martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
mercoledì 04 novembre 2009, 07:00

L’inutile Europa ci toglie pure il crocifisso

La Corte di Strasburgo vieta l’esposizione a scuola. Una sentenza assurda. La storia dell’Italia, la sua arte e la sua bellezza sono tutt’uno col cristianesimo. Bruxelles deve rendersi conto che ogni popolo è un’eccezione

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Le religioni non sono monete. Fare l’unificazione europea a tavolino, cominciando astutamente dall’economia e dalla moneta, ha permesso finora di tenere basso lo scontro con ciò che veramente crea i popoli ed è creato dai popoli: i loro sentimenti, le loro fedi, il loro spirito, il loro passato, la loro storia, le loro tradizioni, i loro valori, i significati che i popoli assegnano al loro «essere se stessi». Le religioni praticamente sono il contenitore di tutto questo, lo rispecchiano nel momento stesso in cui lo plasmano. Noi possiamo cercare di spiegare in termini teologici le differenze fra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, oppure fra quella ortodossa e le varie chiese riformate, ma che non sia stata la teologia a crearle si vede a occhio nudo: il rituale ortodosso con la solennità dei suoi gesti, con il calore dei suoi canti, con l’intensa calma passione delle sue icone, è frutto dell’anima russa, di nient’altro che del popolo russo. Nessun inglese, nessuno svedese avrebbe mai potuto produrlo.
I politici che hanno progettato l’Unione europea hanno affermato che ci univamo perché eravamo uguali; ma nelle religioni non si è, non si può essere uguali, perché appunto, come le lingue, esse si differenziano in funzione della diversità dei popoli. Adesso, dunque, è giunto per l’Ue il momento più difficile: vivere l’unione senza isterilirci, senza morire. Questo significa per prima cosa salvaguardare i segni visibili dell’appartenenza religiosa. In Italia l’architettura, le rappresentazioni pittoriche, i crocifissi, le innumerevoli Madonne, fanno parte della storia, dell’arte, delle tradizioni di un paese che si è talmente alimentato, lungo lo scorrere dei secoli, della bellezza del Vangelo che sarebbe impossibile immaginare un S. Francesco senza il dolce paesaggio dell’Umbria, un S. Benedetto senza l’ordinata gravità del lavoro romano, un Raffaello senza l’innamorata contemplazione della Vergine Maria. Oggi si vogliono togliere i crocifissi dalle aule nelle scuole pubbliche; per proteggere, come si afferma, la libertà degli studenti. Ma anche le migliaia di edicole della Madonna, che proteggono i viandanti agli incroci delle strade, sono «pubbliche»; presto qualcuno, giustamente, vorrà che vengano eliminate. Guardiamo bene in faccia il prossimo futuro: se nell’Ue per essere liberi bisogna che in pubblico vengano cancellati tutti i segni che indicano un’appartenenza, questo significa che nessun popolo sarà più un popolo, salvo che si ritenga che possa farci sentire «Popolo» l’esposizione nelle scuole e agli angoli delle strade della faccia di Barroso. Il «privato» non crea un popolo, ed è questo che succederà: tutte le differenze saranno costrette a vivere, o a sopravvivere, nell’ambito del privato e l’Europa sarà debolissima perché saranno a poco a poco cancellati, anche nella memoria, i tratti distintivi che legano fra loro i popoli che la compongono.
Toccare le abitudini religiose significa toccare l’anima dei popoli. Cosa pericolosissima, anche là dove sembra, come in Europa, che le fedi siano ormai sbiadite, la partecipazione ai precetti in declino. Questo è un punto di cui i governanti, anche quelli ecclesiastici che hanno aderito alla realizzazione dell’Unione europea, non hanno tenuto conto: la scarsa aderenza visibile ai dettami delle Chiese, soprattutto nell’area occidentale, non significa l’abbandono, ma piuttosto, insieme allo sviluppo sempre maggiore del pensiero critico, un bisogno religioso anch’esso critico, profondo, difficile da esprimere, ma esigentissimo, «vero», che finora la chiesa cattolica non ha saputo esaudire. Ma, proprio perché i cristiani oggi conoscono meglio il significato di una religione, la loro ribellione scatterà di fronte alla pretesa dei governanti di togliere i crocifissi dalle scuole più che a un’imposizione di uguaglianza di carattere dottrinale. Perché questo, in Europa, tutti lo sappiamo bene; sono stati i nostri più grandi pensatori a insegnarcelo, da Platone a Cartesio a Leopardi: «Essere, è essere diverso».
