Le carte rivelano: "Cesare" non è Silvio Cosentino ai Pm: "Mai screditato Caldoro"

L'inchiesta sulla "nuova P2", crolla il teorema: gli intercettati dicono che il personaggio misterioso nel settembre 2009 è a Catania, ma il premier non era lì. Il Pdl si prende la rivincita e invoca punizioni per i dietrologi. Cosentino interrogato dai Pm: "Nessun complotto contro Caldoro". I verbali di Lombardi, l'ennesima vanteria: volevo far colpo sul Cav

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Roma Cesare, chi era costui? Gli appassionati compulsatori di intercettazioni (da Repubblica in giù) hanno nei giorni scorsi spiegato, con tanto di dotti paralleli storici, che quell’augusto nomignolo, usato nei loro conversari dai compari della combriccola ribattezzata pomposamente P3, non poteva che nascondere Lui, il Cesare Augusto di Palazzo Chigi. Berlusconi, insomma.
Così tutto tornava, e la temibile piramide criminogena sotto inchiesta trovava il suo vertice. E che vertice. Ieri però, come in ogni giallo che si rispetti, è saltato fuori l’alibi che rischia di smontare il teorema cesarista. Il primo a segnalare l’incongruenza è stato il giornalista Filippo Facci, che su Libero è andato a scovare un’intercettazione nel corso della quale Flavio Carboni e Arcangelo Martino, pilastri della «P3» sardo-partenopea, discutevano di candidature in Campania e a un certo punto evocavano il personaggio misterioso: «Cesare? Cesare è a Catania, e rientra sabato o venerdì sera». Ora, siccome le intercettazioni hanno una data e un orario, è bastato controllare l’agenda del premier dell’epoca (settembre 2009) per scoprire che Berlusconi, in quei giorni, a Catania non ci era passato neppure per sbaglio. Se questo è il criterio con cui si individuano gli adepti della «P3», nota il giornalista, pure Giorgio Napolitano (evocato come «amico mio» da Martino), potrebbe essere accusato di avere «un ruolo occulto».
Il mistero sulla vera identità di Cesare torna in alto mare, quel minaccioso «Cesare deve spiegare» che campeggiava ieri sulla prima di Repubblica deve trovarsi un nuovo destinatario, e nel Pdl si celebra la sconfitta dei «dietrologi della sinistra».
L’avvocato Niccolò Ghedini conferma l’alibi di ferro e sottolinea: «Come era facile intuire il nome “Cesare” non si riferisce affatto al presidente Berlusconi», basta una lettura attenta degli atti processuali per capirlo. E quindi «è del tutto evidente che Cesare è da individuarsi in altro soggetto, e ciò fa irrimediabilmente venir meno tutte le illazioni prospettate in questi giorni». La soddisfazione del difensore del premier dà il via alle prese di posizione degli esponenti berlusconiani. Il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto ironizza sulle «pagine e pagine di Repubblica e dell’Unità che possono andare al macero», mentre «l’acutissimo Massimo Giannini (vicedirettore di Repubblica, ndr) deve riscrivere diversi articoli», zeppi di «centinaia di richiami a Bruto e alle Idi di marzo». E magari, lascia intendere Cicchitto, potrebbe anche «partire qualche querela», da parte del mancato Cesare. Più esplicito, il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, che invoca «punizioni» per chi ha diffamato: «In un Paese civile sarebbe giusto che i giornali e le persone che, essendo a conoscenza di tutte le intercettazioni, ne hanno voluto usare una sola parte per attaccare Berlusconi ora, di fronte alla verità, pagassero». E chi «con la menzogna cerca di destabilizzare le istituzioni potrebbe incorrere in qualcosa di più pesante che una punizione pecuniaria».
Per Repubblica la giornata, cominciata male, finisce peggio: non solo Berlusconi non è Cesare, ma neppure Giancarlo Capaldo era Capaldo: il procuratore aggiunto di Roma, a sera, ha smentito l’intervista che il quotidiano gli pubblicava con evidenza ieri: «Mai rilasciata», e «mai pronunciato» le frasi che venivano virgolettate nel titolo a proposito della P3 su cui indaga («Una società occulta devastante che condizionava le istituzioni»).
Sul fronte inchiesta, ieri è stato interrogato l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, che ha smentito le accuse: nessun complotto contro l’attuale governatore della Campania Stefano Caldoro. Nessun tentativo di gettare fango con attività di dossieraggio per farne saltare la candidatura alla presidenza della Regione. «Non ho in alcun modo tentato di screditare Stefano Caldoro», ha assicurato ai Pm. «Quando io ho preso il Pdl in mano in Campania - dice Cosentino - eravamo opposizione in tutte le realtà locali, con me siamo ora al governo. Pensate che uno con questo ruolo e con questa forza si metta a fare dossieraggio per screditare un candidato che ho voluto insieme a tutto il partito? Pura fantasia».
«È quel che ha detto anche a me e a Berlusconi», conferma Caldoro. Che però precisa, gelido, che la sua candidatura non è stata voluta da Cosentino: «È stata una scelta di Berlusconi, poi sostenuta dal Pdl».
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COMMENTI

