martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
lunedì 31 dicembre 2007, 08:59

Letizia Moratti: "Il governo ha deciso di abbandonare il Nord"

Il sindaco di Milano: "Questa città e la Lombardia sono il motore del Paese, guai dimenticarsene. Malpensa è l’unico vero hub italiano, così facendo s’indebolisce il sistema Italia. Senza un nostro vettore non siamo autonomi. La vendita di Alitalia? Un suicidio. C'è una gravissima sottovalutazione dei problemi: basta guardare alla difficoltà di ottenere le infrastrutture necessarie alla nostra economia"

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L'eutanasia di Malpensa, infrastrutture che stentano a partire, 500 milioni di euro a Roma e 150 a Milano, una Finanziaria che penalizza i Comuni virtuosi. Nessuna risposta all’allarme sicurezza, all’immigrazione clandestina, alla diffusione della droga, della prostituzione. Il governo abbandona il Nord. «C’è una gravissima sottovalutazione dei problemi». Letizia Moratti è il primo sindaco donna di Milano. E anche il primo ad aver portato in piazza i cittadini per chiedere nuove leggi per combattere la criminalità.
Sindaco Moratti, hanno scelto di far fuori Malpensa per salvare Alitalia. La lobby romana vince ancora?

«Non vince nessuno. È un progetto sbagliato. Non per Milano, non per la Lombardia. Questo è un progetto sbagliato per l’intero Paese».
Così si pensa. Ma solo al di sopra del Po.
«Il piano di Alitalia è assurdo, ridimensiona l’aeroporto che è collocato lì dove c’è il mercato. Le merci, i biglietti venduti. Malpensa è l’unico vero hub d’Italia. Lo dicono i numeri: in Europa è al quinto posto con il 34 per cento dei passeggeri in transito. Fiumicino è molto più indietro».
E allora?
«Allora il governo, come ha fatto l’Olanda, ha la responsabilità di porre, al potenziale acquirente, vincoli coerenti con la propria politica economica, finanziaria, passeggeri, merci, dei trasporti, del turismo». Non lo fa.
«Ed è gravissimo. Non è una questione del Nord, ma un problema politico nazionale. Lo ripeto, non avere un hub lì dove c’è il mercato significa non poter più decidere nulla in autonomia».
Sindaci, governatori, industriali si sono sollevati, ma non è cambiato proprio nulla.
«Nel governo c’è una gravissima sottovalutazione complessiva dei problemi del Nord».
Vuol dire che con il centrosinistra è aumentato lo scollamento? Che si apre una questione settentrionale?
«Basta guardare alla difficoltà di ottenere le infrastrutture necessarie alla nostra economia. Abbiamo avuto 150 milioni di euro solo grazie alla particolare sensibilità di un ministro come Antonio Di Pietro. Roma di milioni ne ha avuti 500 e oltre a ciò anche la deroga dal patto di stabilità per le infrastrutture. Questo significa un’enorme elasticità nel bilancio. E poi l’Ici».
Milano l’ha tagliata per prima.
«Siamo un Comune virtuoso, eppure il governo ci penalizza. Nel taglio dell’Ici previsto dal governo si aumentano le detrazioni ai Comuni che hanno le tasse più alte, penalizzando invece quelli che la hanno abbassate. Concedendo più contributi a chi ha i conti meno in ordine. Parliamo del 50 o 60 per cento in più. Milano e la Lombardia sono il motore del Paese, guai a dimenticarsene. Sarebbe un problema anche per il Sud».
A tasse Milano come sta?
«Le abbiamo abbassate. Meno 4,2 per cento contro un più 8,5 della media nazionale. E questo aumentando di 94milioni di euro i servizi: famiglia, cultura, sicurezza. E nonostante 68 milioni di euro di trasferimenti in meno dal governo».
Avrà mica la bacchetta magica...

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