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109 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#109 ellai (20) - lettore
il 05.12.09 alle ore 19:54 scrive:
Che Corte Europea zotica e indisponente. Ma tutti i secoli di cultura europea ci portano a questo??? Dovremmo vergognarci. Quando ci saremo spogliati della nostra millenaria cultura e tradizione allora saremo davvero tutti uguali come bottiglie vuote, e nessuno potra' imparare qualcosa dall'altro. Non vedo perche' uno straniero non debba avere il DIRITTO di vivere i nostri riti e le nostre feste nelle nostre scuole, lo vogliamo escludere? Qui non si tratta di proteggere le minoranze, ma di ESCLUDERLE!!! Io se vivessi in un paese di cultura e religione diversa farei di tutto per capirli, viverli, conoscerne usi, costumi e religione, vorrei portarmi via un nuovo bagaglio culturale, se mi oscurassero i loro simboli mi offenderei, avrei l'impressione che mi escludono!! Ma quanto ci stiamo rimbambendo!!!! Anche la laicita' sa essere malata e contorta e soprattutto limitata e povera di soluzioni. VERGOGNA!!!
#108 reconditearmonie (118) - lettore
il 05.11.09 alle ore 20:58 scrive:
Vedo che nessuno accoglie la mia provocazione. A conferma che l'identità rappresenta una realtà dinamica, non una caratteristica data per sempre, basti pensare alla diversità tra il modo di vivere la fede cristiana tra medio evo e l'ottocento. Una identità immutabile, ammesso che possa esistere, sarebbe caratteristica degli sciocchi che vivono fuori dalla storia. Sciocco è forse pure usare il termine identità religiosa tra gli Italiani, al di là di un indubbio mimimo comun denominatore. Nemmeno a farlo apposta la difesa dell'identità la fanno due donne, la scrivente del presente articolo e la Fallaci, a conferma del dato biologico della indubbia affezione al focolare dell'altra metà del cielo. Forse le parole più pertinenti le ha scritto massimo cacciari dicendo che andrebbe tolto il crocefisso dalle scuole semplicemente perché non lo meritiamo, perché ormai non lo capiamo più.
#107 voce nel deserto (5845) - lettore
il 05.11.09 alle ore 17:16 scrive:
La vergogna del crocifisso negato,come fa intuire Mantovano,passa dal partito cosiddetto democratico.Nella corte Europea dei diritti dell'uomo che ha emesso l'orribile sentenza, siederebbe un loro compagno,gia responsabile dell'Ufficio Legislativo l Ministero di Grazia e giustizia,cooptato dal ministro Giovanni Maria Flick. Pensate forse che il giudice Vladimiro Zagrebelsky,italiano di origine ru abbia difeso la civiltà del crocifisso o abbia cercato di affossarla in quel consesso? Ogni nequizia passa attraverso il partito della Bindi e di Bersani,sorretto dalla recente sentenza ella Cassazione che amplia la nozione giuridica di famiglia fino ricomprendervi le unioni omosessuali. Ogni nequizia passa di là. Non passa invece l'antidoto offerto da Dio al consorzio umano che segna il punto più alto della sua civiltà,quel crocefisso che è il simbolo di una alleanza nuova fra il cielo e la terra,della sofferenza incolpevole subita per amore,per la salvezza dell'uomo,di tutti gli uomini.
#106 maria pasionaria (140) - lettore
il 05.11.09 alle ore 12:32 scrive:
Proposta: Rimettiamo il crocifisso e togliamo l'8x1000. E rimettiamo anche l'ici agli edifici di proprietà della chiesa
#105 giudesi (16) - lettore
il 05.11.09 alle ore 0:18 scrive:
Alla fine ci faranno togliere il crocefisso dalle aule scolastiche. Allora noi appenderemo una delle tante opere d'arte degli artisti italiani, ad esempio la Crocifissione di Giotto, o di Raffaello, o di Masaccio. C'è limbarazzo della scelta. Non potranno impedirci di istruire i nostri allievi!
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