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lunedì 25 febbraio 2008, 12:02

L’incontro fra il Papa e l’Elefantino devoto

In una parrocchia di un popolare quartiere di Roma il primo incontro tra il giornalista e il Pontefice uniti nella battaglia in difesa della vita, contro l'aborto. La "conversione" di Giuliano esplode con l'attacco ai prof laicisti della Sapienza che censurarono Benedetto XVI

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E finalmente in una tiepida domenica mattina di febbraio si sono incontrati. Un semplice parrocchiano un po' speciale del Testaccio, il quartiere un tempo popolare e poi simbolo della Swinging Rome rutelliana, e il vescovo della città venuto in visita alla parrocchia di Santa Maria Liberatrice. La foto presa al volo dall'Ansa è bella e reticente, come tutte le foto rubate alla cronaca. Il corpaccione esuberante nel cappotto cammello del giornalista laico - anzi ex comunista - e oggi combattente contro l'aborto; e il corpo esile e diafano, bianco come la papalina e la zazzera del gran professore tedesco, il Papa teologo. Alla fine del lungo percorso attraverso il mondo della politica e quello delle idee, dalla noia per l'ideologia alla scoperta della teologia, Giuliano Ferrara è arrivato sotto casa, nella «sua» parrocchia, dove ieri ha incontrato Benedetto XVI, gli ha baciato con rispetto la mano, è brillato un sorriso, si sono scambiati qualche rapida parola. La foto è reticente. Non per le parole che resteranno private, ma perché non dice nulla del lampo degli occhi, che senza dubbio ci dev'essere stato. E chi come me ha consuetudine con il mio direttore, sa che sono lampi eloquenti, spesso felicemente bambini.
Un lungo rapporto a distanza, quello tra il direttore del Foglio che da tempo ha preso il vezzo di definirsi «ateo devoto», mandando fuori di testa tutti quelli che non sanno se prenderlo sul serio, e in brodo di giuggiole gli amici che sanno che è divinamente serio, assolutamente ironico. E il «professor Ratzinger», come Ferrara lo chiama spesso. Anche se la dietrologia italiana immagina sempre rapporti sotterranei e chissà quali segreti d'Oltretevere, ieri era la prima volta che i due si trovavano vis à vis. Un lungo avvicinamento, e credo non spiacerebbe ai due se si rubassero a Goethe le sue «affinità elettive».
Quando Joseph Ratzinger si presentò sulla Gran Loggia di San Pietro, il pomeriggio del 19 aprile 2005, i testimoni oculari - io non c'ero, sto a Milano - raccontano di un gran balzo di Giuliano sulla poltrona, e del suo urlo liberatorio «Josephum», con cui faceva eco in tutta la redazione al nome latino appena pronunciato dal cardinale camerlengo. Il trionfo di una scommessa vinta, di un'anticipazione azzeccata. Quella mattina, il Foglio era uscito a tutta prima pagina con il titolo «La formidabile lezione del professor Ratzinger» e aveva sbattuto in faccia ai dubbiosi il testo integrale dell'omelia che Ratzinger aveva tenuto prima dell'inizio del Conclave. E che era già un programma di pontificato. Ma un orecchio più fine avrebbe forse avvertito che i gemiti della poltrona del direttore avevano un tono diverso da quelli provocati da Ferrara per un'altra notizia, anche quella pubblicata a tutta prima pagina con un giorno d'anticipo, la rielezione di Bush alla Casa Bianca. Quello era il legittimo orgoglio di una scommessa giornalistica stravinta. Invece il tripudio di quel pomeriggio d'aprile, quello che fece decidere in un istante, come capita sempre al Foglio, di uscire il giorno dopo con la testata modificata in «Il Soglio», con una squillante «S» rossa, era la gioia di un nuovo inizio: quasi l'intuizione di un «adesso cominciamo a divertirci», adesso avremo qualcosa di cui scrivere ogni giorno.
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7 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#7 FrancoM (276) - lettore
il 25.02.08 alle ore 17:02 scrive:
Bello il servizio completo di giulianone che saluta il Papa: una foto fa vedere una perfida mano che lo spinge affettuosa e lui che, in un'altra foto, gli da la mano guardandolo con gli occhi a punta di spillo. Ho guardato con divertimento questo giovanotto di Papa che gioca a fare il gatto con un topo, ateo devoto, anzi con un novello Roddy St. James.
#6 Romano Deledda (4) - lettore
il 25.02.08 alle ore 15:59 scrive:
Un Giuliano stupefatto sulla via di Damasco, a quando la santificazione
#5 Maria Antonietta (352) - lettore
il 25.02.08 alle ore 15:16 scrive:
Sì, Giuliano Ferrara costringe alla riflessione, smonta l'ideologia semplicistica e rozza, svetta sempre tre metri sopra il proprio interlocutore o la sciocca intervistatrice di turno ( che figura la Daria delle Invasioni!!! Ridotta a polpetta ). Quanto è stata pesantemente condizionata la nostra capacità di giudizio, quanto sono obnubilate le coscienze! A volte la verità è così evidente che solo chi non vuole vedere non vede.
#4 galloway (7) - lettore
il 25.02.08 alle ore 12:37 scrive:
Quando si scende in campo con tutta la forza delle proprie idee bisogna essere pronti a fronteggiare anche le possibili "invasioni barbariche" della stupidità militante. E Ferrara questo l'ha messo in conto. Per questa ragione avrà il mio voto.
#3 franco.biolcati (225) - lettore
il 25.02.08 alle ore 12:01 scrive:
Articolo vero, profondo: da meditare. Che papa Ratzinger fosse una persona intelligente lo si sapeva così pure Ferrara, sempre da me apprezzato. Però una volta non l'ho capito: quando si è misurato con quella shampista di Invasioni Barbariche. Ha svettato con la sua logica stringente su tutti gli argomenti. Ma perchè si è sottomesso a rispondere a quelle volgari domande? Si meritava ben altro interlocutore!
7 commenti su  1  2   pagine
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