domenica 23 luglio 2006, 00:00
Le frasi matte dell«altro» Bartezzaghi «In redazione ho sentito urla beduine»
Figlio del grande Pietro, che per anni ha occupato la pagina 41 della «Settimana Enigmistica», semiologo, studia «lallegria delle parole». Ha appena pubblicato il libro «Non ne ho la più squallida idea»
Sembrava che di Bartezzaghi, a questo mondo, potesse essercene uno solo, il Bartezzaghi con larticolo determinativo incorporato che per decenni ha occupato con le sue Parole crociate a schema libero la pagina 41 della Settimana Enigmistica diretta dal «Cavaliere del Lavoro Gr. Uff. Dott. Ing. Giorgio Sisini Conte di SantAndrea», diventando, e restando anche dopo morto, sinonimo di cruciverba irrisolvibile.
Invece eccone qui un altro che si diverte con le parole ma senza far ammattire il suo pubblico. Uno specialista in anagrammi: mischiando le lettere del nome e cognome ha trasformato Rocco Buttiglione in «un clerico bigotto» e Lucia Mondella dei Promessi sposi in «lucida monella». Uno specialista in definizioni: mascarpone, formaggio fermentato nelle calzature degli alpini; Voltaire, unità di misura dellIlluminismo. Uno specialista in titoli: rivalità fra attori, Lupi della ribalta; vendite di fine stagione, A qualcuno piace saldo. Uno specialista in criptografie mnemoniche: cucchiaino, mezzo minuto di raccoglimento. Uno specialista soprattutto in frasi matte tratte dalla vita quotidiana, tutte realmente pronunciate o scritte: le più esilaranti («se il sintomo persiste, insultare il medico»; «è stata la goccia che ha fatto traboccare il water»; «tutti i nodi vengono a galla»; «che brutto taglio di capelli! sembri lultimo dei caimani»; «sono stanca di essere lo zibellino di tutti»; «non ti curar di lor, ma guarda i passeri»; «prima di tutto, voglio fare una postilla»; «Hitler poche ore prima di morire si suicidò»; «non è tutto oro quello che cola»; «di questo passo arriveremo alle candele greche») le ha appena raccolte in un libro dal titolo programmatico, Non ne ho la più squallida idea, edito da Mondadori.
Del primo Bartezzaghi, che allanagrafe faceva Pietro ma per tutti era Piero, questo Bartezzaghi è il figlio. Si chiama Stefano, è nato a Milano nel 1962. Semiologo, esperto di linguaggio e di giochi, studia «lallegria delle parole». Sè laureato col professor Umberto Eco a Bologna (110 e lode), ha insegnato allUniversità di Bergamo («ma ho capito che per fare il docente ci vuole o una grande dedizione o un grande pelo sullo stomaco»), ha curato quasi 200 puntate di varie trasmissioni a Radiodue e Radiotre, ha scritto una mezza dozzina di libri, ha collaborato con LEuropeo e con linserto Tuttolibri della Stampa prima di passare alla Repubblica.
Stefano Bartezzaghi ha imparato a leggere a quattro anni sulla Settimana Enigmistica. «Univo i numerini della Pista cifrata, e intanto raccoglievo le figurine Panini: tifavo per il grande Cagliari di Gigi Riva. Papà cominciò a darmi 100 lire di mancia per ogni cruciverba risolto. Fu un incentivo a sperimentare giochi nuovi, sempre più difficili». La sfida tra padre e figlio sinterruppe presto. A soli 56 anni, Pietro Bartezzaghi fu colpito da una terribile nemesi: «Un tumore al cervello, la malattia che temeva di più. Ci parlava sempre di una sua lettrice che, volendo capire se lintervento chirurgico per un male analogo era riuscito, appena risvegliatasi dallanestesia generale aveva chiesto ai medici: Fatemi risolvere un Bartezzaghi. Papà ha vissuto col terrore di perdere le proprie facoltà mentali. Per fortuna ha continuato a lavorare ai suoi cruciverba fino a due ore prima di morire. Cè del vero nello slogan Il passatempo più sano ed economico coniato dal suo settimanale. Non ho mai conosciuto un enigmista rincoglionito».