martedì 09 febbraio 2010
Aggiornato oggi alle 20:54
 INTERNI
domenica 28 giugno 2009, 07:37

"Le date delle stragi di Osama sono nel Frankenstein"

Toni Paone da una copia del romanzo ottocentesco comprata sulle bancarelle ha ricavato un saggio che si legge come un giallo. "Benazir Bhutto per 20 anni mise in guardia l’Occidente dal mostro. Sayyid Qutb, autore del vangelo degli attentatori suicidi, conosceva il libro di Mary Shelley. E fra i suoi allievi c’era Al Zawahiri"

  Strumenti utili
 Carattere
caricamento in corso...
caricamento...
 Invia a un amico
 Stampa
 Rss
Condividi su Facebook
Le date degli attentati di Al Qaeda che hanno insanguinato l’Occidente erano tutte contenute nel Frankenstein della scrittrice inglese Mary Shelley e i fondamentalisti islamici che li hanno progettati si sono probabilmente ispirati al mostro creato dal dottor Victor Frankenstein. Lo ha scoperto, forse per competenza territoriale, uno studioso originario di Portici: nel celeberrimo romanzo ottocentesco, lo scienziato svizzero che costruisce l’orribile creatura risulta nato a Napoli. E morto un 11 settembre.
Il professor Toni Paone è il primo a volersi difendere da simili suggestioni, «ben conscio che inseguendo la ghematriah e la kabbâlah si può far dire ai numeri e alle lettere tutto e il contrario di tutto». Eppure. Sommando le cifre che compongono la data 11/9 abbiamo di nuovo 11 e lo stesso sommando le cifre del corrispondente giorno dell’anno, il 254°, ossia 2+5+4 uguale 11. Undici è il numero d’ordine cronologico d’ingresso dello Stato di New York nell’Unione federale. Undici è il giorno della nascita di Al Qaeda nell’agosto 1998. Undici era il numero del volo American airlines che aprì la sequenza catastrofica. Undici la somma che si ricava addizionando 92, ovvero il numero di passeggeri su quell’aereo. Undici le lettere contenute in New York City, The Pentagon, George W. Bush, Afghanistan. Se poi la tragica data viene scritta all’americana, col mese che precede il giorno, salta fuori 9/11, cioè il numero telefonico di emergenza negli Usa. E 911 è esattamente il numero di giorni intercorsi fra l’attacco del 2001 alle Torri gemelle e le bombe del 2004 nella metropolitana di Madrid, tenendo conto dell’anno bisestile che c’era di mezzo.
Paone sta facendo il giro delle case editrici per proporre il dattiloscritto del suo Frankenstein & Al Qaeda, sottotitolo L’ombra del mostro negli attentati terroristici del XXI secolo all’Occidente, un saggio rigoroso e angosciante che si legge come un giallo, un’accurata ricognizione letteraria che si trasforma in una stringente analisi politica. Con tanto di copertina che s’è disegnato da solo, utilizzando la locandina di The Colossus of New York, un film del 1958 in qualche modo anticipatorio, nel quale il Frankenstein di turno sullo schermo seminava morte al Palazzo di Vetro dell’Onu: la costruzione delle Twin towers del World trade center sarebbe cominciata soltanto otto anni dopo.
«I grattacieli al centro degli attacchi del 2001 erano la rappresentazione iconica in scala ciclopica del numero 11», suggerisce il professor Paone. «Con la loro apparenza solida e parallelepipeda simboleggiavano un doppio gendarme messo a guardia dell’ordine economico mondiale». Tutto diresti tranne che venga da studi di perito agrario. Nel 2005 s’è laureato in lettere moderne all’Università Federico II di Napoli con 110 e lode e menzione d’onore, «un po’ fuori tempo massimo, perché ho sempre dovuto lavorare per mantenermi negli studi, prima come ispettore di agricoltura biologica e poi come consulente telefonico della British Telecom in Irlanda, dove ho abitato per due anni».
Il libro in cerca di editore è nato dall’incoraggiamento del sociologo delle comunicazioni Alberto Abruzzese, con il quale Paone, oggi insegnante precario in attesa di collocazione nelle scuole secondarie di Ferrara pur essendo residente nel Casertano, ha collaborato nell’ambito del Festival del reportage di Atri (Teramo) diretto da Toni Capuozzo, l’inviato di guerra del Tg5. «Non so se le mie teorie siano vere, però sono seduttive, rappresentano la cronaca di una fascinazione», spiega l’autore, convinto d’essere più vittima che protagonista di un caso di serendipità: la scoperta di una verità imprevista, e non inseguita, mentre era alla ricerca di tutt’altro. Quasi una predisposizione di natura, che si direbbe correlata a una sensibilità ultrasensoriale scaturita dalla misteriosa patologia di cui soffre fin dalla nascita: «A volte, rincorrendo le mie idee, vengo colto da una sincope di pochi secondi, come una piccola morte. All’età di 12 anni fui studiato senza successo dal professor Henri Gastaut al Centre hospitalier universitaire de la Timone di Marsiglia, scopritore della sindrome che da lui prende il nome. Adesso il professor Aldo Quattrone, direttore dell’Istituto di scienze neurologiche del Cnr di Cosenza, non vede l’ora di dare un’occhiata al mio cervello per capirne di più».
Pagina  1234  | Successiva 
caricamento in corso...
caricamento in corso...

Pubblicità

I nostri servizi