L’inchiesta Why not? Un fiasco da 9 milioni firmato De Magistris

La sentenza del gup demolisce i metodi dell’ex pm: "Ha cercato il clamore dei media senza avere prove"

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La madre di tutte le inchieste ha partorito un’inchiesta senza capo né coda, «un’affascinante rappresentazione di inquietanti realtà occulte di poteri superiori». É la celeberrima «Why Not», istruita dall’ex pm catanzerese Luigi De Magistris, oggi parlamentare Idv, immaginata per abbattere il malaffare calabrese costituito da una sorta di Spectre sovrastrutturale - per dirla con l’ex portavoce della Marcegaglia - collegata a politici corrotti, avidi imprenditori, servizi deviati, massoneria occulta, toghe colluse. Un flop investigativo che portò alle dimissioni dell’allora Guardasigilli Clemente Mastella, alla caduta del governo Prodi, allo scontro fra le procure di Salerno e Catanzaro, alla carriera politica della toga che non voleva fare politica. Un procedimento che stando alle 944 pagine di motivazioni della sentenza emessa dal gup Abigail Mellace ha cercato solo la pubblicità dei media puntando sempre più in alto senza perseguire, dal basso, quei reati addebitabili al consorzio Brutium e alla società Why Not che risultavano solari sin dalle primissime fasi delle indagini preliminari. Un fiasco, insomma, che è costato all’erario decine di milioni di euro (9 solo in consulenze) e che ha procurato danni gravi a oltre 150 persone indagate e sputtanate a mezzo stampa, alle 34 al dunque rinviate a giudizio, alle 26 assolte. Tanto rumore per nulla: 8 condanne, e basta.

IL CLAMORE DEI MEDIA  E LA VERITA’ TELEVISIVA
Leggiamole, dunque, le pagine che disintegrano l’operato di Luigi De Magistris. Per il gup Mellace l’inchiesta Why Not è figlia dell’enorme «risalto mediatico che il procedimento ha avuto soprattutto nella fase delle indagini preliminari e che ha portato alla ribalta nazionale i suoi principali protagonisti divenuti nel frattempo veri e propri personaggi pubblici televisivi di grande notorietà». Ciò ha condotto, inevitabilmente, «a una distorta e infedele rappresentazione dall’esterno delle reali e obiettive risultanze delle fonti di prova». Un clamore che ha offuscato le finalità di un’inchiesta giustamente «salutata come la prima condanna di un sistema politico che mirava alla realizzazione dei propri interessi» collegati all’accaparramento illecito di fondi regionali. L’obiettivo iniziale, insiste il gup, «nel corso delle indagini è stato abilmente seppellito da chi aveva interesse a farlo, sotto una miriade di dichiarazioni, propalazioni, coraggiose rivelazioni volte a rappresentare la molto più avvincente, inquietante “televisiva” realtà di associazioni segrete, logge deviate, congiure di palazzo, accordi clandestini che dapprima operavano occultamente per monopolizzare la gestione degli appalti e delle risorse e che poi, a indagine avviata, tramavano per distruggere ed annientare da un punto di vista economico e di credibilità chi aveva avuto invece il coraggio di denunciare la realtà del malaffare».

LA SPECTRE SOVRASTRUTTURALE
L’ipotesi investigativa, tirate le somme, «non ha trovato alcun conforto probatorio essendo stato sconfessata già nella fase delle indagini preliminari» ed anzi «ha impedito di analizzare con la necessaria obiettività i vari e inconfutabili elementi di prova che emergevano sin da subito» nei confronti degli appalti e dei progetti concessi a Brutium e Why Not «in palese violazione di legge». Il panorama della Spectre transnazionale immaginato dall’ex pm «dopo anni di lunghe e costose indagini» non ha trovato «alcun conforto probatorio essendo stato sconfessato già nella fase preliminare».

DUE SUPERTESTIMONI «INCREDIBILI» E INATTENDIBILI
E che dire, poi, del testimone Giuseppe Tursi Prato i cui racconti appaiono «incredibili», «inconsistenti», finalizzati «a ottenere un beneficio personale», indirizzati a colpire alcuni magistrati che avevano redatto la sua condanna. E di Caterina Merante, supertestimone e architrave dell’inchiesta Why Not, indagata al contempo dalla procura di Paola?

PSICOFARMACI AI DIPENDENTI E L’ASSE COL MARESCIALLO
Il gup ha trasmesso gli atti alla procura generale per il mendacio e per l’«incredibile rapporto personale e confidenziale» col maresciallo che le è stato sempre vicino. «Un rapporto che ha inciso pesantemente sulla modalità di conduzione delle prime indagini, inquinando in modo irreversibile la genuinità di importanti risultanze investigative, rendendole radicalmente inutilizzabili». La signora voleva passare per debole «e soggiogata», quand’invece al telefono (intercettato) «coltivava una serie di rapporti con tutti quei soggetti che potevano, anche inconsapevolmente, coadiuvarla nel suo progetto».

