Le voci di dimissioni e la telefonata di Silvio

Oggi incontro chiarificatore tra il premier e il titolare dell’economia Bossi: «Giulio è intoccabile»

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Roma Un colpo di scena per il «caso Tremonti». Il deteriorarsi delle relazioni tra il titolare del Tesoro e le componenti Pdl di esecutivo e maggioranza potrebbe indurre il ministro all’estremo passo, quello delle dimissioni. Già minacciate in passato, per la verità, ma questa volta è tutto diverso. Anche se Berlusconi sarebbe ovviamente intenzionato a respingerle. E ieri in tarda serata - dopo una prima chiamata «preparatoria» di Gianni Letta - il premier, in trasferta nella dacia di Putin, ha telefonato al ministro per rassicurarlo e organizzare un colloquio chiarificatore, già fissato per stamattina prima del Consiglio dei ministri.
Le prime avvisaglie delle difficoltà per Tremonti già mercoledì scorso, quando il sito notapolitica.it ha diffuso un documento nel quale si sottolineava che «le scelte di politica economica fin qui fatte non appaiono sufficienti». Il «decalogo», elaborato dagli spin doctor gravitanti attorno ad autorevoli esponenti del Pdl, propone l’adozione di una serie di misure che spaziano dall’abbassamento della pressione fiscale all’aumento dell’età pensionabile a una ridefinizione del rapporto con gli istituti di credito privati. Azioni in netto contrasto con il rigore dei conti pubblici propugnato da Tremonti.
Il secondo evento appare ancor meno piacevole. A margine della cena di Aspen Italia (presieduta dal ministro) in onore dell’ambasciatore Usa Thorne, riferiscono alcune fonti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno avrebbe avuto un alterco dai toni particolarmente accesi con Tremonti, «reo» di aver espunto dalla Finanziaria gli stanziamenti per le infrastrutture. La circostanza del battibecco è stata negata dal Campidoglio, ma non è un segreto che i rapporti non siano idilliaci.
Il terzo «colpo» è rintoccato nella notte, quando il ministro dell’Economia è stato informato che all’assemblea della Cna Gianni Letta avrebbe letto un messaggio del premier nel quale si faceva riferimento al «taglio graduale dell’Irap». L’annuncio di Berlusconi è tutto inscritto nel programma di governo presentato nel 2008. Sorprendente è però la tempistica: il premier ha lanciato una volata lunghissima in vista delle Regionali 2010 proponendo un provvedimento di spesa, sia pure graditissimo alle imprese, ma di spesa. Facendo così mancare una sponda a un ministro che il premier ha difeso pure nella querelle del «posto fisso».
Dopo una notte concitata e una giornata, quella di ieri, nella quale Tremonti è rimasto silente, sarebbe maturata l’idea delle dimissioni. Secondo quanto apprende il Giornale, l’atteggiamento del presidente del Consiglio sarebbe quello di respingerle e ripartire ancor più decisamente con l’azione di governo. La «politica del fare» non ammette tempi morti.
La vicenda non resterà senza strascichi. La strategia attendista di Tremonti, da un lato, ha prodotto una sostanziale tenuta dei conti pubblici dinanzi alla crisi ma, dall’altro lato, ha imposto più di uno stop alle richieste degli altri esponenti di governo. I ministri Fitto e Prestigiacomo sono stati molto critici verso la Banca del Mezzogiorno, promossa dal ministro prima ancora di mettere nero su bianco il piano per il Sud. Oltretutto, c’è una larga parte del Pdl che non intende aspettare lo scudo fiscale per sapere se i propri progetti potranno realizzarsi. «I soldi ci sono già», mormorano in molti nella maggioranza.
Ma Umberto Bossi avverte gli alleati: «Tremonti è intoccabile». La Lega non accetta cambi in corsa, ora la palla passa al premier.
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COMMENTI

43 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9   pagine dal più vecchio | dal più recente
#43 Fabio_63 (1088) - lettore
il 23.10.09 alle ore 23:20 scrive:
Se i soldi non ci sono, quali spendiamo? E a che scopo? Per porgere il destro alla sinistra? In realtà la ricerca del consenso presso i ceti popolari va effettuata secondo la giusta strategia leghista, con il porta a porta, consumandosi le suole delle scarpe, coinvolgendo il popolo, e non con il sistema meridionale dei capibastone che distribuiscono favori dall'alto in cambio di voti. La rivoluzione o la si fa o la si fa. Altrimenti andiamocene a casa, e lasciamo governare i rivoluzionari al caviale che stanno a sinistra.
#42 ermetere (1551) - lettore
il 23.10.09 alle ore 22:13 scrive:
E' inutile, anche se ci giriamo intorno, l'unico modo serio per poter llegerire la pressione fiscale, è tagliare nel settore della politica politicante, he tradotto, è come convincere il tacchino a recarsi da solo sul tagliere,magari cantando le carole.Parlo di chiudere, in tempi brevissimi,magari già prima delle elezioni di marzo, le Provincie (si potrebbe iniziare dicendo che quelle in scioglimento non si riattiveranno e passare ad altre strutture gli impiegati,Regioni e Comuni,ma soprattutto gli uffici amministrativi più in crisi,come la Giustizia.Mancano gli amministrativi,dicono?Prendiamoli lì.Per archiviare i faldoni, stilare verbali...non serve una preparazione giuridica,solo una di segreteria.Il livello è lo stesso). Il risparmio sarebbe stato ipotizzato in 10 miliardi annui sui 14 delle spese di funzionamento.Mi contenterei di 7.ci farai qualcosa.Certo,c'è il rovescio della medaglia.15/20mila politici e portaborse che vanno a spasso.A mio avviso, la parte migliore del piano.
#41 Milena (187) - lettore
il 23.10.09 alle ore 22:05 scrive:
Sono di vecchia scuola. I ministri sono nominati dal governo. A questo debbono rendere conto. Qualsiasi sia la propria posizione o la propria pretesa o la propria consapevolezza di non saper o di non poter fare devono renderne conto solo a chi li ha nominati. Ogni altra supposizione, ogni altro intralcio da parte dei giornalisti che per far notizia guardano ad ogni sospiro di vento, ogni virgola, ogni scambio di vedute ecc. lascia il tempo che trova Se Tremonti non si trova più in sintonia con quanto gli è stato richiesto dal governo si dimetta. Il governo a sua volta renderà conto a noi cittadini che lo abbiamo eletto attraverso i suoi rappresentanti.
#40 rossi giovanni (8) - lettore
il 23.10.09 alle ore 17:29 scrive:
A mio avviso Tremonti non è un buon ministro del tesoro, è ottimo e gli dobbiamo tutti qualcosa; stia al suo posto e morda lui qualcuno invece di farsi mordere.Grazie a suoi colleghi meno determinati di lui siamo titolari adesso di un enorme debito pubblico è ora di farla finita.Avanti così egregio ministro e per usare un modo di dire di altri tempi boia chi molla sl sl sl g.rossi
#39 franco.biolcati (356) - lettore
il 23.10.09 alle ore 17:02 scrive:
Per favore, lasciate lavorare in pace Tremonti! Lui sa cosa dare e quando.
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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