Lettera a Napolitano: astenersi è un diritto

Napolitano, in vista della consultazione referendaria, ha affermato che andare alle urne è un dovere. Non è così: evitare il voto è una scelta legittimata anche dalla Costituzione

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Caro Presidente Giorgio Napolitano, Le scrivo per chiederle, quale Presidente di tutti gli italiani, di manifestare pubblicamente la piena legittimità del «non voto» al referendum, chiarendo che i cittadini hanno l'assoluta facoltà di non andare a votare per i referendum abrogativi di leggi approvate dal Parlamento e d a lei stesso promulgate, sottolineando che si tratta di una scelta conforme all’articolo 75 della Costituzione e della Legge 25 maggio 1970 n. 352, che contemplano il «diritto » ma non il «dovere» del voto al referendum. La mia richiesta si giustifica per quanto lei ha detto lo scorso 6 giugno quando, alla domanda se si sarebbe o meno recato alle urne il prossimo 12 e 13 giugno per votare i 4 referendum, lei ha risposto affermativamente in questi termini: «Sono un elettore che fa sempre il suo dovere». Ora dal momento che non è affatto un «dovere » ma soltanto un «diritto» votare al referendum, le chiedo di rettificare pubblicamente la sua posizione per restituire piena dignità agli italiani che scelgono di non votare, eliminando qualsiasi ombra di dubbio che siano da considerarsi cittadini meno rispettosi della nostra Costituzione e delle nostre leggi. La mia preoccupazione si fonda, su un piano più ampio, sulla constatazione della parzialità, che talvolta sconfina nella faziosità, dell’informazione pubblica offerta dalle televisioni e dai giornali che si limitano ad indicare ai cittadini che possono votare «Sì» o «No», si ricorda che il referendum deve ottenere il 50 per cento più un voto degli aventi diritto al voto per essere considerato valido, ma in nessun modo si comunica agli italiani che hanno la facoltà di non andare a votare. Ebbene dal momento che l’esito del referendum non sarà determinato dal rapporto tra i «Sì» e i «No», bensì tra chi andrà a votare e chi non andrà a votare, è del tutto evidente che se gli italiani non sanno che è assolutamente legittimo non andare a votare o se anche dovessero semplicemente nutrire il sospetto che non andando a votare sarebbero da considerarsi dei cittadini meno degni di chi va a votare, si commette una grave scorrettezza sul piano dell’informazione e si procura un serio danno politico a chi sceglie di non votare. Perciò mi auguro, caro Presidente, che lei possa dare il buon esempio affinché l'insieme dei mezzi di comunicazione di massa assicurino un’informazione corretta e responsabile, finalizzata a far conoscere la realtà del dettame costituzionale e giuridico in materia referendaria e a garantire il rispetto della pari dignità dei cittadini che votano o che all’opposto scelgono di non votare per il referendum. La mia richiesta risulta ancor più giustificata dal momento che tutte e quattro le leggi o relative norme di cui si chiede l'abrogazione sono state da lei promulgate senza ricorrere al rinvio alle Camere, dove quindi l’assenza di rilievi nel merito o nella forma implica una sua sostanziale accettazione non solo della loro piena legittimità ma anche della loro compatibilità con il contesto politico, economico e sociale in cui si calano. Al fine di dare voce agli italiani perbene e di buona volontà che sceglieranno di non andare a votare perché convinti della bontà delle leggi approvate dalla maggioranza dei parlamentari che rappresentano il popolo italiano e da lei stesso promulgate, diamo vita a un «Comitato per il non voto al referendum del 12 e 13 giugno ». Mi auguro che lei vorrà riceverci al Quirinale per evidenziare in modo inequivocabile che siamo cittadini di pari dignità e che operiamo nel pieno rispetto della nostra Costituzione e delle nostre leggi. È estremamente importante che a pochi giorni dal voto lei, quale Presidente super partes di tutti gli italiani, dica chiaramente che non andare a votare i referendum è una facoltà di qualunque cittadino italiano, il quale, se la esercita, non incorre in alcuna sanzione ed esprime una posizione di «non voto » che presuppone delle scelte e ha dei risvolti sostanziali che chiunque è chiamato a rispettare e che non valgono meno di chi, altrettanto legittimamente, si comporta diversamente. Caro Presidente, nell’attesa di leggere una sua pubblica dichiarazione legittimante la facoltà dei cittadini di non votare per il referendum e nella speranza che lei vorrà incontrare il «Comitato per il non voto», la ringrazio anticipatamente per un’iniziativa che smorzerà gli eccessi ideologici e farà venir meno la strumentalizzazione politica di chi concepisce il referendum come una sorta di colpo di grazia per porre fine al governo che ha voluto le leggi che si vorrebbero abrogare.
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COMMENTI

156 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#156 ilbarzo (502) - lettore
il 21.06.11 alle ore 19:05 scrive:
E' andata a finire come prevedevo!!!Il Presidente Napolitano,ha fatto finta di nulla,in merito alle precisazioni richiestegli da Magdi Cristiano Allam.
#155 Abraracourcix (347) - lettore
il 14.06.11 alle ore 11:59 scrive:
Gentile Sig. Allam, l'articolo 75 non pone un referendum su un piano diverso da tutte le altre elezioni, ma dice semplicemente chi sono gli elettori alle tornate referendarie (perché tra aventi diritto al voto per la Camera e per il Senato c'è una differenza). L'art. 48 invece pone la partecipazione al voto come "dovere civico", che è leggermente diverso da obbligo tassativo. L'astensione va da sé che sia una possibilità, però deve essere un'iniziativa personale. Quindi mi domando che cosa abbia travisato il Pres. Napolitano.
#154 lamantide71 (4) - lettore
il 11.06.11 alle ore 11:36 scrive:
Personalmente ritengo che SE NON ESISTESSE IL QUORUM, anche non andare a votare sarebbe un diritto. Purtroppo in un paese democratico ci troviamo in un paradosso: Per fare una legge sbagliata bastano pochi politici (anche corrotti o comprati), per cancerla servono 25 milioni di italiani che vanno a votare. Questo è un regime antidemocratico. Eliminiamo il Quorum, e poi chi non vuole esercitare il suo DIRITTO-DOVERE di dire SI O NO, è libero di farlo. cordialmente. andrea la mantia
#153 onurb (1229) - lettore
il 10.06.11 alle ore 16:43 scrive:
151 watan. I miei doveri civici li conosco molto bene e non ho bisogno di quelli come lei che si ergono sulla cattedra per dare lezioni agli altri. Mi comporterò come meglio credo, ovviamente, che le piaccia o no.
#152 Tina Ferrari (138) - lettore
il 10.06.11 alle ore 16:19 scrive:
A Napolitano, non solo bisogna ricordare che astenersi e' un diritto, bisognerebbe anche ricordargli molte altre "interferenze" nelle azioni del Governo. Altro che presidente di tutti gli italiani !!! mio no di certo! x esempio. Ma la scuola e' la stessa, come uomo di sx lui si ritiene "migliore" di tutti. La colpa e' stata nostra, la sx non avrebbe mai messo alla presidenza della Repubblica un uomo di dx, e allora chi e' causa del suo mal, pianga se stesso. Speriamo serva da scuola !!
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