VERBALI SCOMPARSI MAI REDATTI O MODIFICATI
Soggetti come il sottufficiale dell’Arma che per «gli atti più delicati» si affidava completamente a lei «attenendosi in primo luogo agli ordini della testimone e cercando, a tutti i costi, di trovare elementi di conferma della credibilità del suo narrato (...)». Di più. «La informava pedissequamente sugli sviluppi delle indagini», e la stessa «indicava al maresciallo i nominativi e gli indirizzi dei soggetti nei cui confronti dovevano essere dirette le investigazioni». In un caso un verbale della Merante non risulta mai redatto. In un altro «è stato completamente modificato, con l’aggiunta di fatti, dichiarazioni, precisazioni che spesso modificano completamente il significato delle prime dichiarazioni». Concludendo: «L’intero castello accusatorio della Merante è crollato in toto», ed è crollato anche il riferimento alla suggestiva loggia segreta di San Marina piena di «fratelli» politici. «Le dichiarazioni della Merante sono state ritenute inattendibili, non solo in quanto intrinsecamente incredibili, ma perché smentite dagli esiti delle attività investigative di riscontro compiute dagli inquirenti». Come quelle che attribuivano al feroce Saladino, al secolo Antonio Saldino, superiore gerarchico della Merante in Why Not, considerato da De Magistris il vero dominus dell’inchiesta, il ruolo di procacciatore di psicofarmaci da somministrare ai dipendenti. I quali, presi a verbale, hanno ovviamente smentito.

LE INTERCETTAZIONI INUTILI PER IL REATO «ASSOCIATIVO»
Come se non bastasse anche la contestazione del reato associativo cavalcata da De Magistris, basata su migliaia di intercettazioni telefoniche, è miseramente crollata: «Le risultanze captative - chiosa il gip - non forniscono alcuna prova dell’esistenza del sodalizio descritto al capo uno (riferito, appunto, all’associazione per delinquere, ndr) non ricavandosi dai colloqui intercettati la dimostrazione degli elementi costitutivi oggettivi di una qualsivoglia associazione dotata dei requisiti minimi strutturali previsti dall’articolo 416 bis». Se è vero che Saladino aveva rapporti coi politici che gli chiedevano posti di lavoro, è anche vero che ognuno di loro sollecitava assunzioni a titolo personale, senza dare nulla in cambio e soprattutto senza far parte del medesimo gruppo di potere ipotizzato e perseguito dal pm Luigi De Magistris.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it

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COMMENTI

37 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8   pagine dal più vecchio | dal più recente
#37 Michele_1960 (17) - lettore
il 21.10.10 alle ore 11:30 scrive:
Peccato .... inizialmente mi piaceva come magistrato, credevo fosse onesto, contro i finanziamenti pubblici gestiti da odiose società miste ( PD , AN con Bocchino , FI, UDC, UDEUR ect... ) che a mio avviso andrebbero vietate dai partiti. Grande delusione fù per me, la sua adesione politica al fianco di coloro che , a parole, combatteva. A dimostrazione, adesso che è parlamentare europeo non ha più denunce da fare sui finanziamenti europei.....
#36 brunog (798) - lettore
il 21.10.10 alle ore 6:19 scrive:
Se questo ha la laurea un motivo in piu' di per riformare l'universita' e la magistratura, di danni ne hanno fatto anche troppi. Io vorrei che il presidente della magistratura intervenga e dia una spiegazione di tanto spreco, dopotutto i soldi del contribuente meritano un po' di considerazione. Se e' stato sconfessato da altri giudici questo prova l'incompetenza di De Magistris.
#35 Riccardo Montemezzo (181) - lettore
il 21.10.10 alle ore 6:06 scrive:
A mio modesto avviso, non è tanto deprecabile che individui, chiamati magistrati ( dal latino magister, maestro ), i quali sono maestri solamente nello sfruttamento della loro posizione privilegiata esclusivamente a proprio vantagio, come, per esempio, De Magistris o Di Pietro, non siano mai chiamati a rispondere delle loro azioni subdole e dannose per gli interessi della collettività, ma è intollerabile che individui simili, i quali squalificano anche la moltitudine di magistrati seri, preparati, scrupolosi, meritevoli della massima stima e considerazione, siedano in Parlamento e si atteggino a censori e detrattori di chiunque non pendi dalla loro parte, al fine di incrementare il loro interesse personale. Tutto ciò oramai è ampiamente abusato: chi non ricorda il PM di Palermo Caselli ed il famoso ed annoso caso Andreotti, classica bolla di sapone, con esito: carosello di milioni di lire bruciati, posti a carico dello Stato e promozione a Caselli con trasferimento a Torino.
#34 MARCO RE (14) - lettore
il 21.10.10 alle ore 0:40 scrive:
Sono convinto che il valore dei beni immobili che un siffatto ex magistrato, certo "piacione", ma anche molto scaltro, ha accumulato negli ultimi tempi sia vicino, se non pari, ai 9 mln. di euro. Quindi, al pari dei sequestri di beni immobili fatti alla malavita organizzata, si potrebbe procedere allo stesso modo. Sono però altrettanto convito che se anche ci fosse la possibilità di procedere al sequestro per rifondere gli italiani di tanto denaro buttato al vento, nessun bene verrebbe trovato di proprietà della persona in questione, troppo furbo per farsi "fregare" nel portafoglio. M'attendo che alla sua prossima partecipazione alla trasmissione del giovedì sera qualcuno gli contesti quanto deciso dal gup Abigail Mellace. King49
#33 decisamente (2524) - lettore
il 21.10.10 alle ore 0:18 scrive:
Dr. Chiocci, finalmente ha centrato un reale fallimento giudiziale, nonostante i costi a carico dei lavoratori italiani. Il Magistrato, ha fatto la classica trasformazione, nella nostra sociatà melmosa, dal danno causato alla Giustizia Italiana, ha ricevuto un premio, oggi "è" un rappresentante politico(IDV), nel Parlamento "Europeo"..........
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