione di venerdì: Piazza San Carlo è grande 168 per 76 metri, dunque 12.768 metri quadri che moltiplicati per 3 (tre persone ogni metro, e sono già tante) dà 38.304 persone totali, non 120mila come dal blog di Grillo: «Eravamo in 120.000. Chi era presente lo sa e anche chi può informarsi in Rete».
Il Grillo censore
Grillo non a caso riconosce solo la rete, per quanto la cosa, nel tempo, si sia configurata come un’ossessiva paura del confronto. Interviste non ne rilascia, ed è nota l’esperienza del giornalista Sandro Gilioli: nel gennaio scorso si mise d’accordo col comico per un’intervista di quattro pagine, ma poi si vide respingere le domande perché definite «offensive e indegne»: tuttavia, una volta rese pubbliche, si sono rivelate del tutto ordinarie.
Poi c’è il capitolo libri: Grillo, semplicemente, è solito bloccare qualsiasi volume che lo riguardi. Nel 2003 fece diffidare e bloccare «Grillo da ridere» di Kaos edizioni, biografia a lui favorevole: la scusa fu che conteneva un’eccedenza di testi dei suoi spettacoli. Nel 2007 invece ha diffidato e bloccato «Chi ha paura di Beppe Grillo?» di Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria, scritto per Longanesi: tre studiosi che hanno seguito Grillo per anni; aggiornato due volte, Longanesi infine ha lasciato perdere per non avere grane. Il libro, dopo che per analoghi motivi era stato rifiutato da ben 23 editori, è uscito infine per Selene edizioni giusto in questi giorni. La biografia «Beppe Grillo» uscita infine per Aliberti, e scritta da Paolo Crecchi e Giorgio Rinaldi, è nelle librerie dal novembre scorso nonostante le minacce fatte recapitare da Grillo, ai due autori, a mezzo del giornalista della Stampa Ferruccio Sansa, figlio del suo dirimpettaio Adriano. Tutte le cause, infine, per risparmiare, sono promosse dallo studio legale del figlio di suo fratello Andrea. Va anche detto che l’atteggiamento di Grillo, casta di se stesso, probabilmente non è solo ascrivibile alla preservazione di un culto della propria personalità: semplicemente, vuole essere l’unico a guadagnare col proprio nome.
Il blog che non lo è Sotto questo profilo, la definizione corretta del suo celebre blog, aperto il 26 gennaio 2006, è «sito commerciale»: come tale è infatti classificato. I numeri parlano chiaro: un anno prima del blog, nel 2004, Grillo ha fatturato 2.133.720 euro; nel 2006, due anni dopo, ne ha fatturati 4.272.591. La politica del Vaffanculo sta rendendo bene. Nel citato «Chi ha paura di Beppe Grillo», i tre autori hanno monitorato il sito per tre anni osservando come Grillo, spesso con la scusa della battaglia per la democrazia e il finanziamento dei V-day, venda ogni genere di gadget: video del V-day, dvd dello spettacolo Reset, libro «Tutte le battaglie di Grillo», eccetera. Anche i circolini politici rendono: chi vuole aprire un fan club deve pagare 19 dollari per un mese (dollari, perché la piattaforma è negli Usa) che sono scontati a 72 per chi prenota un semestre. Per ora i circoli sono poco più di 500, ed è già un bel rendere.