39 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8   pagine dal più vecchio | dal più recente
#39 Piage (162) - lettore
il 19.07.10 alle ore 10:50 scrive:
Che cesare sa Berlusconi non l'ha inventato Repubblica, ma è una nota dei Carabinieri che hanno svolto le indagini!Repubblica ha riportato questo. In ogni caso, anche se cesare non fosse silvio... la combriccola intercettata è composta dai suoi uomini più fidati! (anche il grande compagno di una vita dell'utri) Silvio sarà pure pulito, ma intorno a lui puzza quasi tutto!
#38 centocinque (3064) - lettore
il 19.07.10 alle ore 8:34 scrive:
E se Cesare stesse dalle parti di largo Fochetti?
#37 oss777 (291) - lettore
il 18.07.10 alle ore 23:54 scrive:
mi trovo in Canada ed e- notizia di oggi sul globe and mail ,uno dei piu importanti quotidiani di questo paese , della perquisizione e del seouestro di documenti presso il ministero dell'Ontario responsabile per l.edilizia ed i permessi connessi, l'articolo parla di un numero imprecisato di funzionari ed impiegati sotto inchiesta e conclude che il numero ed i nomi verranno divulgati quando e se ci sara una incriminazione ufficiale . Questo dimostra che certo tutto il mondo e' paese , ma anche che qualche paese e molto piu' civile di altri quando si tratta di privacy dei cittadini .
#36 fasal82 (23) - lettore
il 18.07.10 alle ore 23:34 scrive:
#35 gstrazz46 beh a quello che si sta vedendo in questi giorni penso proprio di no...ma non mi sembrano siano tanto toghe rosse...mi sembrano più toghe blu!!! o sbaglio? riguardo a quelli di sinistra, prima di tutto è da verificare che siano proprio tutti di sinistra ( sono solo di opposizione, perchè come ben saprai di pietro e de magistris sono realmente di destra!!) ma comunque se non mi sbaglio si sono dimessi o sono stati tolti dall'ordine, quindi a quel punto possono fare quello che vogliono... de magistris per esempio è stato allontanato xk indagava contro mastella e i giudici di salerno che dovevano verificare sono stati spostati xk avevo notato che c'era stato il comportamento ambiguo di alcuni giudici...un pò quello k sta succedendo ora!!! ps. ma la lega non governa con B.? mi sembra di si!!!
#35 gstrazz46 (910) - lettore
il 18.07.10 alle ore 19:38 scrive:
#29falsal: Ma tu sei veramente convinto che i magistrati ATTUALMENTE sono jndipendenti dalla politica? Con il CSM diviso in correnti POLITICHE? Con l'ANM che fa POLITICA tutti i giorni? Con i magistrati che passano ogni due per tre dalla toga alla politica attiva (più spesso a sinistra), magari militando in partiti avversi a coloro che avevano indagato fino al giorno prima? Con magistrati che partecipano attivamente a manifestazioni politiche e sottoscrivono documenti di chiara impronta politica? Va bene l'ingenuità(?), ma fino a questo punto.....Nemmeno uno fosse arrivato ora da un altro pianeta! Il Berlusca non pensa affatto alla dipendenza del magistrato dalla politica; vuole la separazione delle carriere come avviene nella maggior parte delle democrazie : eventualmente è Bossi che propone il PM elettivo( come pure avviene in Paesi di vecchia e consolidata democrazia)
39 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8   pagine RSS commenti | Cosa sono?
Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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