L’aumento ormai è scontato, ma il bilancio resta in rosso

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Roberto Bonizzi

Come il cenone con la famiglia riunita e la fetta di panettone. A fine anno si presenta puntuale il rincaro del canone Rai. Un euro e cinquanta centesimi, com'è ormai tradizione dal dicembre 2008. E la bolletta nel 2012 toccherà quota 112 euro, sei in più negli ultimi quattro anni. Per le casse di viale Mazzini, sempre col fiatone, una boccata d'ossigeno che vale almeno 40 milioni. Comunque una goccia nel mare del debito della tv di Stato che, a fine 2010, ha chiuso il bilancio con un rosso di 150 milioni. Tanto che, fino a qualche settimana fa, sembravano a rischio le tredicesime degli oltre 11mila dipendenti. Con il nuovo dg Lorenza Lei costretta a smentire ufficialmente in commissione di Vigilanza: «Ci sono stati i ritardi nella riscossione del canone a settembre, ma con il ministero dell'Economia abbiamo trovato un accordo che ci consentirà di pagare regolarmente».
Pericolo scampato, dunque, ma a viale Mazzini tiene banco l'emergenza-evasione: un terzo degli italiani non paga la tassa per un mancato incasso di circa 4-500 milioni l'anno. Almeno il triplo del passivo. E a questi introiti sfumati si sommano quelli dei canoni speciali (per uffici, locali pubblici, associazioni, enti e ministeri): un rosso da 270 milioni a fronte dei 60 di incasso reale. Ma nonostante le mancanze, le entrate da canone (1,6 miliardi) costituiscono ancora oggi il 54% dei ricavi, rispetto al 36% della pubblicità. Con la politica che, da anni, si chiede quale sia il sistema migliore per drenare il fiume di denaro che l'evasione si porta via. Arrivando fino alla proposta dell'ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, di inserire la voce del canone all'interno della bolletta dell'elettricità.
E il 2012 si apre già sotto il segno meno. In un'estate ricca di avvenimenti sportivi, dagli Europei di calcio alle Olimpiadi, la dg Lei avverte: «Partiamo già con un rosso di 150 milioni a causa dell'acquisto dei diritti sportivi». Tuttavia viale Mazzini non ha troppe remore quando si tratta di stra-pagare conduttori, ospiti e starlette varie. Per dimezzare i cachet da 800mila euro di Vieri e Rivera a Ballando con le stelle è dovuto addirittura intervenire il Cda. E se per il Festival di Sanremo si ripunta sul Morandi - si fa per dire - a «buon mercato» (600mila euro nel 2010), non si lesina nemmeno sui compensi di Fabio Fazio: appena firmato un triennale da 5,5 milioni. Ma, si sa, mamma Rai non lascia i suoi figli a bocca asciutta. Tanto poi si ritocca il canone.

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COMMENTI

#3 leo_polemico (460) - lettore
il 26.12.11 alle ore 18:48 scrive:
Qualcuno è in grado di spiegare perchè la RAI è un "pozzo senza fondo", mentre le tv private, pur senza l'introito della tassa del canone, riescono a vivere e a guadagnare? Non mi si dica che vivono grazie alla pubblicità, perchè i minuti di pubblicità sulle reti rai sono simili a quelli dei concorrenti. E' chiaro che se si strapagano conduttori (per Fazio 5,5 milioni per tre anni equivalgono a 5000 (cinquemila) euro al giorno, beato lui che ha trovato chi glieli dà) e se ciascun "ospite" può contare su introiti di 400.000 euro per una serie di trasmissioni, 40.000 € a puntata, sono, in automatico, giustificati gli "evasori" del canone, che devono mantenere se stessi e famiglia con meno di 20.000 euro ma ANNUI...e non parliamo di pensionati al minimo o a meno di mille euro mensili.
#2 Davide (4966) - lettore
il 25.12.11 alle ore 12:20 scrive:
Il canone è quanto di più iniquo si possa immaginare: un servizio pubblico che non esiste ma che la politica ne fa da padrone. NON PAGHIAMOLO!!!!!!!!
#1 02121940 (7430) - lettore
il 24.12.11 alle ore 18:12 scrive:
Quindi, a quanto pare, solo due terzi degli Italiani pagano l'iniquo canone RAI. Direi che siamo anche troppi e quest'anno cercherò di ricordarmi di dare la disdetta alla Rai entro il mese di gennaio, unendo il versamento di 5 o 6 euro per il "costo" del suggellamento dell'apparecchio. Ci sono varie buone ragioni, ma quella fondamentale è che il canone alla Rai costituisce un indebito balzello che squilibra il mercato televisivo a favore dell'Ente di Stato. Rappresenta un vero e proprio dinosauro fiscale, un balzello preistorico che sopravvive per interesse implicito della Casta politica che ci governa.
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