Lo scandalo della giustizia dura con chi si difende, debole con i violenti

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Si dirà, nel tentativo di sopire le polemiche, che l’orefice Massimo Mastrolorenzi era psicologicamente instabile e che a quella sua mente turbata dev’essere addebitato il gesto estremo con cui s’è tolta la vita. Ma sarebbe troppo semplice e anche troppo comodo passare così all’archivio una tragedia che invece ci scuote e ci angoscia. Voglio scrivere con pacatezza, perché l’argomento l’impone

. Voglio inoltre evitare attacchi personali. Penso, molto semplicemente, che il gioielliere sia stato vittima della giustizia. La decisione ultima del pm Erminio Amelio - che a Massimo Mastrolorenzi imputava addirittura l’omicidio volontario per aver ucciso due rapinatori che erano entrati nel suo negozio, l’avevano picchiato, l’avevano legato - è stata a mio avviso insensata. Contrastante cioè con il giudizio che una schiacciante maggioranza di cittadini, inclusi autorevoli Soloni del diritto, avrebbe dato valutando questo stesso fatto. Si eviti pure d’associarsi a chi al gioielliere avrebbe dato una medaglia, per il coraggio con cui s’è liberato dei legacci che lo imprigionavano ed ha reagito ad una violenza criminale. Si ammetta pure che il gioielliere, preso da una comprensibile furia, abbia sparato ai delinquenti mentre fuggivano. Ma l’equipararlo a un volgare assassino è un affronto al semplice ragionare dell’uomo della strada (e delle donne non della strada).

Niente strumentalizzazioni, d’accordo. Riconosco che il magistrato ha diritto alle sue convinzioni, quando incrimina, così come il professore ha diritto alle sue convinzioni quando boccia, e che né l’uno né l’altro possono prevedere una reazione tragica. Tuttavia il «caso» Mastrolorenzi è sconvolgente. Risalgono al 2003 la rapina e l’uccisione dei rapinatori. L’11 marzo del 2005 il gup Giorgio Maria Rossi si espresse sulla posizione di Mastrolorenzi prosciogliendolo per legittima difesa. Annullata in Appello, per vizio di forma, questa sentenza, il gioielliere era stato nuovamente imputato per eccesso colposo di legittima difesa. Era stata proposta per lui una condanna a otto anni di reclusione, senza le attenuanti generiche che in Italia vengono elargite a delinquenti efferati e professionali. Poi, una settimana fa, il colpo di scena. Non più eccesso colposo di legittima difesa ma omicidio volontario. Un seguito di deliberazioni contraddittorie, e progressivamente più severe, in una escalation implacabile. Massimo Mastrolorenzi non è un soggetto equilibrato, anzi. Sono emerse le sue intemperanze e le sue violenze, l’ultima esercitata contro la compagna prima del suicidio. Ma anche un individuo dalla calma solida l’avrebbe di sicuro persa in un calvario giudiziario di sei anni (e ancora lontano dalla conclusione).

Concedo ai magistrati la possibilità d’essere di pareri discordanti. Ma in una vicenda che nelle sue linee essenziali è sempre stata chiarissima, come è potuto avvenire che in tre tappe diverse si siano avuti tre diversissimi responsi umani e tecnici? L’impressione, che mi piacerebbe tanto di veder smentita, è che vi sia una sorta di accanimento verso l’aggredito che, come usa dire banalmente, si fa giustizia da sé, e invece un’indulgenza bonaria per certi brutti ceffi. Che, se aggrediscono, picchiano, legano, impugnando una finta pistola anziché vere armi, diventano nelle ricostruzioni giudiziarie poveri agnellini braccati. Io la penso diversamente, e tantissimi come me, suppongo.

COMMENTI

43 commenti su 1  2  3  4  5  6   7  8  9   pagine dal più vecchio | dal più recente
#13 felix (48) - lettore
il 28.02.09 alle ore 14:49 scrive:
Desidero fare un commento sulla giustizia "dura con chi si difende, forte con i deboli"; io sono un debole! Da 24 anni attendo la definizione di una procedura giudiziaria. Da due anni attendo l'esito di un ricorso presentato alla corte d'appello competente "ex lege Pinto" (la decisone doveva secondo questa legge arrivare entro quattro mesi). Attendo! Attendo, non l'esito, favorevole o contrario, poco mi importa. Attendo solo la fine del mio percorso terreno; ho compiuto già 76 anni! Grazie Cervi per aver tentato di scoperchiare questa sorta di vaso di Pandora. PS:se, come spero, avrò una seconda opportunità terrena, sceglierò di fare ... un concorso in magistratura!
#12 ANTONINO MAROTTA (550) - lettore
il 28.02.09 alle ore 13:37 scrive:
La questione non è di metodo da di merito;se si è duri in certe situazioni e deboli in altro ,questo può dipendere dal singolo soggetto decidente ma, anche da altro. E'la legittimazione del giudice che viene posta in discussione tra mille contrasti non ultimi quelli della "casta". Se non vi è assunzione di responsabilità politica la giurisdizione finirà per essere un qualcosa che prescinde dalla società in cui opera decidendo sulla legittimità dei comportamenti. Legittimazione politica significa che il tutto viene posto in essere con il consenso che la carica deve avere. Oggi questo consenso è presunto, ma questa presunzione non trova più fondamento nella società. Si pone quindi all'ordine del giorno il problema della legittimazione del giudice, ma questo non lo si può di certo affrontare facendo scandalismo sulle decisioni,ma discutendo sull'attualità della figura, se questa , cioè, è un qualcosa che nasce dalla società,ovvero, come accade ora, viene da fuori;da una corporazione .
#11 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 28.02.09 alle ore 13:34 scrive:
Suppone bene. Mi associo.
#10 Antonio63 (4991) - lettore
il 28.02.09 alle ore 13:18 scrive:
Come puo' definirsi giustizia (sic che parolone) quella che dipende da quale magistrato la sorte ti assegna ? Personalmente continuo ad essere piu' che scettico sulla effettiva utilita' delle riforme di cui sento parlare in continuazione. Per essere piu' chiaro e' come se in una squadra di calcio che non riesce piu' a vincere, invece di cambiare completamente i giocatori si continuasse a cambiar modulo e tattica....per continuare a perdere. Capisco il dilemma di dove si potrebbero/dovrebbero dirottare cotanti personaggi, pero' rammento al Ministro Alfano quanti campi incolti abbiamo nella nostra penisola.....Male che vada farebbero qualcosa di socialmente utile e sopratutto meno danni! Regards
#9 silvialuigi (12) - lettore
il 28.02.09 alle ore 13:11 scrive:
Caro Cervi Se lo ricorda quel magistrato scoperto nel bagno di un cinema in atti inequivocabilmente osceni? Credo venne assolto o trattato con indulgenza in quanto "momentaneamente non in grado di intendere e di volere" Poi continuò nella sua professione recuperando anche gli arretrati non riscossi durante la sospensione dal servizio. Bene. Questi signori non hanno minimamente idea, di quale sconvolgimento mentale si verifichi anche solo trovando la casa devastata dai ladri. Mi vengono i brividi al pensiero di trovarmeli di fronte. Se sono lucido detesto i cacciatori, ma in quelle condizioni, non so cosa potrebbe inventare la mia mente sconvolta. La legge sulla legittima difesa è carente e lascia troppo spazio al magistrato. Un tentativo di rapina, finito male per il delinquente, non può trasformare la vita di un galantuomo in un inferno e in una rovina finanziaria per le spese . Per legge, la difesa dei propri cari o dei propri beni,non può essere eccessiva. Saluti Riccò
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