Lazio, è roulette rossa Il Pdl fatto fuori dalla toga fan del Che

STRATEGIA I vertici del centrodestra preparano il ricorso al Consiglio di Stato. Corteo il 20 marzo

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RomaNella roulette delle sentenze sulle regionali del Lazio è uscito ancora il rosso. I giudici dell'ufficio elettorale circoscrizionale del Lazio, tra i quali la presidente Anna Argento, quella con Che Guevara nella stanza, non hanno ammesso la lista provinciale romana del Pdl presentata lunedì dal partito grazie alla deroga stabilita dal decreto legislativo varato dal governo lo scorso 5 marzo e controfirmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un decreto che però è carta straccia per i giudici di via Varisco, così come per quelli del Tar che lunedì avevano respinto la richiesta del Pdl di sospendere l'esclusione della lista.
Insomma, il Pdl a Roma sembra sbattere contro un muro. Ieri i delegati del partito, ricevuta la decisione dell'ufficio elettorale, hanno lasciato il Tribunale in tutta fretta senza riferire l'esito ai giornalisti, che li hanno inseguiti fino a piazzale Clodio cercando di penetrare il cordone di forze dell'ordine. Poi, riferita la notizia ai vertici del partito, gli avvocati del Pdl si sono subito messi al lavoro per un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, dopo quello presentato sulla decisione del Tar. Sarà probabilmente depositato già stamattina, accompagnato dalla richiesta di una celere fissazione dell'udienza, possibilmente entro sabato, data della pubblicazione dei manifesti elettorali.
Ma il primo partito italiano, convinto ormai di combattere contro un teorema politico più che con l'applicazione cieca delle regole, percorrerà anche altre strade. Come la mobilitazione che si terrà il 20 marzo proprio a Roma, città che ambienti vicini al premier definiscono il simbolo «di come l'opposizione vuole vincere le elezioni» e cioè «attraverso ricorsi e battaglie legali». L'orientamento è emerso nel corso del vertice che Silvio Berlusconi ha tenuto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Grazioli con i coordinatori, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la candidata del Pdl Renata Polverini.
Polverini che, da parte sua, riduce al minimo i commenti e va avanti per la sua strada. Incoraggiata a ciò da Silvio Berlusconi, che ieri l'ha incitata a ignorare le decisioni dei vari tribunali. E incoraggiata ancor di più da un sondaggio commissionato dall'agenzia di stampa Omniroma all'istituto Crespi ed effettuato lunedì e ieri, che la dava al 40 per cento, un punto e mezzo davanti a Emma Bonino al 38,5: un sorpasso rispetto allo stesso sondaggio della settimana scorsa (allora era 39 a 38 per l'esponente radicale). Con tanto di paradossale chiosa da parte di Luigi Crespi: «Nonostante l'handicap dell'assenza del Pdl a Roma, Renata Polverini può vincere. Anche perch´ da questa situazione ha tratto vantaggi in termini di notorietà».
Insomma, il centrodestra a Roma rischia di vincere lo stesso, malgrado l'ostruzionismo della sinistra e della magistratura. A quel punto si parlerebbe per il Pd di beffa atroce e per il Pdl di vittoria storica, con il solo neo del danno economico: la mancata partecipazione alla competizione elettorale nella circoscrizione di Roma potrebbe infatti costare al Pdl circa 4 milioni di euro di rimborsi elettorali. Un calcolo probabilmente per difetto, fatto in base ai risultati del 2005, quando il centrodestra perse. Ieri è stata anche formalmente pubblicata l'ordinanza con la quale il Tar del Lazio ha respinto lunedì sera la richiesta del Pdl di sospensiva dell'esclusione della lista del Pdl. Ad attendere il rilascio delle copie autentiche dell'ordinanza dei giudici amministrativi anche i legali del Pd, che hanno poi portato la sentenza in Tribunale per consegnarla ai magistrati dell'ufficio elettorale e «far sì che l'ufficio elettorale abbia contezza dell'ordinanza del Tar al fine della decisione che dovranno prendere sulla richiesta di ammissione della lista del Pdl». Per i giudici della seconda sezione bis del Tar del Lazio i profili di illegittimità costituzionale del cosiddetto decreto legge «salvaliste» potranno essere valutati durante la trattazione di merito del ricorso del Pdl Roma contro l'esclusione della lista dalle elezioni regionali di fine mese.

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COMMENTI

#2 andymaga (126) - lettore
il 10.03.10 alle ore 14:09 scrive:
Scendiamo in piazza il prossimo 20 marzo, ma per riaffermare il nostro diritto di votare per il Popolo delle Libertà. Nel caso che i magistrati continuino ad impedire questo nostro diritto a votare nel Lazio il nostro PdL, che è il partito di maggioranza relativa in Italia, ritengo che una reazione forte sia quella della totale astensione da parte degli elettori del PdL dall'andare a votare, anche a costo di far vincere la Bonino ormai succube del PD e sopratutto del potere... Che squallore questi radicali, loro che si sono sempre battuti per i diritti civili, oggi che vengono calpestati i diritti primari della maggioranza relativa dei cittadini, si nascondono dietro formalismi burocratici, che loro stessi hanno concorso con atti di forza a determinare. BONINO se hai davvero le p...le compi un gesto clamoroso e ritirati dalla competizione, così da costringere quegli squallidi esponenti del PD laziale a rinviare le elezioni per garantire una competizione leale!!! ...
#1 lucretiaserthra (27) - lettore
il 10.03.10 alle ore 12:20 scrive:
"TUTTI" sanno benissimo che impedendo la presentazione delle liste si escluderebbero dalla competizione politica "qualche milione d'elettori", quindi sarebbe ovvio e saggio punire i pochi responsabili delle eventuali negligenze riscontrate lasciando al Popolo Italiano la facoltà di discriminare questo o quello schieramento politico... ma il connaturato opportunismo umano induce in tentazione... dunque spazio alla diffusione di farisaiche sofisticherie perpetrate all'inquieta borghesia e proletariato... Lucretia Serthra
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

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