Il moralista

Solo alla rete e a Grillo, dun-
que, dovremmo affidare le verità su Grillo. Tipo questa: «Ho avuto una Ferrari, ma l’ho venduta». Fine. Salvo scoprire, certo non sulla rete, che di Ferrari ne ha avute due, più Porsche, Maserati, Chevrolet Blazer, eccetera. Oppure, sempre parole sue: «Ho due case, una a Genova e una in Toscana». Fine. Salvo scoprire, certo non sulla rete, che una in effetti è a Bibbona, Livorno, 380 metri quadri e 5.600 metri quadri di terreno; ma risulta intestato a lui anche l’appartamento di Rimini dove stava con l’ex moglie, senza contare che la Gestimar, la sua società immobiliare gestita dal fratello, possiede i tre appartamenti a Marinelledda, una villa a Porto Cervo, due locali più garage a Genova Nervi e infine un esercizio commerciale a Caselle, oltreché un garage in Val d’Aosta. Oppure, ancora: «Ho avuto la barca, ma l’ho venduta». Salvo scoprire, certo non sulla rete, che di barche ne avute diverse; una forse l’avrà anche venduta, ma il panfilo «Jao II» di 12 metri, in realtà, risulta affondato alla Maddalena il 5 agosto 1997. C’erano a bordo anche Corrado Tedeschi (che oggi odia Grillo pubblicamente) con la sua compagna Corinne. La barca finì su una secca peraltro segnalatissima, e fu salvato dalla barca dei Rusconi, gli editori. Grillo fu indagato per naufragio colposo, procedimento archiviato. Un’altra volta, il 29 maggio 2001, riuscì nell’impresa si insabbiare un gommone nel profondissimo mar Ligure, alla foce del Magra: con lui c’era Gino Paoli, fu una giornata senza fine. Del condono tombale chiesto e ottenuto per due anni e per due volte dalla citata Gestimar, dal 1997 al 2002, diamo conto velocemente. Fu certo lecito, ma non obbligatorio. Il problema è che era esattamente il genere di condono contro il quale Grillo si era scagliato più volte, e in particolare con una lettera indirizzata al direttore di Repubblica risalente al giugno 2004. Se vorrà ne riparlerà Grillo medesimo, tra un vaffanculo e l’altro.
Il nuovo Coluche Difficile scacciare l’idea che Grillo non sogni di potersi ispirare un giorno a Michel Coluche, l’attore e comico francese che peraltro ebbe l’onore di conoscere sul set del film «Scemo di guerra» di Dino Risi: «Beppe si ingelosì molto del rapporto speciale che avevo con Michel», ha detto il regista. Coluche, idolo del box office transalpino, dai suoi spettacoli metteva alla gogna i politici e un bel giorno annunciò la candidatura all’Eliseo. Si ritirò solo all’ultimo, ma i sondaggi parevano garantirgli una messe incredibile di voti.
Forse qualcuno avrebbe potuto già insospettirsi dall’esordio cinematografico di Grillo: «Cercasi Gesù», dove appunto interpretava un Cristo moderno anticipando la sindrome «Joan Lui» dell’altro aspirante santone, Adriano Celentano. Anche la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994, e relativo successo, deve averlo alquanto impressionato. Come rilevato da Libero il 3 ottobre scorso, Grillo mise il suo primo bollino elettorale proprio su Berlusconi: «Sono da mandare via, da mandare via questa gente qua, da votare gli imprenditori, ecco perché sono contento che è venuto fuori Berlusconi: lo voglio andare a votare». E qui siamo appunto nel 1994. Nella primavera successiva, vediamo, Grillo modificò il suo giudizio e lo spruzzò di venature appena megalomani: «Candidarmi sarebbe un gioco da ragazzi, prenderei il triplo del Berlusca» disse a Curzio Maltese su Repubblica. «Mi presento in tv e dico: datemi il vostro voto che ci divertiamo, sistemo due o tre cose. Un plebiscito». Poi, nel 2003, la svolta: «Per arrivare a Berlusconi dobbiamo essere diventati parecchio stupidi». Già covava. Ma una vera discesa in campo, Giuseppe Piero Grillo, non l’ha ancora fatta. Deve ancora discuterne col commercialista.
