L’INTERVISTA PADRE GHEDDO

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Padre Gheddo, presidente del Pontificio istituto missioni estere. Altri aiuti all'Africa.
«Si continua a dire che l'Occidente è colpevole della fame nel mondo e che quindi deve rimediare aiutandolo, ma così si dimenticano le radici del problema e si finisce col fare cose inutili».
Quindi?
«Dico che la radice del problema sta nel ritardo storico dell'Africa rispetto all'Occidente. I popoli africani in un secolo e mezzo non hanno ancora avuto il tempo e la possibilità di evolversi per entrare nel mondo moderno».
Però negli ultimi decenni i governi africani sono stati sommersi di dollari.
«Siccome non hanno stabilità politiche e sono divise tra etnie, gli aiuti economici mandati ai governi dell'Africa producono poco o nulla. E quando producono qualcosa lo fanno in modo sbagliato».
Sbagliato perch´?
«Ma basta visitare l'Africa nelle campagne come ho fatto io. Ho trovato un sacco di cose che non servono a nulla. Faccio un esempio, nella Guinea-Bissau l'Italia ha fatto un mulino per il riso colossale, grandioso, e due villaggi turistici bellissimi, uno sulla costa e una sulla costa. Ebbene, sia il mulino sia i due centri turistici non hanno minimamente funzionato».
Cattedrali nel deserto.
«La gente del posto non erano preparate, mancavano le infrastrutture, le strade, la stabilità politica, un sacco di cose. E l'Africa è piena di cose del genere, ne ho viste tantissime. Lo sbaglio dei grandi del mondo e nostro, siamo noi».
Cioè?
«Di non capire che lo sviluppo viene dall'interno di un popolo, dalla sua educazione, maturazione culturale e storica».
Lei da sacerdote direbbe: basta aiuti?
«No questo no. Ma invece di mandare solo soldi mandate chi realizza qualcosa. La cosa principale per l'Africa è la scuola, insegnare le tecniche per produrre più grano e riso. Sa da dove vengo io?».
Dica.
«Da Vercelli. Noi a Vercelli produciamo 80 quintali di riso all'ettaro. Nell'agricoltura tradizionale africana, quella della maggioranza, se ne producono 5 all'ettaro. L'abisso tra 80 e 5 quintali è l'abisso tra ricchi e poveri. Quando i no global dicono il 20% del mondo possiede l'80 per cento delle ricchezze del pianeta dice una falsità. Non è vero che le possiede, le produce».
Che ne pensa delle rockstar che fanno i paladini del Terzo mondo?
«Mah, povera gente li giudico bene, hanno un'intenzione buona, vorrebbero fare qualcosa. Però non essendo coscienze illuminate pensano che mandando grandi capitali l'Africa si sviluppa. No, no! Se non sono impegnate nell'istruzione e nella formazione».
Aiuti inutili, o dannosi?
«Un fattore molto negativo che introducono è quello di attirare la popolazione nelle città, dove arrivano gli aiuti internazionali, spopolando le campagne e abbandonando quindi l'agricoltura. Ma se un paese non produce abbastanza per mantenere il cibo base per la popolazione, è finita».

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COMMENTI

1 commenti
#1 leno lazzari (160) - lettore
il 10.07.09 alle ore 17:27 scrive:
Gli stati che vogliano aiutare le popolazioni affamate finanzino i progetti della Chiesa. Nello specifico, quei processi formativi come ne mandano avanti da tanti anni i Salesiani e che servono egregiamente ad affrancare quelle popolazioni dal circuito fame-ignoranza-aiuti-fame.....rendendole in grado di provvedere per se stesse. Si tratta di scuole che insegnano a lavorare sul "posto" coi mezzi da esso offerti e con le materie prime locali. Ecco l'esempio vincente! Ecco da dove uscivano, gia' trent'anni fa, tanti diplomati che per colpa di un paese potenzialmente ricco ma mal governato, venivano da noi a fare i lavori piu' umili. E' ora di finirla con gli aiuti in danaro che finiscono, regolarmente, in larga parte nelle casse di governi corrotti senza arrivare ai poveracci. E cosi' temo, gli aiuti in alimentari vari che vengono spesso usati localmente dai governi come "aiuti" a chi fa comodo a loro. Leno
Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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