Le arance di Rosarno: svendute nei campi, a peso d’oro in tavola

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Gli agrumi di Rosarno sono ottimi: dolci, succosi, sani. Ma da quando vengono staccati dalla pianta al momento in cui finiscono nei sacchetti della spesa, sono al centro di un sistema illegale, speculativo, marcio, che aumenta di sei volte il loro prezzo. Quando un cittadino compra le arance di Rosarno, paga un prezzo al chilo 474% più alto rispetto a quanto quelle stesse arance sono state pagate al coltivatore.

L’esplosione del prezzo «dal campo alla tavola - denuncia la Coldiretti - è causato da distorsioni e speculazioni. Nelle campagne le arance sono pagate in media 27 centesimi al chilo (e solo in questi mesi, dato che mediamente la quotazione per le arance vendute al di fuori dei consorzi arriva a essere di soli 10 centesimi al chilo, ndr), cifra al di sotto dei costi di produzione, ma il prezzo si moltiplica fino a 1,55 euro al chilo per i consumatori».

Schiacciati da un sistema che riconosce loro compensi neanche sufficienti a ripagare le spese sostenute, agli imprenditori agricoli calabri non restano che due alternative: rinunciare e chiudere l’azienda (negli ultimi dieci anni è andato perso per questo motivo il 42% del terreno coltivato ad agrumi) o abbassare ulteriormente i costi di produzione. E spesso, quest’ultima opzione, si traduce con l’utilizzo di lavoratori in nero; proprio come quelli che hanno messo a ferro e fuoco Rosarno. «Va garantita la legalità - ha denunciato ieri il presidente della Coldiretti Sergio Marini - per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro».

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COMMENTI

#3 VT52na (810) - lettore
il 11.01.10 alle ore 19:45 scrive:
... vivere al SUD ... per capire le realtà ... problema_ROSARNO ... chi non conosce le "realtà" Calabrese e "Meridionale" in generale ... è inutile che faccia l' INTELLETUALOIDE ... tirare fiato dalla bocca o scrivere per riempire pagine su quotidiani o settimanali siamo "TUTTI" (quasi) bravi ... o "no" ?!?!?!
#2 Starita (10) - lettore
il 11.01.10 alle ore 13:11 scrive:
Almeno in passato - ma bisognerebbe fare una verifica ad oggi - , in alcune zone, i vari piccoli produttori sapevano che sarebbe passato presso di loro solo UN mediatore e non un secondo nè un terzo . Era chiaro che i mediatori si erano spartiti le zone . Chi passava determinava lui il prezzo, facendo ovviamente leva anche sulla pigrizia del produttore, che avrebbe potuto organizzarsi, individualmente o fra piu', e raccogliere e portare i prodotti al mercato. Domande: 1. i vari enti, attivi nel campo, che fanno per verificare l'inesistenza di queste storture, gravi quanto più subite passivamente e costrettamente dai produttori ? 2. quali stimoli, quali incentivi, dà lo Stato per la costituzione di consorzi per la commercializzazione dei prodotti agricoli ? Solo in questo modo i produttori potrebbero aumentare i loro redditi .
#1 VT52na (810) - lettore
il 11.01.10 alle ore 11:11 scrive:
... sono un produttore della Piana di Sibari ... (agrumi-olive/olio) ... ... ma la "MAFIA-organizzata" dove è ... ??? ... partendo dalle "COOPERATIVE DEL NORD" ... (ma ... CHE FILIERA ORGANIZZATA ED AUTORIZZATA) !!! ... (non certo dal SUD) ... prodotti genuini "meridionali" camuffati con quelli di provenienza diversa ... e quì mi fermo (a VOI le dovute considerazioni) !!!
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