domenica 13 maggio 2007, 07:00
Lex radicale libertario si confessa: «Ero schiavo del sesso su Internet»
Fino ai 22 anni Vincenzo Punzi non sapeva nulla dellaltro sesso, «mai viste donne nude, neppure in fotografia, mai praticato lautoerotismo, ignoravo come si facesse lamore, ero assolutamente vergine». A 52, dopo aver avuto centinaia di partner, cominciò a navigare in Internet e nel breve volgere di poche settimane cadde prigioniero di un consumo compulsivo e assolutamente incontrollabile di pornografia, si ritrovò semiimpotente, riusciva a eccitarsi soltanto davanti allo schermo del computer con le immagini dei siti a luce rossa. A 59 comprese dessere malato, molto malato, «maccorsi che lerezione sopraggiungeva anche solo a guardare i nudi del Giorgione», e allora decise di aprire sul Web un gruppo di autoaiuto, al quale subito siscrissero internauti che per soddisfarsi ricorrevano persino alle modelle in costume da bagno del catalogo online Postalmarket.
A 63 anni Vincenzo Punzi è guarito e può dire dessere lunico uomo al mondo che ha avuto il coraggio di dichiararsi pornodipendente con nome e cognome, mettendo in piazza le sue miserie, mostrando la sua faccia. Dal fondo dellabisso ha cavato fuori un libro, Io, pornodipendente sedotto da Internet, «che ha venduto molto, però meno di quanto sperasse leditore Costa & Nolan, perché ho sbagliato titolo: pochi hanno il coraggio di andarlo a comprare in libreria, temono dessere scambiati per onanisti».
La vergogna. È il primo muro che devono superare i 250 disperati che ogni giorno raggiungono il romano Punzi al suo domicilio elettronico, www.noallapornodipendenza.it, tante storie di ordinaria devastazione psichica, fisica e morale, neanche una fotografia sarà mica un caso e quel messaggio di benvenuto che suona tremendo e fiducioso a un tempo: «Hai cercato qualche cosa, qualcuno che ti aiutasse a capire la cosa folle che avevi dentro di te. Alla fine sei arrivato nel nostro sito, che ora è anche il tuo. Il sito di noi pornodipendenti. Finalmente ora sai che non sei solo, non sei lunico, mentecatto, ipersegaiolo sulla faccia di questa terra. Che sarebbe così bella e che invece è insozzata e umiliata da questa marea di merdosa pornografia. Oggi è il primo giorno del tuo ritorno alla vita!».
E dire che questuomo colto e perbene, laureato in economia e commercio, che ha appena organizzato per il ministero degli Esteri la trionfale tournée del violinista Uto Ughi a Tirana e Ankara, è stato un libertario, uno di quelli per i quali tutto è lecito, dal sesso alla droga, a condizione che non leda i diritti altrui, «un profondissimo radicale, ho anche lavorato a lungo per il partito, in via di Torre Argentina dividevo la stanza con Marco Pannella». E primancora era stato un sessantottino, animatore della comune di via della Stelletta, «eravamo in 7-8 fissi, la sera ne arrivavano a dormire altri 15, le coppie si formavano e si disfacevano, mettevamo tutti i nostri soldi nella stessa cassa, poi cera sempre quello che se li fregava, e io un giorno decisi che dovevamo mangiare accovacciati per terra».
Ci sarà un motivo se luomo inventò la sedia.
«Dovevamo rompere con tutto e con tutti. Eravamo sempre fumati di hashish, molti si facevano di eroina e di Lsd. Io no, solo qualche canna, ma senza alcun effetto, a parte le grandi vomitate».
Ma lei con chi voleva rompere?