Le strane amnesie sul quoziente familiare

Come si fa a chiedere un medesimo contributo di solidarietà a chi guadagna 100mila euro e non ha figli e a chi, invece, ha una famiglia di sei persone?

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Cosa ripeteva da giorni e giorni Pierluigi Bersani in merito alle misure da introdurre nella manovra? In sostanza, suggeriva solo un’idea: che chi più ha, più deve contribuire. Il segretario del Pd sa bene che in Italia abbiamo una tassazione progressiva, e che quindi le cose stanno già così. Ma egli proponeva a viva voce che si colpissero i ricchi e che, insomma, i soldi fossero tolti dalle tasche dei contribuenti meglio retribuiti.
È questo, in sostanza, che il governo ha fatto con la norma che penalizza gli stipendi lordi del settore privato che superano i 90 e i 150mila euro. Si tratta, in un certo senso, di un innalzamento delle aliquote. Ma il taglio degli stipendi privati più elevati è assai contestabile pure su un punto specifico: basti pensare che un gruppo familiare in cui abbiamo due redditi di 80mila euro non verrà toccato, mentre la batosta sarà decisamente pesante per la famiglia in cui lavora soltanto un coniuge, il quale però guadagna 160mila euro.
Più in generale, la misura sembra incoerente anche rispetto all’egualitarismo che sta alla base del prelievo fiscale. Come si fa, in effetti, a chiedere un medesimo contributo di solidarietà a chi guadagna 100mila euro e non ha figli e a chi, invece, ha una famiglia di sei persone? Se il difetto maggiore di questo ulteriore balzello sta nel colpire i soliti e nel fare propria la logica del risentimento sociale, perfino sul piano degli strumenti adottati si espone a molte e motivate critiche.
Punire i redditi medio-alti, e in modo così indiscriminato, significa soprattutto mandare un messaggio ben chiaro a quella parte della società che più ha avuto successo, anche grazie a impegno e professionalità. Non è soltanto un invito a trovare quei sotterfugi in cui gli italiani sono maestri (spingendo nel nero almeno una parte della retribuzione), ma è anche uno stimolo a indirizzare verso altri lidi le proprie attività. Per giunta, introdurre in tal modo questa specie di patrimoniale, significa vanificare in un colpo solo tanta retorica governativa sul tema della famiglia, intesa quale cellula fondamentale della società.
Nelle prossime settimane è allora necessario fare il possibile perché - nelle negoziazioni parlamentari - si ponga rimedio: provando a eliminare il balzello o quanto meno introducendo detrazioni legate al nucleo familiare che ne attenuino la portata. È vero che le vittime di questo prelievo appartengono a un gruppo sociale che non scenderà mai in piazza e ha davvero una limitata rappresentanza politica. Da sempre, il ceto medio è esposto a ogni forma di rapina istituzionalizzata e ha davvero pochi mezzi per opporsi. La battaglia a sua difesa è però importante anche per rendere maggiormente incisiva la manovra in tema di riduzione della spesa e privatizzazioni. Vendere le azioni di Poste e Finmeccanica è assai più saggio che taglieggiare ancora una volta quel che resta della borghesia italiana.
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COMMENTI

8 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#8 maumen (164) - lettore
il 14.08.11 alle ore 17:21 scrive:
Concordo pienamente con l'articolo. I politici italiani sono troppo vecchi e hanno dimenticato forse le difficoltà nel gestire figli. In Finlandia lo stato ad ogni famiglia, prescindendo dal reddito, assegna 150 euro per ciascun figlio. In Italia lo stato penalizza le famiglie, quasi come se fare figli sia una colpa. Che importa in effetti ai nostri politici se l'Inps non riuscira' in futuro a pagare le pensioni, tanto i vitalizi sono sganciati dal calo delle nascite quindi il tesoretto e' assicurato. Ma se uno stato e' in bancarotta il curatore fallimentare (governo tecnico o nuovo governo) deve interrompere ogni trasferimento di denaro che reca pregiudizio economico al paese e avviare la revocatoria fallimentare tesa a recuperare il maltolto.....
#7 bluangel (257) - lettore
il 14.08.11 alle ore 15:43 scrive:
Ma vi rendete conto che state parlando di redditi 100.000 e di 160.000 euro. Come cacchio fate a discutere e scaqndalizzarvi su famiglie che io definirei non di ceto medio ma ricchi, nel senso più pieno della parola. E poi, non facciamo paragoni assurdi...Non esistono più famiglie, o perlomeno sono rare, con 4 figli se non nel ceto più basso, anche se ciò può sembrare un parsadosso. Per quanto riguarda il nero potete starne certi che lo pratica anche il contribuente sia di piccolo, di medio che di alto reddito, senza distinzione alcuna. Il contribuente ''perfetto'' in Italia non esiste se non quello statale, lì fisco ti colpisce alla fonte. Il fuori busta esiste ancora. E poi, il prelievo per uno che guadagna 100 o 160.00 è talmente irrisorio che certamente non stravolgerà l'abituale tenore di vita.
#6 Marco1975Punto (1) - lettore
il 14.08.11 alle ore 13:15 scrive:
Io personalmente ritengo che da un punto di vista del reddito non sia la stessa cosa avere una sola persona che lavora con un reddito di 160mila euro o due persone, marito e moglie, con ciascuno un reddito di 80mila.Pertanto che non vi sia un senso di disparita' nella manovra come lascia intendere l'articolo qui sopra.Avere due persone che lavorano vuol dire doppio impegno,due macchine,una tata per gestire i bambini a casa e costi piu' importanti per le gestioni di tutti i giorni. Al contrario,sono d'accordo sul punto che si debba tenere conto del numero dei componenti familiari per pasare meno sulle famiglie molto numerose.
#5 cast49 (6431) - lettore
il 14.08.11 alle ore 12:03 scrive:
Berlusconi aveva ragione quando disse di voler cambiare l'italia,ma purtroppo tante cose sono successe,a cominciare dall'avviso di garanzia nel '94 che ha portato anche a questo stato di cose.Eventi inimmaginabili,l'attacco agli usa,catastrofi naturali,la mano rossa della magistratura,l'oscurantismo delle sinistre,l'euro che ci ha rovinati,le finanze e i mercati,gli stati emergenti,e soprattutto la crisi degli usa che ha portato alla rovina sia loro che il vecchio continente,ecc...tutto ciò ha portato ovviamente a sconvolgimenti nella politica;ma non diamo tutte le colpe al governo che qualcosa ha fatto in passato e nel presente;questa manovra ci è stata imposta dall'alto, può darsi che nel futuro le cose cambiano,con più stabilità,sempre che la sinistra stia a cuccia.
#4 lallo1045 (485) - lettore
il 14.08.11 alle ore 10:16 scrive:
Manovra soggetta alla variabile "caldo" Mai dovrebbero esser fatte leggi in estate, poiché, specialmente a ROMA, il caldo fa soffrire, picchia alla testa, e, nella sofferenza, il cervello può esser dichiarato "oincapace di intendere e volere". E uqesti politici sarebbero quelli che continuano predicare il RIGORE. Siete peggio delle "Repubbliche delle banane", con tutto il rispetto per le banane.
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