I governatori di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, chiamati da Mario Monti domenica a partecipare al confronto sulla manovra con i presidenti di Regione e le parti sociali, hanno risposto picche. Urlando. «Una provocazione e uno sgarbo istituzionale - ha alzato i decibel Roberto Cota - Avevamo chiesto da giorni una convocazione che non è mai arrivata. Abbiamo dato piena disponibilità anche per domenica, tranne poche ore per il parlamento della Padania. L'incontro con il governo è stato fissato per caso, evidentemente non a caso secondo noi, proprio durante questa iniziativa». Se Cota manderà il suo assessore al Bilancio, Giovanna Quaglia, Luca Zaia ha definito inutile l'incontro col premier: «A Roma arriveranno pullman di rappresentanti di istituzioni e categorie e saranno ascoltati in batteria dagli esponenti di governo: dentro uno, fuori l'altro. Una perdita di tempo. Se invece ci dicessero: ragazzi, rimbocchiamoci le maniche e decidiamo insieme che cosa è meglio fare, saremmo pronti a fare la nostra parte». Tanto più che sul merito è chiusura totale. Cota lamenta che «toccare le pensioni ora è profondamente sbagliato, vogliono solo fare cassa»; Zaia vede una «manovra di pura ragioneria, che taglia solo a chi non ha». Si torna su al Nord, allora, dai «problemi del territorio», e infatti i governatori annunciano bagarre su trasporti e sanità nelle prossime settimane. E si torna al passato. Domani, terranno banco le tesi sulle macro-regioni e sull'indipendenza della Padania di Gianfranco Miglio. L'obiettivo, spiegano i dirigenti leghisti, è «rinsaldare il rapporto con la base, rimettendo a fuoco il progetto politico» dopo l'esperienza di governo, già derubricata a «sbandamento».
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