(4.fine)
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COMMENTI

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#20 ughetto2878 (1) - lettore
il 27.04.08 alle ore 12:13 scrive:
Mi sembra che tutti predicano bene! Ma poi razzolano male
#19 muttley (1075) - lettore
il 27.04.08 alle ore 12:11 scrive:
x aleph con zero: guarda che accà nisciuno è fess (eccetto te, forse). Sei tu che stai divagando con altre argomentazioni per non rispondere all'articolo di Facci. Avanti, contesta quello scrive. Contestagli il fatto che ha scritto che Grillo è un pregiudicato per omicidio colposo plurimo; contestagli il fatto che ha scritto che il Buffone ha usufruito di più condoni nella sua vita sballata; contestagli il fatto che si è enormemente arricchito con la teoria del "**********" e che il suo non è un blog d'informazione bensì commerciale; contestagli il fatto che il Grillo evita accuratamente il confronto con chi gli può porre liberamente delle domande mentre preferisce sparare ogni tipo di stupidaggine su di un palco senza che nessuno possa sbugiardarlo all'istante. Avanti, contestagli tutto ciò, anziche asserire teorie da grilletto ingenuo.
#18 aleph_con_zero (1) - lettore
il 27.04.08 alle ore 11:51 scrive:
Pur non condividendo alcune delle tematiche e dei modi espressi da Grillo, devo riconoscere come questa volta abbia toccato il nervo scoperto di questo Paese, ovvero la scarsa attendibilità dell'Informazione che ci viene tramessa quotidianamente dai mass-media più diffusi ed immediati. L'articolo di Facci ne è un esempio. Distoglie l'attenzione del lettore dai contenuti espressi dal V2-DAY, indirizzandola verso altri lidi, forse perchè l'autore stesso sente, di fatto, minacciato il proprio posto di lavoro ed il proprio status, dalla dilagante presa di coscienza che sta avvenendo negli ultimi tempi. Ma bisogna pur dire che attaccare una persona o un movimento ha uno risvolto senz'altro positivo: serve infatti a saggiarne la solidità e la validità. Idee deboli e fallaci crollano inesorabilmente di fronte ad un Giornalismo coraggioso ed imparziale. Quando invece accade il contrario, quando il populismo e la falsità dilagante della classe "politica" attuale resistono nel tempo, ecco che appare chiara e palese la disfatta del Giornalismo: giornalisti che non hanno il coraggio di fare domande scomode ai potenti/politici e di intraprendere campagne di VERA informazione per timore di perdere il proprio lavoro e le loro possibilità di carriera. Viviamo nella società dell'informazione, ma che razza di informazione, caro Facci?
#17 muttley (1075) - lettore
il 27.04.08 alle ore 11:50 scrive:
Grillo utilizza Di Pietro per essere protetto dalla magistratura. Sa bene che se un giorno decidesse di scendere in campo è meglio evitare scontri con la casta delle toghe (Silvio docet). Di Pietro utilizza Grillo per intercettare il voto dei grilletti, nonostante il Buffone gli riservi autentiche mazzate. Esattamente come fa con i suoi alleati (Veltroni e Napolitano).
#16 markus (21) - lettore
il 27.04.08 alle ore 11:49 scrive:
Stavolta non mi trovo d'accordo col Giornale. Informazioni interessanti su Grillo, vediamo cosa replicherà l'interessato. Questo però non sposta di una virgola le sue proposte politiche. Io i condannati in politica NON li voglio, ovunque si collochino. E voglio decidere la PERSONA da votare. E nessuno deve giudicare chi può scrivere articoli e chi no, perché chi è meritevole di lettura me lo decido da solo, sempre facendo salva la responsabilità civile e penale. E non voglio che siano finanziate (da me!) pseudo-giornali di partito o robaccia che nessuno legge, il libero mercato e la logica vorrebbero che è il lettore a decidere se comprare un giornale. E l'Europa ci punirà (e noi pagheremo) per aver permesso tramite la legge Gasparri l'usurpazione di un diritto legale. E di argomenti così ne avrei a decine se lo spazio lo concedesse, argomenti tutti trattati da Grillo e poco o nulla sui vari media. E a giudicare dalla non-informazione di questi due giorni sull'evento V2-day, e dalle velenose reazioni della maggior parte dei giornalisti, temo proprio che sull'informazione Grillo dica assolutamente il vero. Avrà anche lui molte pulci, forse, ma dice il vero, perlomeno molto spesso.
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Alessandro Sallusti
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